mercoledì, 9 settembre 2026
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8 Febbraio 2005

TUMORE DEL SENO: A BRESCIA COLPITE 1.500 DONNE L’ANNO

Brescia – E’ il killer più pericoloso per le donne oltre i 55 anni: il tumore del seno colpisce ogni anno 31.000 persone in Italia, uccidendone 11.000. Anche a Brescia e provincia il problema è molto sentito: si ammalano ogni anno 1.500 donne, di cui il 70-80% sopravvive. “La diagnosi precoce attuata con la mammografia, raccomandata a tutte le donne dopo i 40 anni di età – spiega il dr. Alberto Zaniboni, responsabile dell’Unità di Oncologia Medica della Poliambulanza di Brescia – consente di salvare molte vite, così come gli interventi chirurgici sempre meno demolitivi e le terapie mediche e radianti sempre più efficaci. Ma chi è colpito vive con l’angoscia che il tumore, anche se curato con successo, si ripresenti. Anche dopo i fatidici cinque anni dall’intervento chirurgico permane una quota di rischio che questo avvenga. Oggi però le più recenti indagini internazionali offrono alle pazienti e alle loro famiglie una concreta speranza per ridurre ulteriormente il rischio residuo di recidiva”.
Al centro dell’attenzione è uno studio canadese (MA-17), recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine, una delle più prestigiose riviste di medicina, condotto su oltre 5.000 donne in menopausa. Secondo lo studio l’utilizzo di una molecola, il letrozolo, ha consentito di ridurre del 40% sia le ricadute che la mortalità. Risultati molto incoraggianti, ribaditi poche settimane fa da un’altra autorevole pubblicazione, l’aggiornamento dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), la più importante società scientifica oncologica del mondo. Nel tumore del seno ‘ormonosensibile’ (il 70% dei casi), l’ASCO consiglia di considerare un inibitore dell’aromatasi come il letrozolo dopo la terapia standard con tamoxifene, decisione presa in seguito ai benefici dimostrati in termini di sopravvivenza globale.
“Sono in corso studi per verificare l’impiego del letrozolo, come di altre molecole della stessa classe, gli inibitori dell’aromatasi, in sostituzione del tamoxifene – aggiunge il dr. Zaniboni. Se i risultati futuri saranno incoraggianti come quelli ottenuti finora anche in termini di tollerabilità, avremo un’arma in più per combattere il cancro: si introdurrà un farmaco di questa classe come terapia adiuvante, da utilizzare subito dopo la diagnosi quale terapia precauzionale”.
Oggi le cure a disposizione proteggono le donne dalla possibile ricomparsa della malattia a 5 anni dalla diagnosi. Ma il rischio di ammalarsi ancora non è scongiurato definitivamente. Che fare quindi? Lo studio MA-17 ha fornito una risposta, offrendo l’opportunità di continuare la terapia dopo i 5 anni.di tamoxifene. “Il letrozolo – afferma Zaniboni – non solo protegge la donna dallo sviluppo di recidive ma migliora anche la sopravvivenza nelle pazienti con linfonodi positivi e sembra proteggere anche contro un altro rischio, quello dell’insorgenza di un nuovo tumore all’altro seno. Le pazienti che sembrano trarre maggiore beneficio in termini di sopravvivenza sono quelle con linfonodi colpiti dal tumore. Restano peraltro da valutare gli effetti collaterali a distanza, che al momento paiono contenuti. È importante che ogni paziente discuta con il proprio oncologo questa nuova opportunità di cura,effettuando insieme un attenta disanima dei pro e contro di questa nuova opzione terapeutica”.Giuliano D’Ambrosio
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