martedì, 24 novembre 2020
Medinews
3 Marzo 2003

FAMIGLIA, FIGLI E LAVORO: ECCO COME CAMBIANO I BISOGNI DELLE PERSONE CON L’INFEZIONE DA HIV

Milano, 28 febbraio 2003 – Dall’Aids non si guarisce, non c’è ancora un vaccino né un farmaco che uccida definitivamente il virus. Eppure, almeno nei Paesi Occidentali, è bastata la messa a punto di molecole efficaci nel tener sotto controllo la malattia per cambiare radicalmente la storia dell’Hiv. In soli vent’anni si è passati dalla morte certa nell’arco di pochi mesi a progettare addirittura la nascita di una nuova vita. Una svolta epocale, che mette in luce come proprio i farmaci abbiano cambiato i bisogni delle persone sieropositive. “In pochi anni siamo passati dall’angoscia di morire a quella di vivere – dice Rosaria Iardino, esponente storica dell’attivismo italiano – uscire dalla seconda non è però solo compito nostro. Superata l’emergenza farmaci, oggi è necessario rimettere al centro del dibattito la persona, con i suoi bisogni, le sue aspettative. Che poi sono quelli di tutti: un lavoro, una famiglia, dei figli”.
Di questi temi, e in particolare dei servizi alla persona previsti dal piano regionale, si discute oggi all’Hotel Michelangelo di Milano dove, dalle 17 alle 20, è in programma la VI edizione del Congresso “Ombre e Luci”, organizzato dall’Anlaids Lombardia, da Cemat (Centro per migliorare l’adesione alle terapie) e dal Gruppo nazionale delle persone sieropositive. All’incontro prenderanno parte il prof. Mauro Moroni, presidente di Anlaids Lombardia, che relazionerà sulle ultime novità nella terapia antiretrovirale; il prof. Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco, che relazionerà invece su lipodistrofia negli adulti e nei bambini; il prof. Enrico Ferrazzi, responsabile del reparto di Ostetricia e Ginecologia del Sacco, che affronterà il delicato argomento del desiderio genitoriale in coppie discordanti e concordanti, soffermandosi, anche in questo caso, sulle ultime novità; il dott. Vittorio Carreri, dirigente dell’Unità operativa di prevenzione del Pirellone, che illustrerà, infine, i cambiamenti della riforma sanitaria in Regione Lombardia.
Affrontare il tema dell’Hiv oggi in Italia non significa dunque parlare solo di terapia. I farmaci hanno allungato la prospettiva di vita delle persone che hanno quindi ripreso a progettare il loro futuro: la laurea, il lavoro, l’acquisto della casa, la nascita di un figlio. “Diventare genitori – sostiene Iardino – non è puro istinto alla sopravvivenza della specie, ma la testimonianza del nostro passaggio nel mondo, tangibile dimostrazione di una normalità riconosciuta e dell’inserimento a pieno titolo in questa società. Era più che prevedibile, quindi, che anche le persone sieropositive, nel momento in cui la loro aspettativa e qualità di vita fosse aumentata sensibilmente, avrebbero ripreso a pensare a formare una famiglia e a mettere al mondo dei bambini”.
Grazie ad una rivoluzionaria tecnica di lavaggio dello sperma, eseguita proprio all’ospedale Sacco di Milano, questo è possibile. E soltanto negli ultimi due anni in Italia sono nati 400 bambini sani da padre sieropositivo e madre sieronegativa. “Ma oggi – continua Iardino – molte donne Hiv+ stanno bene e chiedono di poter diventare mamma senza compromettere la salute del nascituro. Per questo noi chiediamo una regolamentazione legislativa che permetta al più presto anche questa pratica: che venga cioè messo a punto un trial di sperimentazione”.
Al congresso è molto attesa anche la relazione del dott. Vittorio Carreri, che, alla luce della regionalizzazione della sanità, dovrà spiegare alle persone con Hiv i programmi del Pirellone. “Dalla Regione – conclude Iardino – non solo vogliamo sapere se sarà garantito l’accesso alle terapie, ma anche se e come saranno disponibili tutti i servizi collegati: le case alloggio, l’assistenza sociale e psicologica”.
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