Medinews
17 Gennaio 2005

TUMORE AL SENO, UNA GUERRA CHE SI PUO’ VINCERE: A BRESCIA UN CONVEGNO PER PARLARE CON LE DONNE

Brescia – In Italia otto donne su dieci sopravvivono ad un tumore al seno. Anzi, integrando prevenzione, nuove tecniche chirurgiche, radioterapia e farmaci ‘intelligenti’ – almeno per le lesioni più piccole di un centimetro – una paziente può risolvere il suo problema nel 99,5% dei casi e con non più di 2 giorni di ricovero. Quasi come per un’appendicite. “Dati questi impensabili solamente 20 anni fa, quando le guarigioni non superavano il 40% e anche la vittoria sulla malattia lasciava comunque segni indelebili nel corpo delle donne – afferma il dott. Giovanni Marini, primario dell’Unità di Oncologia degli Spedali Civili di Brescia – Oggi il 90% conserva il seno e grazie alla tecnica del ‘linfonodo sentinella’, il 70% mantiene intatta anche l’ascella. La donna operata ha cioè una qualità della vita del tutto paragonabile ad una sana, né va incontro a discriminazioni sotto il profilo estetico”. Tutto bene, dunque? “Certo che no – sostiene Marini – guai ad accontentarsi. In base ai dati di tutti i registri tumori, nel nostro Paese ogni anno il carcinoma della mammella colpisce ancora oltre 32.000 donne e causa quasi 12.000 decessi (a Brescia l’incidenza è di 140.5 donne ogni 100.000, tra le più alte del Nord Italia). Rimane la prima causa di morte nella fascia d’età tra i 35 e i 44 anni e in molte zone rappresenta un quarto circa di tutti i tumori di cui soffrono le donne. I progressi scientifici sono fondamentali ma non bastano: devono essere percepiti e conosciuti dalle dirette interessate, così come deve essere continuamente sostenuta la cultura della prevenzione, in modo da anticipare il più possibile la scoperta di un’eventuale neoplasia”.
L’imperativo categorico degli esperti è dunque: parlare alle donne. Un compito che l’AIOM ha deciso di assumersi in prima persona organizzando dieci incontri pubblici, in altrettante città italiane, in cui oltre agli oncologi sono coinvolti i medici di famiglia e le associazioni di volontariato, con l’obiettivo di “far crescere la consapevolezza della malattia, instaurare un dialogo e una collaborazione più stretti tra tutti gli attori chiamati a curare il cancro”. La settima tappa di questo tour (le altre si sono svolte a Ragusa, Genova, Sora, in provincia di Frosinone, Bergamo, Modena e Milano) si tiene sabato prossimo a Brescia. Al Centro Pastorale Paolo VI dalle 9.30 alle 12, è in programma una mattinata di studi aperta alla popolazione dal titolo “Il tumore al seno, una guerra vinta?”. Al convegno, coordinato dai dott. Giovanni Marini e Anna Maria Indelicato, rispettivamente primario dell’Unità di Oncologia Medica degli Spedali Civili e direttore sanitario dell’Asl di Brescia, porteranno il loro saluto Lucio Mastromatteo, direttore generale degli Spedali Civili di Brescia e Carmelo Scarcella, direttore generale dell’ASL di Brescia. Di prevenzione parlerà Vittorio Ferrari, dell’Unità di Oncologia dell’ospedale cittadino, mentre il tema della diagnosi precoce sarà affrontato da Luigi Filippini, responsabile del centro senologico sempre del Civile. Le tecniche chirurgiche innovative saranno il filo conduttore della relazione di Roberto Farfaglia (II Divisione di Chirurgia del Civile); Edda Simoncini (Unità di Oncologia medica) parlerà dei progressi del trattamento medico; Leonardo Arìdigò, medico di medicina generale, tratterà il ruolo del medico di famiglia, dalla prevenzione al follow up. Laura Castelletti, presidente del consiglio comunale di Brescia, soffermerà l’attenzione sui compiti delle istituzioni nella salvaguardia della salute pubblica. Concluderà la mattinata Claudia Gasparini, presidente dell’Associazione di volontariato ANDOS di Brescia e Marisa Tretti, presidente del Tribunale dei Diritti del Malato, sollecitate da Anna Della Moretta, redattrice de “Il Giornale di Brescia”.
“Quello a cui abbiamo assistito nell’arco di pochi decenni – spiega il dott. Vittorio Ferrari, dell’Unità di Oncologia del Civile – è un progresso enorme, frutto del lavoro della ricerca clinica e di base e di una vera e propria rivoluzione in ambito terapeutico. L’esplosione delle conoscenze nel campo della biologia tumorale ha messo a disposizione dei ricercatori una serie di tecniche sempre più sofisticate per studiare i geni, i loro prodotti proteici, i vari aspetti del ciclo cellulare. Questo ci ha permesso di tracciare quella che si può definire la ‘carta d’identità’ del tumore e di capire che non tutte le neoplasie sono uguali. L’identificazione di alcuni marcatori tumorali specifici offre infatti all’oncologo la possibilità di fare una prognosi più accurata e di scegliere una terapia specifica. Per fare un esempio concreto, le donne con tumore al seno in fase metastatica hanno la possibilità di sottoporsi ad un test, in grado di localizzare precocemente la presenza o meno di un recettore specifico, denominato HER2, e conseguentemente usufruire di una terapia potenzialmente curativa. I tumori HER2 positivi – il 25% circa dei carcinomi alla mammella – rispondono al trattamento con un anticorpo monoclonale, che non è invece efficace nei tumori che non presentano questa alterazione”.
La possibilità di un’integrazione tra la ricerca e la clinica, tra il laboratorio e il reparto, è l’altro fondamentale tassello per trasferire direttamente al paziente le acquisizioni degli studi. “La ricerca traslazionale – prosegue il dott. Marini – ci offre l’opportunità di studiare tutti i nuovi farmaci e mettere a punto terapie personalizzate. L’identificazione di molecole che interagiscono con un difetto specifico ha radicalmente cambiato l’approccio alla farmacologia antineoplastica, passato da una farmacologia basata sulla malattia ad una terapia guidata sul difetto molecolare. Questi concetti sono alla base di quella che viene definita target therapy, l’utilizzo cioè di farmaci che agiscono su recettori cellulari specifici. L’azione “target” del farmaco non solo influenza positivamente il risultato terapeutico, come è stato dimostrato in studi clinici randomizzati, ma essendo selettiva, risparmia le cellule sane dell’organismo, con un miglioramento quindi del profilo di tollerabilità del trattamento, a tutto vantaggio del paziente e della sua qualità di vita”.
“Il convegno di sabato – conclude il primario dell’Oncologia del Civile – sarà interattivo, con il pubblico invitato a far domande ogni qualvolta lo ritiene necessario e servirà per approfondire alcune grandi tematiche riguardanti il carcinoma mammario: cos’è, i principali fattori di rischio, la prevenzione, le terapie farmacologiche, la realtà delle associazioni di Brescia, l’esperienza del tumore vissuta dalle pazienti e dai loro famigliari”.
Al pubblico presente verrà distribuito materiale informativo prodotto dall’ufficio stampa AIOM.

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