sabato, 25 settembre 2021
Medinews
19 Giugno 2006

SU DALL’ARTERIA FEMORALE, SENZA APRIRE IL TORACE. ECCO LA NUOVA VIA PER CAMBIARE LA VALVOLA AORTICA

Intervento in day hospital, con anestesia locale: la tecnica sarà adottata anche in Italia dal prof. Rubino. L’impegno contro le malattie di cuore, responsabili di 5.000 morti al giorno in Europa

Napoli, 19 giugno 2006 – Sostituire la valvola aortica attraverso l’arteria femorale, senza intervenire chirurgicamente aprendo il torace. Un intervento in day hospital che comporta per il paziente soltanto un’anestesia locale con grandi benefici anche economici per il sistema sanitario grazie a pochi giorni di ricovero al posto di una complessa operazione di cardiochirurgia. E’ questa la principale novità emersa a Napoli nel congresso “CardioNapoli 2006, Update in cardiovascolare disesase”, il più importante appuntamento internazionale del settore che riunisce oltre 500 specialisti da tutto il mondo, su invito del prof. Paolo Rubino, primario della Cardiologia Invasiva della Clinica Montevergine di Mercogliano di Avellino. La tecnica, per ora sperimentale, è stata presentata dal prof. Martin Leon della Cardiovascular Research Foundation di New York, ma entro breve sarà utilizzata anche in Italia e in particolare dal prof. Rubino. “Con un enorme vantaggio, vista l’età media elevata dei pazienti con questa patologia. – spiega Rubino – In pratica, la protesi viene introdotta attraverso l’arteria femorale e guidata fino alla valvola aortica danneggiata, un intervento di estrema rilevanza perchè si rivolge alla persone anziane dove la degenerazione della valvola aortica per calcificazione è sempre più frequente, ma sarà particolarmente indicata per tutti quei pazienti dove l’intervento tradizionale a cuore aperto può diventare pericoloso.

Ogni anno, le patologie cardiovascolari provocano in Europa 5mila morti al giorno: sopra i 40 anni, il rischio di sviluppare questi disturbi nei Paesi occidentali e’ del 50% tra gli uomini e del 33% per le donne. “In Italia i ricoveri per infarto – spiega il prof. Paolo Rubino – sono aumentati del 6% ogni anno: siamo passati dai 111.298 del 2002 ai 117.764 del 2003. Con una mortalità di tutto rispetto: 40,2 uomini e 27 donne ogni 10 mila abitanti.” E i costi sono altrettanto significativi: il costo totale per il trattamento delle cardiopatie che in Europa ammonta a 169 miliardi di euro l’anno (105 miliardi per trattamenti diretti e ospedalizzazione e 64 miliardi per la perdita di produttivita’)”.
E’ importante quindi intervenire il prima possibile per contrastare questo incremento con interventi – continua il prof. Rubino – “su due fronti per migliorare le aspettative di vita delle persone e abbattere in modo incidente i costi: la prevenzione in primo luogo e una cultura adeguata dei nuovi trattamenti e tecniche chirurgiche come l’angioplastica che risulta ad oggi di facile esecuzione, poco costosa e senza complicanze. Ma ancora poco diffusa nei centri ospedalieri italiani”.
Ogni anno in Italia si registrano 200mila stoke di questi almeno 80mila dipendono da stenosi della carotide. L’angioplastica carotidea è una procedura recente che richiede una specifica manualità “cardiologica” simile alla tecnica utilizzata per le angioplastiche coronariche che consente il trattamento di tutte le stenosi carotidee con degenza breve, costi e traumi ridotti; è una procedura sicura con rischi inferiori alla chirurgia tradizionale, richiede soltanto che sia praticata da medici esperti. Ogni anno in Italia sono eseguite soltanto 4mila angioplastiche carotidee; è per questo motivo che è stata fondata la ENDOSCHOOL, scuola di formazione per le procedure endovascolari, rivolta a cardiologi emodinamisti interessati ad una formazione attiva per tali metodiche. La scuola è composta da un percorso formativo teorico e sul simulatore e pratico con frequenza a rotazione in tre centri italiani che sono: Clinica Montevergine di Mercogliano, Villa Maria Cecilia di Cotignola, Ospedale Civile di Mirano. CardioNapoli 2006 rappresenta un appuntamento immancabile per chi si occupa di chirurgia, diagnostica e ricerca nel campo delle malattie cardiovascolari. “Un campo nel quale l’Italia e in particolare la Campania, giocano un ruolo di primo piano, grazie a centri di eccellenza, come quello di Mercogliano”.
Nel corso del convegno saranno anche consegnati i premi del concorso giornalistico “Le Anfore” che intende offrire un riconoscimento ai giornalisti che più si occupano di malattie del cuore.
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