domenica, 29 novembre 2020
Medinews
28 Luglio 2005

“NO A OPERE PUBBLICHE FARAONICHE, PIU’ SOLDI PER I FARMACI”

Milano – “L’oncologo medico deve avere la possibilità di prescrivere i farmaci che ritiene indicati per i propri pazienti anche al di là di rigide norme prescrittive e non deve sentirsi condizionato dai propri amministratori sulla base dei costi elevati delle nuove terapie”. Lo ha detto oggi al Circolo della Stampa di Milano il prof. Roberto Labianca, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), nel corso della conferenza stampa di presentazione di una nuova terapia per il tumore del colon metastatico. “Trovo poco dignitoso e sostanzialmente umiliante – ha aggiunto Labianca – che molti di noi debbano ricorrere ad acrobazie contabili solo per difendersi dalle pressioni della dirigenza ospedaliera: è molto meglio che le Istituzioni sanitarie del Paese ci dicano se sono disposte a investire per migliorare i livelli di salute dei cittadini ammalati di cancro, magari rinunciando a faraoniche opere pubbliche o spese per armamenti, e trovino insieme a noi esperti le migliori soluzioni per allocare le limitate risorse disponibili”.
Su questi temi l’AIOM ha aperto un tavolo di confronto con l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) per “l’ottenimento di una corsia preferenziale, per rendere disponibili subito anche in Italia i farmaci innovativi”. “Di solito – ha ricordato il presidente degli oncologi – passano anni dal momento in cui si ha l’evidenza dell’efficacia di un farmaco alla possibilità per i pazienti di utilizzarlo. Noi oncologi rivendichiamo invece il diritto a utilizzare una terapia nel momento che viene documentata la sua efficacia. Con AIFA discuteremo quindi dell’uso off label (compassionevole). Un uso peraltro già consentito, ma che comporta difficoltà di spesa e di ordine medico legale. In ragione di ciò intendiamo fotografare la situazione italiana con uno studio specifico”.
“Per quanto riguarda i costi – ha concluso Labianca – è nostra intenzione, con l’Agenzia del Farmaco, intervenire sui meccanismi tecnici della rimborsabilità. Oggi questi farmaci gravano sui reparti di oncologia. Per avere una dimensione del problema è sufficiente pensare che negli ultimi cinque-sei anni il prezzo della terapia contro il tumore del colon è aumentato negli Stati Uniti da 60 a 30.000 dollari: un incremento assolutamente sovrapponibile sia alla realtà europea che italiana. Di conseguenza gli oncologi sono in grossa difficoltà di fronte alle loro amministrazioni, che operano in una logica di risparmio. Il risultato è una situazione poco sostenibile per i medici ma soprattutto per i pazienti, spesso costretti a cercare un centro ‘ricco’ in grado di garantire le cure più avanzate. Per ora è solo un’idea, ma tra le ipotesi che si stanno affacciando c’è anche quella di istituire un fondo speciale per i nuovi farmaci, distinto dai costi complessivi dell’attività clinica”.
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