Medinews
6 Marzo 2005

EMEA: NUOVO FARMACO CONTRO EPATITE B

Roma – La Commissione europea ha approvato il peginterferone alfa-2a per il trattamento dell’epatite B cronica, sia per la forma HBeAg-positiva e sia per HBeAg-negativa.
Nel nostro paese, nonostante la vaccinazione obbligatoria vigente dal 1991, sono circa mezzo milione gli adulti colpiti da epatite B ed esistono 125 mila i portatori attivi.
La forma di epatite B prevalente è quella HBeAg-negativa, cioè quella più difficile da trattare e associata ad una prognosi peggiore. Presto, anche in Italia sarà possibile utilizzare il peginterferone alfa-2a (40KD) per il trattamento dell’epatite B cronica, grazie all’approvazione dell’EMEA.
“Il peginterferone alfa-2a raggiunge una percentuale di risposta elevata in un numero significativo di pazienti con epatite B cronica al termine di un periodo di trattamento definito di 48 settimane”, spiega Patrick Marcellin, epatologo all’Hopital Beaujon, Clichy, e coordinatore internazionale dello studio registrativo di fase III; “negli studi clinici, il peginterferone alfa-2a ha dimostrato la sua efficacia in entrambe le forme della malattia e ha evidenziato benefici superiori rispetto alle terapie attualmente utilizzate, la lamivudina e l’interferone convenzionale. Questi risultati supportano il suo utilizzo come terapia di prima linea per l’epatite B cronica”.
Il peginterferone alfa-2°, rispetto alla lamivudina, ha sia un effetto immunomodulante che un effetto antivirale bloccando la replicazione del virus.
Questo offre ai medici una nuova opportunità terapeutica, con i vantaggi di un trattamento con una durata definita ed una remissione duratura dalla malattia, evitando il peso di sottoporre i loro pazienti a una terapia che durerebbe tutta la vita.
Giuliano D’Ambrosio
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