Più della metà (53%) dei pazienti trattati con la combinazione di nivolumab e ipilimumab è vivo a quattro anni, con una sopravvivenza mediana globale (OS) non ancora raggiunta
A quattro anni, con la combinazione un maggior numero di pazienti è libero da un trattamento successivo rispetto a quelli trattati con nivolumab o ipilimumab in monoterapia
Questi risultati rappresentano il follow-up fino ad oggi più lungo in pazienti che hanno ricevuto una combinazione di inibitori del checkpoint immunitario in uno studio di fase III
randomizzato e controllato
(PRINCETON, N.J., 22 ottobre 2018) – Bristol-Myers Squibb ha annunciato oggi i risultati a quattro anni dello studio clinico di fase III CheckMate -067 – il più lungo follow-up fino ad oggi – che continua a dimostrare un beneficio di sopravvivenza durevole e a lungo termine con la combinazione di nivolumab e ipilimumab in prima linea, rispetto a ipilimumab in monoterapia, in pazienti con melanoma avanzato. Con un follow-up minimo di 48 mesi, i tassi di sopravvivenza globale a 4 anni per la combinazione nivolumab e ipilimumab sono pari al 53%, mentre per la monoterapia di nivolumab e ipilimumab sono pari, rispettivamente, al 46% e 30%. In aggiunta, la percentuale di pazienti che hanno avuto una risposta completa è ulteriormente aumentata, con tassi di risposta completi del 21% per la combinazione di nivolumab e ipilimumab, del 18% per nivolumab in monoterapia e del 5% per ipilimumab in monoterapia.
Inoltre, i risultati di un’analisi sui pazienti vivi a quattro anni, ha mostrato che nel gruppo trattato con la combinazione vi era una percentuale maggiore (71%) di pazienti liberi da trattamento (cioè, che non stavano più effettuando il trattamento in studio e senza terapia sistemica successiva) rispetto ai gruppi in monoterapia (50% per nivolumab e 39% per ipilimumab). Il profilo di sicurezza della combinazione con nivolumab e ipilimumab nello studio CheckMate -067 a quattro anni era in linea con i risultati precedenti, senza nuovi segnali relativi alla sicurezza né decessi correlati al trattamento.
I dati del CheckMate -067 (Presentation # LBA44) sono stati illustrati in una presentazione orale al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) in corso a Monaco (Germania), dal 19 al 23 ottobre, con pubblicazione simultanea su The Lancet Oncology.
“I risultati dello studio CheckMate -067 a quattro anni, che rappresentano il follow-up più lungo fino ad oggi per i pazienti trattati con la combinazione di nivolumab e ipilimumab, migliorano la nostra comprensione dei potenziali benefici di sopravvivenza a lungo termine della terapia di combinazione, indipendentemente dai livelli di espressione di PD-L1, per combattere questa forma aggressiva di melanoma”, ha detto lo sperimentatore del CheckMate -067, F. Stephen Hodi, M.D., direttore del Melanoma Center presso il Dana-Farber Cancer Institute e ricercatore presso il Ludwig Center di Harvard. “Per quanto è a nostra conoscenza, nessun trattamento disponibile ha dimostrato un tasso di sopravvivenza globale del 53% a quattro anni, in un contesto randomizzato”.
“Questi ultimi risultati del CheckMate -067 forniscono un ulteriore supporto al razionale scientifico a lungo termine per la combinazione di nivolumab e ipilimumab nel trattamento del melanoma avanzato”, ha affermato Arvin Yang, M.D., Ph.D., development lead, melanoma and genitourinary cancers, Bristol-Myers Squibb. “Questo studio ci fa compiere un passo in avanti nella nostra missione volta a comprendere come sfruttare al meglio il sistema immunitario per combattere questa forma aggressiva di cancro e a fornire agli operatori sanitari e ai pazienti un’opzione di trattamento duratura e sicura”.
CheckMate -067
CheckMate -067 è uno studio randomizzato in doppio cieco di fase 3 che ha valutato la combinazione di nivolumab e ipilimumab o nivolumab in monoterapia rispetto a ipilimumab in monoterapia in 945 pazienti con melanoma avanzato non trattato in precedenza. I pazienti nel gruppo di associazione (n = 314) hanno ricevuto nivolumab 1 mg/kg più ipilimumab 3 mg/kg (Q3W) per quattro dosi seguite da nivolumab 3 mg/kg ogni due settimane (Q2W). I pazienti nel gruppo nivolumab in monoterapia (n = 316) hanno ricevuto nivolumab 3 mg/kg Q2W più placebo. I pazienti nel gruppo trattato con ipilimumab in monoterapia (n = 315) hanno ricevuto ipilimumab 3 mg/kg ogni tre settimane per quattro dosi più placebo. I pazienti sono stati trattati fino a progressione o a tossicità inaccettabile. Gli endpoint co-primari dello studio sono stati la sopravvivenza globale (OS) e la sopravvivenza libera da progressione (PFS). Gli endpoint secondari hanno incluso i tassi di risposta obiettiva (ORR), l’efficacia del livello di espressione di PD-L1 nel tumore e la sicurezza.
I tassi di risposta obiettiva (ORR) erano in linea con la precedente analisi a tre anni e sono stati del 58% per la combinazione, e, rispettivamente, del 45% del 19% per la monoterapia di nivolumab e ipilimumab; tuttavia, i tassi di miglior risposta obiettiva (best ORR) sono leggermente aumentati con risposte complete rispettivamente del 21%, 18% e 5%. L’hazard ratio (HR) per la sopravvivenza libera da malattia (PFS) per la combinazione rispetto a ipilimumab in monoterapia è stato di 0,42 (intervallo di confidenza al 95% [CI]: 0,35-0,51; p: <0,0001) e per nivolumab in monoterapia rispetto a ipilimumab in monoterapia è stato di 0,53 (IC 95%: 0,44-0,64; p: <0,0001).
Complessivamente, i risultati di sopravvivenza hanno favorito i gruppi contenenti nivolumab rispetto a ipilimumab per tutti i sottogruppi valutati e un’analisi descrittiva ha mostrato, nei sottogruppi, tassi di sopravvivenza migliorati per la combinazione di nivolumab e ipilimumab rispetto a nivolumab in monoterapia. I tassi di sopravvivenza a quattro anni per i pazienti con tumori con mutazione BRAF sono stati del 62% per la combinazione, del 50% per nivolumab e del 33% per ipilimumab, mentre quelli per i pazienti con BRAF wild-type sono stati, rispettivamente, del 49%, 45% e 28%. In una valutazione descrittiva per i pazienti con una mutazione BRAF, la combinazione ha fornito più benefici rispetto a nivolumab in monoterapia con una hazard ratio per PFS di 0,62 (IC 95%: 0,44-0,88) e una hazard ratio per OS di 0,70 (IC 95%: 0,46-1 · 07).
In questa analisi a 4 anni, gli eventi avversi correlati al trattamento sono stati in linea con quelli precedentemente riportati e si sono verificati in 300 (96%) pazienti nel gruppo di associazione, in 270 (86%) pazienti nel gruppo nivolumab e in 268 (86%) pazienti nel gruppo ipilimumab; eventi avversi di grado 3/4 si sono verificati rispettivamente in 185 (59%), 70 (22%) e 86 (28%) pazienti.