venerdì, 12 aprile 2024
Medinews
5 Giugno 2018

TUMORI: NUOVE PROSPETTIVE DALLA COMBINAZIONE DI UN VECCHIO FARMACO CON L’IMMUNOTERAPIA

Importanti prospettive dalla combinazione di un “vecchio” farmaco utilizzato più di trent’anni fa con la nuova immunoterapia a base di nivolumab, anticorpo anti PD-1. Lo dimostrano i dati preliminari dello studio di fase I/II PIVOT in corso, che ha valutato la combinazione di una molecola sperimentale, NKTR-214, e nivolumab presentati al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago.
“Il nostro obiettivo è superare il problema delle resistenze ai nuovi farmaci – spiega Michele Maio, direttore del Centro di immuno-oncologia e dell’Unità Operativa Complessa di Immunoterapia Oncologica dell’Azienda Ospedaliera Unitaria Senese -. In questo studio in un certo senso abbiamo ‘recuperato’ un ‘vecchio’ farmaco. NKTR-214 è una nuova formulazione dell’interleuchina 2 che utilizzavamo già circa trent’anni e che ora è coniugata con il polietilenglicole, per cui diventa un farmaco a lungo rilascio che attiva i linfociti T dei pazienti”.
Allo studio ha partecipato anche il Centro di Siena. “Il primo dato rilevante – sottolinea Michele Maio – è che la combinazione di NKTR-214 e nivolumab è sicura per i pazienti e non si registrano effetti collaterali particolari. Questa è una caratteristica strutturale dell’evoluzione dell’interleuchina 2: essendo rilasciata in un periodo di tempo molto lungo riduce gli effetti collaterali delle alte dosi di interleuchina 2 utilizzate in passato”.
“L’altro aspetto interessante di questo studio – continua Maio – è che si pone in un ambito di ricerca che sarà cruciale nei prossimi anni: superare cioè le resistenze ai trattamenti immunoterapici che abbiamo oggi a disposizione. Abbiamo ottenuto grandissimi successi con i farmaci anti-PD1 e le varie combinazioni, ma sappiamo anche che, indipendentemente dalla patologia, il 50% dei pazienti non risponde a questi trattamenti per una resistenza primaria (cioè all’inizio della terapia) o per una resistenza secondaria (che si instaurano nel corso del trattamento). Questo studio è interessante proprio perché ha trattato anche pazienti con tumore del polmone, melanoma, carcinoma renale resistenti a un precedente trattamento con anti-PD1. Si apre quindi una nuova frontiera”.
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