lunedì, 23 novembre 2020
Medinews
31 Maggio 2004

TUMORI, IL COSENTINO ‘ISOLA FELICE’. UN CONVEGNO SULLA QUALITA’ DI VITA DEI PAZIENTI

Cosenza– Meno casi di mortalità per tumore rispetto al resto della Penisola: stando ai dati, sotto la media nazionale, la provincia cosentina sembrerebbe un’isola felice. I tumori sono infatti responsabili di 130,90 decessi all’anno ogni 100.000 abitanti di sesso maschile, 72,80 per le donne. La media nazionale è di 171,80 decessi all’anno per 100.000 abitanti di sesso maschile, 90,60 per le donne. I motivi principali sono tre: una situazione ambientale favorevole, dovuta in gran parte alla bassa industrializzazione, e un regime alimentare ancora tradizionale e ‘mediterraneo’. E una visione più ampia dell’oncologia, che comprende non solo la prevenzione, la diagnosi e la cura del cancro, ma anche la qualità di vita del malato. Un obiettivo che non può prescindere dalla collaborazione di diverse figure, oltre a quella dell’oncologo. “Il nostro centro – spiega il prof. Salvatore Palazzo, direttore dell’unità operativa complessa di oncologia medica dell’ospedale di Cosenza – lavora da tempo in maniera dipartimentale comprendendo molte figure professionali, tra cui gli psicooncologi, i terapisti del dolore, i radioterapisti, gli assistenti sociali e i volontari. Ha un reparto di degenza ordinaria, il Day Hospital e l’ambulatorio, ed è conformato ai criteri strutturali e organizzativi dell’accreditamento all’eccellenza”.

Per approfondire le tematiche relative alla qualità di vita del malato di cancro si terrà domani all’Hotel San Fratesco di Rende (CS), dalle 9 alle 13, un importante convegno di aggiornamento su una delle problematiche più importanti nei malati di tumore: la fatigue. L’incontro, accreditato ECM, è parte di un progetto nazionale organizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dalla Società Italiana di Medicina Generale (SIMG). A condurre il lavori del corso con il prof. Palazzo, il dr. Francesco Pietropaolo medico di famiglia appositamente formato sull’argomento.

“Il filo conduttore – precisa il prof. Palazzo – sarà dunque la lotta alla ‘fatigue’, un mix di stanchezza, estrema debolezza, mancanza di energia, che affligge oltre il 90% dei malati con tumore sottoposti a chemio e radioterapia. E mai come in questo caso un’unica parola riesce a definire quasi tutto il problema. Uno dei pregi dell’iniziativa Aiom-Simg è proprio questo: la qualità di vita entra finalmente nella pratica clinica. Infatti, mentre del dolore si parla sempre di più e si cominciano a vedere i primi risultati, su questa ‘malattia nella malattia’ che interferisce moltissimo nella vita del paziente, condizionandolo nelle cure e costringendolo a limitare i cicli di chemioterapia e quindi la loro efficacia, siamo ancora molto indietro: rimane sottostimata dai medici e sconosciuta dagli stessi pazienti, che la credono una conseguenza inevitabile del cancro. Solo il 38% di chi ne soffre ne parla con il proprio medico, meno di una persona su due, e solo il 9% viene sottoposto a trattamenti specifici. Per questo è fondamentale puntare molto sull’ascolto del paziente e dei suoi familiari. Ed avere un rapporto costante con il medico di famiglia. Molti dei disturbi, infatti, non vengono riferiti all’oncologo ma ai parenti e al medico di famiglia Non a caso il nostro dipartimento oncologico si è strutturato per garantire una continuità di cura che coinvolge fin dall’inizio il medico di famiglia. Non è infatti possibile pensare che questa figura entri in circolo solo quando il paziente esce dall’ospedale”.
Per ottenere tutto ciò la parola d’ordine è una sola: formazione. “Ben venga questa iniziativa – afferma il dr. Pietropaolo – che prevede un maggior coinvolgimento del medico di medicina generale nella gestione del paziente oncologico: non solo attenzione alla sopravvivenza libera da malattia, che rappresenta comunque sempre uno degli obiettivi fondamentali, ma anche alla qualità della vita. Questo corso vuole presentare ai medici di medicina generale il problema ‘fatigue’ come un fenomeno multidimensionale che riduce i livelli di energia, le capacità mentali e lo stato psicologico dei pazienti oncologici, facendo acquisire le conoscenze necessarie per riconoscerlo e per far sì che non venga trascurato nell’ambito dei piani di trattamento. Questo aspetto del percorso assistenziale, più ancora che per altri settori della medicina, comporta infatti lo sviluppo di una sensibilità dei medici anche verso le manifestazioni non strettamente cliniche delle malattie, facendo crescere la voglia di dedicare del tempo ad approfondire tematiche impegnative, sia sul piano scientifico, sia su quello relazionale nel rapporto medico-paziente”.
“Il tema – aggiunge il prof. Palazzo – è importante non solo per il paziente, ma anche per il medico, che, promuovendolo ad obiettivo professionale, ha in questo modo maggiori possibilità di evitare il cosiddetto ‘burn-out’, il senso di frustrazione professionale. La grande scommessa che vuole lanciare un convegno di questo tipo è quella di alleare due figure professionali su una materia davvero multidimensionale. La fatigue infatti è un insieme di situazioni per capire le quali ci vuole soprattutto un grande sforzo di apprendimento da parte dello specialista e del medico di famiglia. E deve essere fatto con un solo tipo di insegnante: il paziente”.
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