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28 Luglio 2005

LAZIO: CONTRACCEZIONE IGNOTA PER TEENAGER E IMMIGRATE. I GINECOLOGI: “SERVE UNA MIGLIORE INFORMAZIONE”

Roma – Solo il 26% delle donne del Lazio utilizza metodi contraccettivi sicuri. Con un paradosso, però: le laziali in età fertile hanno molte informazioni sulle tecniche contraccettive e una buona conoscenza dei metodi sicuri. La Regione, con queste percentuali, si colloca al 5° posto della graduatoria nazionale, poco al di sopra della media nazionale ma lontanissimo dalle più alte medie europee (40-50%). Tra i diversi sistemi contraccettivi sicuri la pillola è considerata ottimale dal 75% delle donne (solo il 4% la reputa poco o per niente affidabile). Esiste inoltre un’altra apparente contraddizione tra la forte domanda di informazioni autorevoli e l’offerta insufficiente: ben il 35% di chi utilizza o ha utilizzato tecniche contraccettive lo ha fatto decidendo da sola quale metodo usare, senza consultare alcuno, né il ginecologo né il medico di famiglia. Addirittura tra le 15-19enni la percentuale si alza al 54%. Certo, negli altri casi domina il ginecologo; ma quasi un quinto non l’ha mai consultato, privilegiando – più che il medico di famiglia – le amiche, sorelle, madri, zie, insegnanti, allenatori sportivi e addirittura padri. A fianco delle nostre teenager si collocano, in una situazione molto simile, le donne immigrate che non conoscono e non praticano alcun tipo di contraccezione sicura e spesso ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza. Questa ‘ultima spiaggia’ è infatti in aumento proprio tra le giovanissime italiane e tra le donne straniere. Sono questi i principali risultati dell’indagine della SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) – nell’ambito della campagna nazionale ‘Scegli Tu’ – realizzata nel novembre 2004 tramite 1.200 interviste ‘on line’ e 800 interviste telefoniche a campioni rappresentativi delle nostre connazionali tra i 15 e i 45 anni, di cui 200 svolte in Lazio. Il dato è stato diffuso oggi a Roma in occasione del convegno “La pillola oggi: attualità in tema di controllo della fertilità”.

La pillola continua ad essere considerata ottimale tra le donne: il 71% ritiene che dia un contributo positivo alla vita sessuale, il 96% sa che fornisce un apporto importante alla regolarizzazione del ciclo al sistema ormonale. La necessità del consiglio del medico e di esami specifici è nota al 95% delle donne così come la sua impossibilità di proteggere dalle malattie a trasmissione sessuale. “Il fatto che una così alta percentuale di donne ritenga importante affidarsi ad un parere medico prima di prendere una decisione nell’utilizzazione di un metodo contraccettivo – spiega il prof. Emilio Piccione, direttore della Clinica Ostetrico Ginecologica dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” – sostiene l’importanza di promuovere programmi di informazione sulla contraccezione che possono essere allo stesso tempo strumenti di sensibilizzazione per migliorare il rapporto medico/donna ed eliminare i più diffusi pregiudizi sulla contraccezione stessa e sulla sessualità”.
“La buona salute, infatti, – spiega il prof. Antonio Castellano, segretario regionale dell’AOGOI Lazio (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani) e direttore dell’Unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia dell’Ospedale San Paolo di Civitavecchia – è strettamente correlata ad una buona sessualità. Solo privilegiando la corretta informazione ed una adeguata educazione sanitaria che passi attraverso la sensibilizzazione e la conoscenza delle metodiche contraccettive, è prevedibile il superamento della situazione attuale, sfatando dannosi pregiudizi ed aiutando le nostre donne a scegliere il metodo più adatto a ciascuna esigenza. È quindi necessario insistere nella sensibilizzazione capillare nei confronti delle donne in genere, ma privilegiando le adolescenti. Già nel 2003 e nel 2004 la SIGO ha promosso numerose iniziative per enfatizzare il ruolo della prevenzione ginecologica e la promozione della prima visita attraverso campagne nelle Scuole Superiori sulle tematiche della crescita e dello sviluppo puberale. Oggi tocca a “Scegli Tu: insieme, felici di scegliere” che utilizza due strumenti in più: il più classico numero verde (800.00.22.21, operativo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17) e il sito www.sceglitu.it, che ha l’intento di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla scelta contraccettiva”.
Il quadro complessivo non è confortante: su cento 15-45enni residenti in Lazio 18 non hanno mai usato alcun metodo contraccettivo, 27 hanno smesso e solo 55 ne sono utilizzatrici attuali (sopra la media vi sono le 20-34enni, le diplomate, le laureate e le abitanti nella capitale): e questo 55% include anche le utilizzatrici di tecniche poco o per niente affidabili (tuttora varie donne e il loro partner ricorrono al coito interrotto). Ma c’è di più. “Il problema della contraccezione diventa ancora più significativo quando si affronta con le donne immigrate, ormai parte essenziale e significativa della nuova società multietnica cui andiamo incontro. Qui infatti si interfacciano problematiche legate a differenze culturali, socioeconomiche e soprattutto difficoltà di integrazione sociale ed ove spesso si percepisce un diffuso senso di “solitudine esistenziale”. Ecco il motivo della necessità di interventi mirati: non sfugge infatti all’osservazione il ricorso alla interruzione volontaria di gravidanza in questa popolazione come controllo delle nascite. Il contributo della Ospedalità pubblica e della Medicina del Territorio a livello dei Consultori Familiari è essenziale. La sensibilizzazione, la corretta informazione ed una imprescindibile mediazione culturale rappresentano i passaggi obbligati per intervenire in maniera determinante in termini preventivi ed assistenziali nel promuovere a tutto campo la salute globale della donna nella nostra attuale società”.
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