domenica, 29 novembre 2020
Medinews
8 Aprile 2005

PRINCIPIO ATTIVO CANNABIS PER PREVENIRE ICTUS ED INFARTI

Roma – Nuove conferme scientifiche per le proprietà terapeutiche della marijuana capaci di prevenire ictus ed infarti.
Lo svela uno studio svizzero-tedesco pubblicato dalla rivista “Nature” e sperimentato sui topi.
La sostanza, denominata delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), si è dimostrata efficace contro l’aterosclerosi nei test sui topi. L’aterosclerosi è patologia caratterizzata dalla formazione di placche di grasso sulle pareti dei vasi sanguigni, una vera ‘minaccia’ per cervello e cuore, perchè i frammenti che se ne distaccano si trasformano in trombi che possono ostruire il flusso del sangue, provocando ictus ed infarti.
L’aterosclerosi è un fattore di rischio per le patologie cardiovascolari, l’angina pectoris, l’infarto e la riduzione delle capacità cerebrali. Infatti gli ateromi, crescendo di numero e volume, provocano un restringimento dei vasi e anche una parziale ostruzione (stenosi) che priva gli organi di una sufficiente irrorazione sanguigna.
”Per prevenire l’aterosclerosi – spiega François Mach dell’Università di Ginevra, leader del team di ricercatori autori dello studio – e’ stato sufficiente utilizzare dosaggi di Thc molto bassi, inferiori a quelli necessari per produrre effetti sul cervello. Quindi, i pazienti potrebbero essere trattati direttamente con Thc estratto dalla marijuana, senza bisogno di sintetizzare composti artificiali simili alla sostanza ma privi di effetti stupefacenti, come avviene quando lo si impiega per altri usi terapeutici”.
La ricerca, in collaborazione con l’Universita’ di Bonn, ha indicato che il Thc , legandosi ai recettori CB2, bloccava i processi infiammatori che innescano l’accumulo di cellule immunitarie e quindi successivamente la ‘base’ a cui si legano i grassi sulle pareti dei vasi. Inoltre, la terapia non sembrava agire sul cervello in quanto non alterava in alcun modo il comportamento degli animali. A conferma dell’effetto del Thc, una seconda parte dell’esperimento ha dimostrato che, trattando gli animali con un composto che impedisce il legame tra Thc e recettori Cb2, era possibile fare ‘ripartire’ i processi aterosclerotici.
Quindi dosi più alte o più basse di THC non hanno alcun effetto sui vasi sanguigni, un po’ come avviene con l’alcol.
“Fumare marijuana – precisa Michael Randall dell’University of Nottingham Medical School – non ha effetti benefici sull’apparato cardiovascolare, perché la cannabis contiene molte tossine che sono viceversa dannose e causano patologie cardiovascolari”.
Giuliano D’Ambrosio
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