sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
12 Ottobre 2006

TALIDOMIDE, RICONOSCIMENTO SOCIALE PER LE VITTIME E SORVEGLIANZA PER LE NUOVE INDICAZIONI

Convegno TAI Onlus a Roma a 40 anni dal ritiro della molecola che causò la tragedia di migliaia di bambini focomelici. Oggi il farmaco dà speranze a malati oncologici, con assunzioni controllate

Roma, 12 ottobre 2006 – Un giusto riconoscimento sociale a livello europeo per le vittime della talidomide e un adeguato sistema di monitoraggio e sorveglianza per le nuove indicazioni del farmaco, efficace in alcune malattie oncologiche. E’ quanto chiedono le persone nate con danni fisici dovuti all’assunzione, da parte delle loro madri durante la gravidanza, di una molecola gravata da pesanti effetti sul feto, la talidomide, utilizzato come antinausea e ansiolitico negli anni 50 e 60 senza controlli sui possibili rischi teratogeni. La richiesta è partita nel corso del secondo Incontro Internazionale delle Associazioni Talidomidici Europee, che si conclude oggi a Roma, Organizzato dalla T.A.I. Onlus (Associazione Thalidomidici Italiani) con la partecipazione di AVITE (Spagna) e Talidomide UK e Trust (Gran Bretagna). In Europa sono circa 15.000 vittime della talidomide, ma il numero degli aborti e dei nati morti riconducibili all’impiego del farmaco in donne in gravidanza non è mai stato definitivamente quantificato.

“Dobbiamo lavorare insieme – afferma la dott.ssa Nadia Malavasi, Presidente di TAI Onlus – per un accesso in piena sicurezza al farmaco che consenta sia ai pazienti che necessitano di Talidomide di beneficiarne delle riconosciute proprietà terapeutiche ma offra anche la certezza che mai più oggi possa nascere un solo bambino vittima degli effetti potenzialmente teratogeni di tale farmaco. Il tutto nel pieno rispetto delle istanze di trasparenza e consapevolezza nella gestione di queste terapie”. Istituzioni, rappresentanti di pazienti, delle vittime della talidomide, industria farmaceutica con pari responsabilità dovranno collaborare ad un comune obiettivo centrato nella assoluta prevenzione di ogni possibile contatto tra il nascituro e gli effetti teratogeni del farmaco, basato su un programma di educazione continua di pazienti, medici e farmacisti oltre che nella tracciabilità completa del farmaco nel suo percorso dal fornitore al paziente attraverso medico prescrittore e farmacista dispensante.
L’Italia – come gli altri paesi europei – non ha ancora programmato né un censimento né un registro delle vittime della talidomide.
“A distanza di oltre 40 anni dalla più grave tragedia legata all’impiego di un farmaco – conclude la dott.ssa Malavasi – talidomide oggi si ripropone con un differente profilo terapeutico: studi controllati ne hanno dimostrato inequivocabilmente l’efficacia in temini di miglioramento della sopravvivenza (oltre 22 mesi) nei pazienti affetti da Mieloma Multiplo, un tumore maligno secondo per frequenza tra le neoplasie tumore ematologiche dell’adulto”.
Per questa indicazione e altri usi in dermatologia oggi vengono distribuite in Europa circa 13 milioni di capsule di talidomide all’anno e di cui solo il 40% (il 10% in Italia) seguendo uno specifico un programma di gestione del rischio.
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