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9 Maggio 2017

L’EUROPA APPROVA PEMBROLIZUMAB PER PAZIENTI CON LINFOMA DI HODGKIN CLASSICO REFRATTARIO O RECIDIVATO DOPO FALLIMENTO DI TRAPIANTO AUTOLOGO DI CELLULE STAMINALI E BRENTUXIMAB VEDOTIN O INELEGGIBILI AL TRAPIANTO

Prima approvazione europea di pembrolizumab per il trattamento di tumori ematologici

Roma, 9 maggio 2017 – La Commissione Europea (EC) ha approvato pembrolizumab, terapia anti-PD-1 (programmed death receptor-1), per il trattamento di pazienti adulti con linfoma di Hodgkin classico (cHL) refrattario o recidivato dopo trapianto autologo di cellule staminali (ASCT) e brentuximab vedotin (BV) o ineleggibili al trapianto o che abbiano fallito la terapia con BV. L’approvazione europea permette la commercializzazione di pembrolizumab in tutti i 28 Paesi membri dell’Unione Europea (EU), includendo anche Islanda, Lichtenstein e Norvegia, alla dose di 200 mg ogni tre settimane fino a progressione della malattia o tossicità inaccettabile.
“L’approvazione europea mette a disposizione un’importante nuova opzione terapeutica per i pazienti con linfoma di Hodgkin classico che non hanno risposto alle terapie attualmente in uso”, afferma il dott. Roger Dansey, senior Vice President e Therapeutic Area Head, Oncology Late-stage Development, Merck Research Laboratories. “Questo traguardo sottolinea il nostro impegno nel valutare pembrolizumab in malattie che rappresentano bisogni insoddisfatti in ambito ematologico”.
“Per i pazienti con linfoma di Hodgkin classico, che non hanno tratto beneficio da precedenti terapie – molti dei quali sono giovani e con prognosi sfavorevole – esistono limitate opzioni e il trattamento della malattia pone sfide importanti”, ha aggiunto Pier Luigi Zinzani, M.D., Ph.D., Professore Associato di Ematologia, Istituto di Ematologia “L. e A. Seràgnoli”, Università di Bologna. “Con questa approvazione, siamo ora in grado di fornire a questi pazienti una nuova opzione di trattamento estremamente necessaria”.

Dati a supporto dell’approvazione
L’approvazione europea si basa sui dati di 241 pazienti arruolati negli studi KEYNOTE-087 e KEYNOTE-013. Questi studi multicentrici, in aperto, hanno esaminato pazienti affetti da cHL dopo fallimento del trattamento con ASCT e BV o che fossero ineleggibili ad ASCT perché incapaci di ottenere remissione completa o parziale dopo chemioterapia di salvataggio e che non avessero risposto alla terapia con BV, oppure che non avessero risposto ad ASCT e non avessero ricevuto BV dopo il trapianto. Entrambi gli studi hanno incluso pazienti indipendentemente dall’espressione di PD-L1. L’ineleggibilità a questi studi consisteva in polmonite attiva, non infettiva, trapianto allogenico di cellule staminali (HSCT) ricevuto nei cinque anni precedenti (o più, ma con persistenza di sintomi di GVHD [graft-versus-host disease]), malattia autoimmune attiva o condizioni mediche che richiedevano trattamento immuno-soppressivo. Le più importanti misure di efficacia, i tassi di risposta obiettiva (ORR) e di remissione completa (CRR), sono state determinate attraverso una revisione centrale indipendente, in cieco, secondo i criteri aggiornati al 2007 dell’International Working Group (IWG). Misure secondarie di efficacia erano la durata della risposta, la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale.
Nello studio KEYNOTE-087, 210 pazienti hanno ricevuto pembrolizumab al dosaggio di 200 mg ogni tre settimane per 24 mesi o fino a tossicità inaccettabile o progressione documentata della malattia. L’81% dei pazienti era risultato refrattario ad almeno una terapia precedente, tra questi il 35% era refrattario alla terapia di prima linea. Inoltre, il 61% dei pazienti aveva ricevuto un precedente ASCT, il 38% era ineleggibile al trapianto, il 17% non era mai stato trattato con BV e il 36% era stato sottoposto a una precedente terapia radiante. L’analisi di efficacia ha indicato un ORR del 69% (IC 95%: 62,3 – 75,2), con un CRR del 22% e un tasso di remissione parziale (PRR) del 47%. Il follow-up mediano era di 10,1 mesi. Tra i 145 pazienti che hanno risposto alla terapia, la durata mediana della risposta è risultata di 11,1 mesi (range: 0+ – 11,1), ed il 76% dei pazienti ha mostrato risposte almeno 6 mesi.
Nello studio KEYNOTE-013, 31 pazienti hanno ricevuto pembrolizumab al dosaggio di 10 mg/kg ogni due settimane per 24 mesi o fino a tossicità inaccettabile o progressione documentata della malattia. L’87% dei pazienti era risultato refrattario ad almeno una precedente terapia, tra questi il 39% era refrattario alla terapia di prima linea. Il 74% dei pazienti aveva ricevuto un precedente ASCT, il 26% era ineleggibile al trapianto e il 42% era stato sottoposto a una precedente terapia radiante. L’analisi di efficacia ha indicato un ORR del 58% (IC 95%: 39,1 – 75,5), con un CRR del 19% e un PRR del 39%. Il follow-up mediano è risultato di 28,7 mesi. Tra i 18 pazienti che hanno risposto alla terapia, la durata mediana della risposta non è stata raggiunta (range: 0+ – 26,1+), l’80% di questi ha mostrato risposte≥6 mesi ed il 70% risposte superiori a 12 mesi.
L’analisi di sicurezza a supporto dell’approvazione europea di pembrolizumab si basa sui dati di 3.194 pazienti affetti da melanoma avanzato, NSCLC o cHL utilizzando quattro dosaggi di farmaco (2 mg/kg ogni tre settimane, 200 mg ogni tre settimane o 10 mg/kg ogni due o tre settimane) in vari studi clinici. Le più frequenti reazioni avverse (superiori al 10%) con pembrolizumab includevano fatigue (22%), prurito (15%), rash (13%), diarrea (12%) e nausea (10%). La maggior parte delle reazioni avverse presentava un grado di severità 1 e 2. Le più comuni reazioni avverse gravi (grado 3 o 4) erano di tipo immuno-mediato o legate all’infusione.
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