Anno I – Numero 31 – 24 dicembre 2020
Comitato scientifico editoriale: Giordano Beretta, Saverio Cinieri, Massimo Di Maio, Antonio Russo
Editore: Intermedia – Direttore Responsabile: Mauro Boldrini – Reg. Trib. di Brescia n.35/2001 del 2/7/2001

I risultati della metanalisi di 28 studi pubblicata su Cancer Discovery

“PRIORITÀ DELLA VACCINAZIONE ANTI COVID-19 AI PAZIENTI ONCOLOGICI”
 
Giordano Beretta, Presidente AIOM: “La nostra Società scientifica, nell’ambito delle iniziative di FOCE, ha richiesto con forza alle Istituzioni che i pazienti con tumore siano inseriti nel primo gruppo di priorità, per tutelare persone in cui l’infezione può essere devastante”

La fornitura di vaccini anti COVID-19 è limitata, pertanto è importante raccogliere le evidenze sul rischio di complicazioni e di morte in seguito alla diagnosi di COVID-19 nei pazienti oncologici.
Dall’analisi di 28 pubblicazioni scientifiche, che comprendono informazioni rilevanti sui tassi di mortalità dei pazienti oncologici che hanno sviluppato il COVID-19, gli autori dello studio pubblicato su Cancer Discovery1 concludono che i pazienti con malattia oncologica attiva dovrebbero essere presi in considerazione per un accesso prioritario alla vaccinazione anti COVID-19, insieme ad altre popolazioni particolarmente vulnerabili con fattori di rischio per eventi avversi da COVID-19.
Questa raccomandazione è coerente con la posizione dell’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC). ACIP ha considerato gruppi multipli a cui raccomandare l’accesso precoce all’erogazione limitata del vaccino anti COVID-19 e ha concluso che i pazienti con il cancro sono a maggior rischio di malattia grave da COVID-19, e dovrebbero essere considerati un gruppo indicato per la vaccinazione precoce anti COVID-19. “Dato che ci sono circa 17 milioni di persone con una storia di cancro soltanto negli Stati Uniti, è fondamentale capire se queste persone presentano un rischio maggiore di contrarre SARS-COV-2 e di andare incontro a effetti gravi da COVID-19 – affermano Antoni Ribas e colleghi -. La nostra revisione della letteratura disponibile, che fornisce il supporto scientifico per l’accesso precoce durante l’erogazione limitata dei vaccini anti COVID-19, si è basata sulla ricerca in letteratura di pubblicazioni peer-reviewed utilizzando PubMed. Abbiamo selezionato gli articoli che riportavano sia i tassi di mortalità (Case Fatality Rate, CFR) che il rischio di mortalità tra i pazienti con il cancro e con infezione da SARS-COV-2. Abbiamo escluso gli articoli riferiti a coorti con meno di 90 pazienti. Dei 28 articoli selezionati, 16 comprendevano uno o più gruppi di controllo, 13 studi riportavano il confronto diretto dei risultati dei pazienti oncologici con infezione da SARS-COV-2 con quelli non affetti da cancro. Di questi 13 studi, 11 riportavano i tassi di mortalità (CFRs) tra i pazienti con il cancro e con infezione SARS-COV-2. Nove studi su 11 riportavano una più alta mortalità nei pazienti con infezione da SARS-COV-2 e con il cancro rispetto a quelli con infezione ma senza cancro. Esempi di studi da diverse parti del mondo comprendono quelli provenienti da Wuhan (Cina) con CFR del 22% con il cancro e 11% senza cancro, da New York (USA) con CFR del 28% con il cancro e 14% senza cancro, dalla Louisiana (USA) con CFR del 21% con il cancro e 9% senza cancro, e dall’Europa con CFR del 22% con il cancro e 14% senza cancro. Tre gruppi hanno paragonato i risultati tra i pazienti con infezione da SARS-COV-2 con il cancro a quelli dei pazienti senza infezione e con il cancro, con due che riportavano mortalità maggiore nei pazienti con cancro e COVID-19”.
“La pandemia da SARS-COV2, nota ai più come COVID 19, ha avuto un impatto importante su tutte le attività nel corso del 2020 – afferma Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM e Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. Nell’ambito dell’Oncologia ha comportato la necessità di modificare alcuni comportamenti sia a tutela dei pazienti oncologici che per quanto riguarda la rimodulazione di accertamenti e terapie. L’impatto dell’infezione COVID sulla prognosi oncologica, anche a causa delle suddette modifiche, è ancora tutta da definire. I danni a lungo termine, riguardo ad un possibile riscontro di diagnosi tardive o alla modifica della sopravvivenza, saranno da valutare nel corso dei prossimi mesi o anni”.. .
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IL SONDAGGIO
AIOM: IL 90% DEGLI ONCOLOGI CHIEDE “IN ANTEPRIMA” UN FARMACO INNOVATIVO

Gli oncologi italiani incontrano alcune difficoltà nelle procedure per l’accesso anticipato alle terapie anticancro. È il cosiddetto “early access” e nel nostro Paese esistono delle particolari norme che consentono e disciplinano la prescrizione di farmaci, in molti casi già approvati dall’ente regolatorio europeo (EMA, European Medicines Agency) ma non ancora rimborsati dal nostro sistema sanitario nazionale. La prima è la legge 648/1996 che consente di erogare un farmaco, in corso di sperimentazione clinica o con un’indicazione terapeutica diversa, essendo stato inserito in una lista approvata dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Esiste poi il Fondo AIFA del 5% che permette l’uso di farmaci orfani per il trattamento di patologie rare o di cure in attesa di commercializzazione. Vi è la legge 94/1998 che autorizza l’utilizzo, “off label”, di particolari trattamenti sotto la responsabilità di un medico, e gli usi nominali che sono consentiti grazie alla fornitura gratuita del farmaco da parte delle aziende farmaceutiche. Secondo un recente sondaggio promosso dall’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) ben il 90% degli specialisti ha avuto esperienza diretta con l’early access per ottenere “in anteprima” i farmaci antitumorali. Tuttavia il 33% dichiara di aver avuto problemi con le procedure burocratiche nella richiesta di un farmaco nell’ambito del Fondo 5% di AIFA. Uno su cinque dichiara di aver desistito dal portare avanti ulteriori richieste in seguito alle risposte negative da parte dell’ente regolatorio. … continua a leggere



THE LANCET ONCOLOGY

COMMISSIONE UE 

ROBERT GALLO

INGHILTERRA: COME LA PANDEMIA HA INFLUITO SUI TRATTAMENTI ONCOLOGICI

In un’analisi retrospettiva pubblicata su The Lancet Oncology, James J. Clark e colleghi hanno evidenziato che le prescrizioni per i trattamenti sistemici anticancro, in Inghilterra, inizialmente sono diminuite in modo significativo dopo il lockdown sociale istituito in risposta alla pandemia COVID-19. Tuttavia sono poi aumentate ad un livello maggiore rispetto al periodo pre-pandemia, in concomitanza con l’adozione di opzioni di trattamento intese a ridurre i rischi di contagio per i pazienti.
Lo studio ha utilizzato i dati del database del sito del Central National Health Service England che i medici devono usare per registrare l’avvio di tutti i nuovi trattamenti sistemici anticancro approvati. …continua a leggere


JCO CLINICAL CANCER INFORMATICS

STATI UNITI: EFFETTI DEL COVID-19 SU DIAGNOSI E TRATTAMENTI DEI PAZIENTI ANZIANI

In uno studio dei dati della popolazione Medicare per servizi a pagamento riportati in JCO Clinical Cancer Informatics, Debra Patt e colleghi hanno evidenziato che la pandemia COVID-19 ha causato “una diminuzione sostanziale degli screening oncologici, delle visite, delle terapie e degli interventi chirurgici tra i pazienti più anziani colpiti da cancro”.
Lo studio
I dati dell’analisi sono stati ricavati da un registro di un fornitore del centro di compensazione che rappresenta circa il 5-7% di tutte le richieste di indennizzo per servizi di Medicare presentate tra l’1 gennaio 2019 e il 31 luglio 2020….continua a leggere






LA COMMISSIONE UE SPINGE GLI STATI AD USARE I TEST RAPIDI

Facendo seguito alle conclusioni del Consiglio dell’11 dicembre, la Commissione ha adottato una proposta di raccomandazione del Consiglio relativa a un quadro comune per l’uso, la convalida e il riconoscimento reciproco dei test antigenici rapidi. Dall’inizio della pandemia di COVID-19 i test diagnostici sono in rapida evoluzione, a dimostrazione del ruolo centrale che svolgono nel contenimento dei focolai. Le raccomandazioni formulate dalla Commissione garantiranno uniformità a livello dell’UE in relazione all’uso, alla convalida e al riconoscimento dei test antigenici rapidi.
La Commissione ha inoltre firmato un contratto quadro con Abbott e Roche che consentirà l’acquisto di oltre 20 milioni di test antigenici rapidi per un importo massimo di 100 milioni di euro, finanziato mediante lo strumento per il sostegno di emergenza (ESI). Questi test saranno messi a disposizione degli Stati membri dall’inizio del 2021, nell’ambito della strategia dell’UE di test per COVID-19. Stella Kyriakides, Commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare, ha dichiarato: “I test antigenici rapidi offrono velocità, affidabilità e risposte rapide per isolare i casi di COVID, un aspetto cruciale per rallentare la diffusione della pandemia. Anche se dal 27 dicembre intendiamo iniziare la distribuzione dei vaccini nell’UE, i test rimarranno fondamentali nei prossimi mesi. Per tenere sotto controllo il virus, dobbiamo parallelamente incrementare la capacità di effettuare test. Per contribuire a questi sforzi, abbiamo firmato un contratto per sostenere gli Stati membri con oltre 20 milioni di test rapidi.”
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“MI VACCINERÒ, MEGLIO CONVINCERE CHE OBBLIGARE”

“Mi vaccinerò, ma sul fatto che debba essere obbligatorio dipende dal Paese. E’ molto difficile negli Stati Uniti esigere qualcosa, a meno che l’epidemia SARS-COV-2 diventi ancora più estesa, allora potrebbe anche esserci un momento in cui il vaccino potrebbe diventare obbligatorio. Al momento, la maggior parte di noi ritiene che si possa convincere le persone senza obbligarle a vaccinarsi”. Lo afferma Robert Gallo, fra gli scopritori, negli anni ’80, del virus dell’Aids e del primo test per diagnosticare l’Hiv, oggi direttore dell’Institute of Human Virology presso la University of Maryland (USA). ….continua a leggere



CIPOMO

“TROPPA DISOMOGENEITÀ NELLE ONCOLOGIE DURANTE LA SECONDA ONDATA”

Su 138 reparti oncologici di Aziende/Usl, 51 hanno dovuto inviare personale medico dell’Oncologia ai reparti Covid. Solo in Lombardia, Friuli, Veneto, Umbria, Sicilia, Piemonte e Lazio è presente una Delibera Regionale che indica la necessità e la periodicità dei tamponi al personale sanitario. Il tamponamento periodico al personale medico su indicazione aziendale viene svolto in circa 117/138 oncologie, in genere ogni 14 giorni. La maggior parte esegue tamponi antigenici o molecolari mentre l’Emilia e la Toscana effettuano soprattutto i test sierologici. E ancora, il follow up da remoto in questa seconda ondata è stato fatto solo in 32/138 centri. . continua a leggere


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