Medinews
12 Maggio 2003

RICERCA: PROIBITIVO PER L’ITALIA IL TRAGUARDO DEL 3% DEL PIL

Roma – L’obiettivo del 3% del prodotto interno lordo (Pil) destinato a ricerca e sviluppo (R&S) potrebbe essere una chimera per l’Italia. A gettare acqua sul fuoco degli entusiasmi, provocati dall’idea che il nostro Paese possa fornire il contributo necessario per realizzare una Maastricht della ricerca, e’ uno studio condotto da Giorgio Sirilli, dell’Istituto di studi socio-economici sulla innovazione e le politiche della ricerca del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Ispri-Cnr).
Secondo l’impegno assunto dai Capi di Stato e di governo a Barcellona nel 2002, l’Europa dovrebbe destinare, entro il 2010, il 3% del Pil a questo settore, con il vincolo di 2/3 finanziati dalle imprese. Ma allo stato attuale gli ostacoli per l’Italia sembrano insormontabili. ”Secondo i nostri calcoli – spiega Sirilli – per raggiungere quell’obiettivo il settore pubblico dovrebbe crescere ad un ritmo del 9% annuo, mentre quello privato del 18%”.
”Uno scenario – sottolinea ancora il ricercatore – davvero proibitivo, se consideriamo che dalla percentuale ufficiale dell’1,07 del Pil, misurata sui dati Istat 2000, secondo le nostre proiezioni nel 2002 siamo scesi all’1,04%”. ”Un calo sul quale – riferisce il Cnr – ha inciso tanto il settore pubblico quanto quello privato, e che dimostra come il Paese, gia’ oggi fanalino di coda in Europa, abbia gia’ perso due anni utili sulla tabella di marcia di Barcellona”. ”Ad ostacolare il nostro cammino – dice ancora Giorgio Sirilli – sono soprattutto fattori di debolezza strutturale del sistema dell’innovazione tecnologica: dalla scarsita’ di ricercatori e di dottori di ricerca, ai vincoli del bilancio pubblico, fino alla ridotta propensione ad investire in ricerca del settore delle imprese”.
Ma se il 3% costituisce molto probabilmente un’utopia, il nostro Paese potrebbe arrivare nel 2010 all’1,6% del Pil. ”Pubblico e privato – conclude Sirilli – dovrebbero incrementare il finanziamento alla ricerca del 6% annuo, e dovrebbero soprattutto aumentare del 50% la spesa per i ricercatori, restituendo alla carriera scientifica prestigio e capacita’ di attrarre i migliori talenti”.
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