venerdì, 19 agosto 2022
Medinews
29 Dicembre 2007

SCLEROSI MULTIPLA, SÌ DELL’EMEA: “TRATTAMENTO PRECOCE CON INTERFERONE BETA”

La molecola approvata in Europa come trattamento in prima linea nello stadio iniziale della malattia. Il prof. Comi: “Una scelta doverosa e scientificamente giusta”

Berlino, 9 giugno 2006– L’EMEA ha esteso l’indicazione di interferon beta-1b al trattamento dei pazienti con un primo episodio clinico che potrebbe rappresentare lo sviluppo della sclerosi multipla. L’autorizzazione è stata concessa in tutti 25 paesi membri dell’unione europea, oltre a Islanda e Norvegia, a conferma di una linea di tendenza emersa negli ultimi tempi sulla assoluta necessità di trattare il più precocemente possibile la malattia. “Questa approvazione – afferma il prof. Giancarlo Comi, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale San Raffaele di Milano – rappresenta uno strumento essenziale per poter realizzare ciò che scientificamente si era già reso manifesto. Tutte le ricerche, in particolare lo studio Benefit, hanno infatti documentato che l’uso dell’interferone beta all’esordio della malattia determina nei due anni successivi una riduzione dell’attività della malattia, cioè degli attacchi, intorno al 50%, una percentuale che raggiunge il 56-57% in quei malati in cui l’attacco è stato determinato da un’unica lesione”. Si tratta di risultati estremamente importanti destinati a cambiare la vita di chi è colpito da questa malattia. Il cambiamento per i pazienti è sostanziale perché prima per curarsi bisognava aver avuto almeno due attacchi e spesso tra un episodio e l’altro trascorrevano alcuni anni, durante i quali la malattia inevitabilmente progrediva. “Il messaggio importante – continua il prof. Comi – è che la malattia va curata subito perché il trattamento precoce è decisamente più efficace rispetto alla stessa terapia somministrata solo in una fase successiva. È quindi assurdo e controproducente posticipare la cura. La somministrazione precoce del farmaco ha inoltre determinato una riduzione dell’85% del numero di lesioni che si accumulano nel cervello e nel midollo spinale. Senza dimenticare che, dopo due anni, le persone che hanno assunto precocemente la terapia non solo hanno accumulato meno lesioni e avuto meno attacchi, ma stanno anche meglio degli altri”. È quindi auspicabile che la recente approvazione da parte dell’ente della Comunità europea sia accompagnata da un provvedimento governativo che stabilisca la rimborsabilità del farmaco a livello nazionale.
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