sabato, 4 febbraio 2023
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14 Ottobre 2010

GIOCO D’AZZARDO, ABUSO DEL WEB, SPESE FOLLI: ECCO LE NUOVE EMERGENZE DELLA PSICHIATRIA ITALIANA

Riccione, 14 ottobre 2010 – Il prof Aguglia: “Un numero crescente di persone soffre di ‘comportamenti compulsivi’sintomi di disagio sociale”. Va affrontata anche la depressione in chi è colpito da ictus, infarti, cancro, diabete

La malattia mentale cambia aspetto: non è più solo evidente stato di alterazione psichica e comportamentale, ma si nasconde dietro a fenomeni sociali molto diffusi e per questo spesso non considerati patologici. E’ quanto emerge dal congresso nazionale “La psichiatria del nuovo millennio: bisogni formativi, competenze cliniche e rischi professionali” organizzato dalla società dei giovani psichiatri della SIP (Società italiana di Psichiatria). “La nostra specialità sta assistendo a un cambiamento epocale – spiega il prof. Eugenio Aguglia, presidente eletto della SIP – Non più solo schizofrenia, depressione, disturbi bipolari, ma uno scenario più sfumato, diffuso ma non per questo meno preoccupante. Osserviamo nuovi aspetti clinici da trattare come il diffondersi dei casi di gioco d’azzardo patologico, la shopping mania, cioè l’acquisto compulsivo di oggetti di cui non si ha realmente necessità, o ancora l’utilizzo eccessivo del web, persone che ‘vivono’ più su Internet che nella vita reale, mascherati dietro personalità inventate su Facebook”. Le competenze cliniche in psichiatria sono oggi molto diverse e più articolate rispetto al passato e i bisogni formativi delle ‘nuove leve’ notevolmente cambiati.
Sono 7.500 gli psichiatri italiani chiamati ogni giorno a interpretare i nuovi disagi e le vulnerabilità che talvolta aprono la strada a vere e proprie patologie psichiatriche. “Siamo in continua evoluzione, con rinnovati obiettivi per la fine del 2010. – spiega ancora il prof. Aguglia – attendiamo importanti innovazioni per la categoria, come l’arrivo del nuovo sistema nosografico DSM V, per una sempre migliore definizione dei quadri clinici, al passo con i cambiamenti sociali. Abbiamo, inoltre, la necessità sempre più forte di implementare la nostra collaborazione con gli altri specialisti, cardiologi, oncologi, internisti per affrontare il problema della comorbidità”. La depressione, ad esempio, è in continuo aumento: sono circa 60 milioni in Europa le persone colpite di cui oltre la metà soffre di una forma grave e invalidante. In Italia, un adulto su quattro nel corso della vita è interessato da un episodio di depressione maggiore, le donne più degli uomini (12,8% contro il 5,9%). Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) la malattia rappresenterà nel 2020 la seconda causa di disabilità nel mondo, dopo le patologie cardiache. Un problema serio che coinvolge famiglie e mondo del lavoro e non di facile soluzione: una persona depressa su 3 lo è ancora dopo un anno, una su 10 deve continuare la terapia dopo 5 dal primo episodio, oltre la metà avrà una ricaduta nell’arco della sua esistenza.
Secondo alcuni studi, questa condizione riguarda fino al 50% delle persone che hanno avuto un ictus, dal 17 al 23% di chi ha subito un infarto miocardico acuto, può arrivare al 27% nei diabetici, al 22% in chi soffre di BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) e ipertensione. I malati di cancro soffrono di depressione in una percentuale che va dal 18 al 39%, mentre dal 10 al 37% di pazienti con malattia di Parkinson ne sono affetti. La depressione in comorbidità con altre malattie tocca, insomma, circa la metà dei malati ed è associata a una peggiore qualità della vita e a scarso miglioramento clinico dopo le cure: per questo va affrontata con ogni mezzo a disposizione dei medici e trattata insieme alla patologia organica che colpisce il paziente depresso. Ma occorre maggior attenzione, avverte il prof. Aguglia: “Solo il 40% dei 4.200.000 italiani in terapia antidepressiva ottiene remissione dei sintomi, cioè benefici sul tono dell’umore, sul sonno, l’appetito, l’interesse per la vita sociale. Uno dei motivi principali dell’insoddisfazione dei pazienti – continua il prof. Aguglia – è il ritardo dell’efficacia delle terapie finora disponibili, che si avverte solo a 3-6 settimane di trattamento. Effetti collaterali come aumento di peso e problemi alla sfera sessuale possono indurre ad abbandonare le cure. Ma oggi è disponibile una nuova classe di farmaci efficaci negli episodi di depressione, più rapidi, meglio tollerati”. Capostipite di questi farmaci denominati melatoninergici è l’agomelatina, che ha un meccanismo d’azione completamente diverso dai farmaci tradizionali. Agisce stimolando i recettori della melatonina (MT1 e MT2) e inibendo un tipo di recettore della serotonina (5-HT2C). I vantaggi sono osservabili su tutti i limiti delle attuali cure antidepressive: efficacia più rapida, con sollievo di alcuni sintomi fin dalla prima settimana di trattamento, migliore risposta rispetto ai farmaci e assenza degli effetti collaterali e della sindrome da interruzione. “Aspetto cruciale è anche la normalizzazione del ritmo sonno-veglia – conclude il prof. Aguglia – che potrebbe ridurre la somministrazione di farmaci ipnotici spesso associati alle terapie tradizionali. Al momento il farmaco è in fascia C ed è auspicabile che in tempi brevi sia inserito in fascia A per essere accessibile a tutti i pazienti colpiti da depressione”.
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