Medinews
26 Maggio 2003

FARMACI: INDUSTRIA EUROPEA SEMPRE PIU’ DEBOLE RISPETTO AGLI USA

Roma (Adnkronos Salute) – L’industria farmaceutica europea continua a perdere colpi rispetto alla produzione ‘made in Usa’. Il mercato nordamericano, tra il 1991 e il 2001 e’ cresciuto dell’11,6% all’anno contro un aumento del 7,4% registrato nel Vecchio continente. Non solo. Gli Stati Uniti confermano la loro leadership nel campo dell’innovazione: gli investimenti in R&S in Usa, tra il ’90 e il 2002, sono aumentati di cinque volte mentre in Europa ‘solo’ del 2,5%. A confermare il trend, ormai stabile da qualche anno, i dati del 2001 e quelli preliminari del 2002, presentati dalla Federazione delle associazioni delle aziende farmaceutiche europee (Efpia), al convegno annuale in corso da oggi fino al 28 maggio ad Atene.

A ‘frenare’ la crescita dell’industria europea, secondo le associazioni delle aziende (rappresentate per l’Italia da Farmindustria), e’ la mancanza di ”elementi che favoriscono, da un lato, e premiano da un altro, l’innovazione. Secondo i dati dell’Ims Health, il 62% delle vendite di nuovi farmaci commercializzati dal 1997 appartiene al mercato statunitense, rispetto al 21% del mercato europeo”. La frammentazione del mercato farmaceutico europeo, inoltre, si traduce – denunciano gli industriali del farmaco- in un redditizio ‘mercato parallelo’ che non porta vantaggio ne’ alla sicurezza sociale ne’ ai pazienti, oltre a privare l’industria di risorse aggiuntive utili al finanziamento delle attivita’ di Ricerca e Sviluppo. Nel 2001 il commercio parallelo ammontava a 3.600 milioni di euro (valore in prezzo a ricavo industria). La spesa destinata alla R&S e’ passata in Europa dai 7,941 milioni di euro del 1990 ai 19,800 milioni di euro stimati nel 2002. Si e’ consentito, cosi’, un rapido ‘sorpasso’ agli Stati Uniti che, invece, sono passati dai 5,342 milioni di euro del ’90 ai 27,890 delle stime 2002.

Nel 2002 il mercato farmaceutico mondiale si e’ attestato su 423.467 milioni di euro (prezzo a ricavo industria). Piu’ ‘veloce’ il mercato del Nord America (Usa e Canada) che si e’ mantenuto al primo posto con una quota del 50,9% contro il 25,4% dell’Europa e l’11,7% del Giappone. In diversi Paesi Europei – sottolinea il rapporto dei produttori – l’industria farmaceutica si colloca tra i cinque maggiori settori manifatturieri esportatori. Ed e’ proprio questo settore a contribuire, piu’ di qualsiasi altro high-tech, alla bilancia commerciale Ue: le esportazioni farmaceutiche europee si attestano, secondo le stime 2002, a 130 milioni di euro, le importazioni a 90 milioni di euro mentre il saldo della bilancia commerciale e’ di 40 milioni di euro.

Nel 2001 le aziende hanno investito circa 18.800 milioni di euro in R&S sul territorio europeo. Questo perche’ rispetto agli Usa, l’Europa rappresenta un’area poco interessante per gli investimenti, sia per le dimensioni del mercato, sia perche’ gli incentivi alla creazione di nuove aziende biotecnologiche sono scarsi. Non a caso gli Stati Uniti sono divenuti leader mondiali nell’invenzione di nuove molecole. Tra le ”entita’ chimiche e biologiche” create tra il 1998 e 2002 ben 77 sono ‘made in Usa’, 68 sono nate in Europa e 29 in Giappone. Nel 2002, sulle 29 lanciate sul mercato, 13 sono state create in Usa, 8 in Europa, 7 in Giappone. Il settore biofarmaceutico europeo e’ in crescita ma resta dominato dai produttori americani. La maggior parte delle aziende biotecnologiche del Vecchio continente, infatti, e’ ancora troppo ‘giovane’, questo perche’ l’Europa si e’ lasciata sfuggire la prima ondata di successi nel settore negli anni ’80. Ma l’uso di nuove tecnologie e’ vitale per le aziende: circa un quinto delle nuove entita’ molecolari lanciate sul mercato mondiale derivano ogni anno dalle biotecnologie.
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