Anno II – Numero 34 – 28 gennaio 2021
Comitato scientifico editoriale: Giordano Beretta, Saverio Cinieri, Massimo Di Maio, Antonio Russo
Editore: Intermedia – Direttore Responsabile: Mauro Boldrini – Reg. Trib. di Brescia n.35/2001 del 2/7/2001

Documento AIOM CIPOMO COMU

VACCINAZIONE COVID-19 PER I PAZIENTI ONCOLOGICI

Ai pazienti con una diagnosi di tumore deve essere offerta la vaccinazione contro il COVID 19?

Allo stato attuale, ai pazienti oncologici deve essere offerta la vaccinazione SARS-CoV-2, purché non vi siano controindicazioni, analoghe a quelle per la popolazione generale (riferite e accertate specifiche allergie ai componenti del vaccino o controindicazioni di altra natura)*.
Le attuali raccomandazioni internazionali1 tuttavia non parlano di popolazione oncologica ma di pazienti immunocompromessi affermando: “Gli individui immunocompromessi possono ancora ricevere la vaccinazione SARS-CoV-2 se non hanno controindicazioni alla vaccinazione. Tuttavia, dovrebbero essere informati sulla mancanza di dati in questo momento sul profilo di sicurezza del vaccino e sulla sua efficacia nelle popolazioni immunocompromesse, nonché sul potenziale di risposte immunitarie ridotte e sulla necessità di continuare a seguire tutte le linee guida attuali per proteggersi dal COVID-19”2.
Peraltro, anche se i pazienti oncologici non sono stati inseriti negli studi che hanno dimostrato l’efficacia del vaccino, i possibili benefici derivanti dalla protezione contro il COVID 19 appaiono ragionevolmente superiori rispetto ai rischi, essendo questi ultimi associati a possibile minore efficacia piuttosto che a un ridotto profilo di sicurezza.
La vaccinazione non contrasta con una precedente infezione da COVID-19, anzi potenzia la sua memoria immunitaria, per cui non è utile alcun test prima della vaccinazione.

Alle persone in attuale trattamento attivo oncologico dovrebbe essere offerta la vaccinazione contro COVID-19?

Ai pazienti in trattamento attivo per la malattia oncologica deve essere offerta la vaccinazione SARS-CoV-2, in assenza di controindicazioni*. Quando possibile, la somministrazione del vaccino deve essere eseguita prima dell’inizio della terapia oncologica. Nei pazienti che hanno già iniziato la chemioterapia, i dati esistenti non indicano una tempistica specifica di somministrazione3. L’esperienza maturata nella somministrazione dei vaccini antinfluenzali e antipneumococcici in pazienti in trattamento oncologico attivo, quali chemioterapia, immunoterapia, terapia biologica4, radioterapia e trapianto di cellule staminali, suggerisce di vaccinare i pazienti in prossimità della somministrazione del trattamento oncologico, quando la conta leucocitaria è ottimale, evitando di vaccinare al nadir o in prossimità di esso. A tutti i pazienti che ricevono immunoterapia approvata o sperimentale come parte del loro regime di trattamento, come standard di cura o come parte di studi clinici e senza una controindicazione generale alla vaccinazione, dovrebbe essere offerta la vaccinazione5 **.

Ai pazienti lungo sopravviventi in follow up oncologico deve essere offerta la vaccinazione?

La risposta è SI, in assenza di controindicazioni*.

Esistono pazienti che NON devono essere vaccinati contro il COVID-19?

In base ai dati attuali, è preferibile non somministrare il vaccino solo a pazienti con controindicazioni a uno specifico componente del tipo di vaccino proposto* (analogamente alla popolazione generale)...continua a leggere



USA

DIMINUITI GLI SCREENING ANTICANCRO E LE DIAGNOSI DURANTE LA PANDEMIA

Durante la pandemia da Covid-19 si è verificata una diminuzione significativa del numero di pazienti sottoposti a test di screening per il cancro e del numero di diagnosi di lesioni cancerose e precancerose in un sistema sanitario negli Stati Uniti nord-orientali, il Massachusetts General Brigham. È quanto riferisce una lettera di ricerca pubblicata su JAMA Oncology. “L’assistenza al paziente oncologico può essere problematica nel periodo della pandemia”, afferma Ziad Bakouny, del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, prima firma del documento. Per meglio comprendere la situazione, gli esperti hanno studiato i dati relativi alle diagnosi di cancro e ai relativi esami di screening in un periodo di tre mesi durante il primo picco della pandemia, per poi confrontarli con due periodi di controllo precedenti e uno successivo. Un totale di 192.060 pazienti è stato sottoposto a screening durante i quattro periodi considerati. L’età media complessiva dei pazienti è stata di 59,6 anni, il 58,6% era di sesso femminile e l’80,1% era di origine bianca non ispanica. Complessivamente, 15.453 pazienti (con 1.985 diagnosi successive) sono stati sottoposti a un esame di screening, tomografia computerizzata a basso dosaggio, PAP-test, colonscopia, screening dell’antigene prostatico specifico o mammografia, durante il periodo di picco pandemico, rispetto a 51.944 pazienti (con 3.190 diagnosi) durante i tre mesi successivi, 64.269 pazienti (3.423 diagnosi) nei tre mesi precedenti alla pandemia e 60.344 pazienti (2.961 diagnosi) durante gli stessi tre mesi dell’anno precedente (2019). La diminuzione di tutti i test di screening è stata accompagnata da una riduzione delle diagnosi successive, e la percentuale di positività dei test di screening è apparsa maggiore durante il periodo di picco pandemico rispetto ai tre periodi di controllo per mammografie, screening dell’antigene prostatico specifico, colonscopie e PAP-test, ma non per scansioni di tomografia computerizzata…continua a leggere


TUMORE DEL COLON RETTOICMRAIL REPORT

“FORTI RITARDI NELLE CURE A CAUSA DEL COVID”

La pandemia di COVID-19 ha causato un arresto delle cure sanitarie e della loro somministrazione ai pazienti con tumore del tratto gastrointestinale (GI) durante i primi mesi del 2020, portando a ritardi nello screening, nella diagnosi e trattamento e un possibile incremento di morbilità e mortalità. Lo denuncia uno studio presentato al Simposio dell’ASCO (American Society of Clinical Oncology) dedicato ai tumori del tratto gastrointestinale. I pazienti con tumore del colon-retto (CRC) sono quelli più fortemente colpiti dai ritardi nelle cure. Uno studio retrospettivo di coorte ha comparato l’utilizzo di cure sanitarie ai pazienti con tumori del tratto GI durante e prima della pandemia di COVID-19: questi pazienti sono stati seguiti dal Servizio Sanitario alla University of Pennsylvania nelle prime 20 settimane del 2019 e del 2020. I partecipanti inclusi nelle coorti del 2019 e 2020 avevano background simili riguardo a sesso ed etnia. L’undicesima settimana del 2020 ha segnato l’inizio della pandemia. Analisi di “difference-in-difference”, aggiustate per gli effetti specifici per settimana e anno, hanno quantificato l’impatto di COVID-19 sulla distribuzionecontinua a leggere



ECDC


“SEQUENZIAMENTO PER MONITORARE LE VARIANTI DEL VIRUS”

A questo punto dell’epidemia è importante avere un quadro della distribuzione in Europa della cosiddetta variante inglese: per questo bisogna continuare con la sorveglianza nelle strutture ospedaliere e di comunità e sequenziare con priorità i casi emersi in aree dove circola la variante, o dove c’è stato un aumento improvviso dei casi, reinfezioni o fallimento delle terapie con anticorpi monoclonali. È questa l’indicazione che arriva dal Centro europeo per il controllo delle malattie (ECDC) ai laboratori dei Paesi europei. Per avere un quadro rappresentativo della distribuzione dei virus, sottolinea l’ECDC, “è cruciale continuare con la sorveglianza, anche con una raccolta mirata di campioni, per rilevare…continua a leggere



VACCINI: DALLE AGENZIE REGOLATORIE DEI FARMACI UN DOCUMENTO CON DOMANDE E RISPOSTE

L’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) ha approvato una dichiarazione congiunta pubblicata dalla Coalizione internazionale delle agenzie regolatorie dei farmaci (International Coalition of Medicines Regulatory Authorities, ICMRA) per informare e aiutare gli operatori sanitari a rispondere alle domande sulla valutazione, l’approvazione e il monitoraggio dei vaccini COVID-19 sicuri, efficaci e di alta qualità. “Gli operatori sanitari sono gli eroi di questa pandemia”, ha affermato Emer Cooke, presidente dell’ICMRA e direttore esecutivo dell’EMA. “Siamo consapevoli che molti cittadini desiderano maggiori informazioni sullo sviluppo, la revisione normativa e il monitoraggio della sicurezza dei vaccini COVID-19 e le chiederanno ai loro medici o infermieri”. L’ICMRA ha sviluppato questa dichiarazione per supportare gli operatori sanitari quando parlano con il pubblico in generale per rassicurarli sul fatto che i processi di regolamentazione per l’autorizzazione e il monitoraggio della sicurezza dei vaccini COVID-19 sono solidi, indipendenti e guidati dalle esigenze di salute pubblica. Nella loro dichiarazione congiunta, le autorità di regolamentazione internazionali spiegano come i vaccini COVID-19 vengono sottoposti a valutazione scientifica per determinarne la sicurezza, l’efficacia e la qualità. Ribadiscono inoltre che le autorità di regolamentazione continuano a monitorare rigorosamente la sicurezza dei vaccini dopo l’approvazione per l’uso. Sugli effetti collaterali, il documento precisa che i partecipanti alla sperimentazione vengono seguiti per almeno 1-2 mesi dopo l’ultima dose, perché questo di solito è il periodo in cui si manifestano le reazioni. Ci sarà un follow up di 6 mesi per chi ha partecipato alle prime…continua a leggere




DONAZIONI E TRAPIANTI: SISTEMA SOLIDO ANCHE NELL’ANNO DEL COVID, CALO CONTENUTO AL 10%

Una frenata brusca ma contenuta, considerando l’impatto sulla sanità provocato dal Covid. L’attività di donazioni e trapianti nell’anno della pandemia si chiude con quasi 400 trapianti in meno (in calo del 10% rispetto al 2019), un calo dei potenziali donatori in rianimazione dell’11,5% rispetto al 2019 e una conseguente diminuzione del 10,4% dei prelievi di organo da donatori deceduti. Tuttavia per i trapianti di midollo il 2020 è stato il miglior anno di sempre e l’Italia ha messo a segno anche alcuni primati, come il primo trapianto di utero nel nostro Paese e il primo trapianto di polmoni in Europa su un paziente Covid e i primi trapianti al mondo di fegato da donatori a pazienti positivi al coronavirus. Bilancio negativo per le dichiarazioni di volontà, la pandemia non ha rallentato l’aumento delle opposizioni. È questo il bilancio finale fotografato...continua a leggere



LO STUDIO

INFLUENZA: IL 75% DEI MEDICI DICE SI’ ALL’OBBLIGO DEL VACCINO PER GLI OPERATORI

Il 75% dei medici, ovvero 3 su 4, è favorevole all’introduzione dell’obbligo del vaccino contro l’influenza per gli operatori sanitari. A metterlo in evidenza è uno studio pubblicato sull’autorevole rivista “Vaccine”, frutto di un lavoro di revisione della letteratura scientifica mondiale, condotto da Maria Rosaria Gualano del Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino, guidato da Roberta Siliquini. L’influenza è una malattia infettiva frequente in inverno e in alcuni casi può provocare complicazioni importanti, soprattutto nelle persone anziane e nei malati cronici. La vaccinazione antinfluenzale per gli operatori sanitari rappresenta uno degli interventi raccomandati per proteggere non solo se stessi ma anche i pazienti…continua a leggere

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