sabato, 25 settembre 2021
Medinews
19 Maggio 2009

EPATOPATIA CRONICA, PROVATA L’AZIONE TERAPEUTICA DELLA SILIBINA

Firenze, 19 maggio – Il prof. Pinzani dell’Università di Firenze “l’estratto purificato del cardo mariano apre nuove prospettive per la cura delle malattie del fegato e dell’apparato digerente”

Da una pianta selvatica nuove speranze per proteggere il fegato. Da anni si studiano gli effetti terapeutici della silibina sulla malattia epatica ma solo oggi nella recente pubblicazione sulla prestigiosa rivista Journal of Hepatology, è stata dimostrata la proprietà epatoprotettiva ed anti-fibrotica della principale componente della silimarina, estratta dal cardo mariano. I risultati vengono da uno studio in vitro condotto dal prof. Massimo Pinzani dell’Università di Firenze, in collaborazione con i colleghi delle Università di Napoli e Torino. I ricercatori hanno utilizzato cellule epatiche umane che in risposta a diversi stimoli si attivano dando luogo alla fibrogenesi, processo di riparazione del tessuto epatico che porta, nelle malattie epatiche croniche del fegato, ad una progressiva alterazione della struttura e delle funzioni di quest’organo. Il danno epatico e la conseguente fibrosi sono generalmente causati da infezioni virali (epatite B o C), abuso cronico di alcool, malattie metaboliche o autoimmunitarie, deposito di ferro. I fibroblasti attivati provocano una “cicatrice” e nel tempo si può arrivare a una completa sostituzione cicatriziale del tessuto epatico. La silibina , quando è aggiunta alle cellule stellate in coltura a determinate concentrazioni, blocca o rallenta l’attivazione dei fibroblasti e quindi impedisce la progressione dell’infiammazione e la conseguente fibrosi. “Lo studio svolto nel nostro laboratorio – spiega il prof. Massimo Pinzani – è stato rivolto a chiarire i meccanismi cellulari e molecolari degli effetti della silibina in cellule isolate da fegato umano e mantenute in coltura. I risultati confermano che la silibina è in grado di contrastare l’evoluzione della fibrosi e di svolgere un effetto antiossidante. Ma il risultato più importante e inatteso è stata l’osservazione di un potente effetto antinfiammatorio che apre nuove prospettive non solo per la cura delle malattie del fegato ma anche di altre affezioni infiammatorie dell’apparato digerente”.
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