sabato, 28 gennaio 2023
Medinews
19 Ottobre 2010

OSTEOPOROSI: SOLO UNA PAZIENTE SU CINQUE SI CURA. “CON FARMACI EFFICACI OGGI È POSSIBILE RIGENERARE L’OSSO”

Roma, 19 ottobre 2010 – Prevenzione dall’infanzia per uno scheletro sano: servono esercizio fisico, adeguata alimentazione e stile di vita. Ma se ci si ammala, terapie adeguate riducono il rischio di fratture

Riduzione dell’altezza, mal di schiena, incurvamento, insicurezza nel camminare: possono essere i sintomi della malattia che rende fragili le ossa, una vera e propria emergenza sanitaria in tutto il mondo. In Italia 5 milioni di persone soffrono di osteoporosi, un vero flagello soprattutto per il sesso femminile, colpito in modo particolare dopo la menopausa. Domani si celebra la Giornata Mondiale contro l’osteoporosi, un’occasione per informare e sensibilizzare. La malattia è caratterizzata da un disequilibrio del naturale ricambio dell’osso per cui la “ricostruzione” (formazione) diminuisce a favore della “demolizione” (riassorbimento), con conseguente perdita di massa ossea ed aumento della fragilità. L’aspetto più devastante sono le fratture che colpiscono gli over-60, di cui ancora una volta, la stragrande maggioranza nel sesso femminile. Le più temute sono le fratture al femore (90.000 all’anno), alle vertebre (250.000 ogni 12 mesi) e ad altre ossa lunghe, che colpiscono dopo i 50 anni una donna su quattro e un uomo su otto. Le conseguenze sono sempre più drammatiche con l’aumentare dell’età: una paziente su cinque muore entro un anno dalla frattura femorale per conseguenze post-operatorie, il 40 per cento rimane disabile con conseguente grave compromissione dell’autonomia e della qualità di vita. Purtroppo soltanto una su 5 delle pazienti a rischio esegue un trattamento adeguato, pertanto la prevenzione resta una delle armi più efficaci per combattere la malattia, in grado – concordano gli esperti – di ridurre l’impatto negativo sulla vita personale e di limitare gli elevati costi socio-economici. “Quando, però, l’osteoporosi si manifesta – spiega il prof. Ranuccio Nuti, direttore del dipartimento di medicina interna all’Università di Siena – si possono utilizzare due tipi di farmaci: da un lato gli inibitori del riassorbimento, come i bifosfonati, che riducono l’ulteriore perdita di tessuto osseo; dall’altro i farmaci che stimolano la formazione di nuovo tessuto osseo. Di questa seconda famiglia fanno parte il teriparatide, l’ormone paratiroideo e il ranelato di stronzio. Quest’ultima è una molecola innovativa che riduce il rischio di fratture vertebrali e del femore in pazienti con osteoporosi post-menopausale, stimolando l’azione degli osteoblasti, le cellule specializzate alla produzione di nuovo tessuto osseo, e favorendo quindi l’aumento della massa ossea. L’efficacia e la sicurezza del ranelato di stronzio sono state dimostrate per 5 anni ed oltre”.

Ancora molti non sanno che, se si interviene tempestivamente, è possibile tenere sotto controllo la malattia ed evitare che distrugga progressivamente lo scheletro. “Si può ottenere una buona prevenzione cercando di attuare quelle misure che comportano la correzione dei fattori di rischio – spiega il prof. Nuti -. Alcuni aspetti, come il sesso e l’invecchiamento, non possono essere modificati, altri invece, come la vita sedentaria, il fumo, l’abuso di alcol possono essere corretti. Senza dimenticare l’introduzione o l’aumento del calcio nella dieta (latte, latticini e verdure) ed esponendo la pelle al sole per garantire un’adeguata sintesi di vitamina D”. Uno stile di vita corretto, affermano gli esperti, deve iniziare dall’infanzia, attraverso l’educazione ad una equilibrata alimentazione e a un esercizio fisico costante: oggi si sa che il tessuto osseo si ‘costruisce’ fino all’età adulta, ovvero fino ai 25-30 anni e che bisogna continuare a seguire uno stile di vita sano anche dopo la menopausa. Ma quando il danno allo scheletro è evidente si deve ricorrere ai farmaci. “Le molecole a nostra disposizione possono prevenire la malattia in via primaria, evitando cioè la prima frattura, oppure in via secondaria, prevenendo ulteriori e nuove fratture – continua il prof. Nuti – . I bisfosfonati (alendronato, ibandronato, risedronato, zoledronato) hanno dimostrato di prevenire il rischio di fratture bloccando la perdita di massa ossea; oltre a questi farmaci oggi abbiamo anche il ranelato di stronzio, approvato in Europa dall’EMA (European Medicines Agency) e in Italia dall’Agenzia Italiana del farmaco (AIFA) che ha la capacità di ridurre il rischio di fratture stimolando la ricostruzione ossea; nell’osteoporosi severa si sono dimostrati efficaci il teriparatide e l’ormone paratiroideo”. Dato molto importante se si guardano i numeri futuri: secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, in Europa nel 2050 l’aspettativa di vita raggiungerà gli 81,5 anni (84,5 per le donne e 78,5 per gli uomini) e il 34,2 della popolazione avrà più di 60 anni. Le previsioni dei costi per le fratture di origine osteoporotica saliranno dai circa 36 miliardi nel 2000 ai 77 miliardi nel 2050.
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