domenica, 26 settembre 2021
Medinews
4 Aprile 2006

DONNE, ANCHE A BRESCIA UN OSSERVATORIO PER LA LORO SALUTE

Brescia – Uno sguardo ‘femminile’ sull’Alzheimer. Perché questa malattia, insieme ad altre, colpisce molto più le donne degli uomini (7,5% di incidenza contro il 5,2%) e perché sono soprattutto le donne a dover gestire il malato durante la sua, spesso lunghissima, malattia. Tutto questo avviene non a caso a Brescia, dove l’attenzione per questa grave malattia è da sempre molto elevata: è infatti della nostra Provincia il record italiano del numero di centri di diagnosi e cura per l’Alzheimer, circa uno per ogni struttura ospedaliera. L’occasione per affrontare questo tema è stato il convegno “La donna e la memoria” che si è svolto oggi al Salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia. Si tratta del primo di una serie di appuntamenti nazionali organizzati dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da, su internet www.ondaosservatorio.it) con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica, la classe medica e quella politica su una problematica grave: l’oggettivo svantaggio delle donne rispetto agli uomini nella tutela della loro salute. Ne hanno discusso Giuliano Binetti, direttore del Laboratorio di Neurobiogenetica dell’Ospedale Fatebenefratelli di Brescia, Piera Maculotti, presidente della Commissione pari opportunità del Comune e Francesca Merzagora, presidente nazionale di O.N.Da.

“ONDA – spiega Francesca Merzagora – nasce con l’obiettivo di promuovere una cultura della salute che tenga conto delle ‘naturali differenze’ dell’universo femminile e quindi delle diverse necessità nell’ambito della salute. Intende quindi stimolare la ricerca sulle principali malattie femminili e sulle loro implicazioni economiche, giuridiche e sociali”. Tra queste vi è certamente l’Alzheimer, che coinvolge il mondo femminile non solo per i numeri ma anche perché è soprattutto la donna che si dedica all’assistenza del malato. In Italia nel 2000 sono stati rilevati circa 150mila nuovi casi, oggi sono in totale circa 600mila. Dei circa 180mila anziani bresciani, 10 mila hanno l’Alzheimer e altri 35mila soffrono di quella che si può definire compromissione cognitiva lieve, che nel 40% dei casi può risolversi, ma nei restanti è un importante campanello d’allarme. “Solo nel nostro centro – spiega il prof. Binetti – vediamo circa 2.500 pazienti l’anno, la maggioranza donne, e di questi ne vengono ricoverati circa 800. Perché le donne siano più colpite degli uomini non è ancora del tutto chiaro. Molte sono le ipotesi: una spettanza di vita maggiore delle donne rispetto agli unomini, una maggiore durata della malattia nelle donne. Certamente un ruolo importante è giocato anche a livello ormonale: la drastica alterazione del milieau ormonale nel periodo della menopausa potrebbe in qualche maniera influenzare l’insorgenza di eventuali problemi di memoria e demenza nel tempo. Infatti, durante i nostri studi, abbiamo potuto verificare che donne sane sottoposte a terapia ormonale sostitutiva durante la menopausa presentano dopo anni prestazioni cognitive migliori rispetto alle donne che non avevano potuto accedere a tali cure. Sono in corso naturalmente altri studi per sapere se e come intervenire in questo particolare periodo della donna per aiutare il fisico e anche il cervello a far si che la malattia non insorga”.
La figura centrale di riferimento per questi pazienti resta il medico di famiglia, affiancato naturalmente dalle Istituzioni quali l’Asl e l’assessorato ai servizi sociali del Comune. Ma sono le donne sono le attrici principali anche nella gestione della malattia. Perché la maggioranza di questi pazienti è ‘sulle spalle’ di figlie, mogli, nipoti, badanti. “Dare la vita, crescere, accudire – spiega la prof. Piera Maculotti, presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune – sono gesti che, per ragioni sia biologiche sia storiche, accompagnano da sempre l’esperienza della donna. Una speciale vicinanza alla concretezza del vivere, una conoscenza più diretta della quotidianità, degli ostacoli, delle disparità e dei disagi che impediscono un’esistenza sana e serena: anche di questo è fatto il ‘sapere’ femminile. E a questo si ispira il nostro impegno per una città attenta alla qualità della vita, efficiente e solidale, capace di fornire risposte ai bisogni di sempre e alle necessità di oggi. Al problema dell’invecchiamento della popolazione, per esempio (con un alto tasso di femminilizzazione, dopo i 65 anni); all’aumento (documentato) del malessere neuropsichiatrico, alla crescita di nuove malattie, del corpo e dell’anima”.
Per non lasciare sole le famiglie con i loro dolori, l’Amministrazione comunale interviene in modo mirato, attraverso prestazioni e servizi sanitari e socio-assistenziali, anche domiciliari, il più possibile qualificati e integrati.
“È importante, quindi – continua la prof. Maculotti – rafforzare la collaborazione tra le moltissime realtà attive in questo campo, sia a livello istituzionale sia nella società civile. Questo anche per coinvolgere in modo organico il variegato mondo del volontariato e dei giovani, perchè la loro crescita si nutra anche di valori e la loro sensibilità si traduca in segni di rispetto e di solidarietà per chi è diverso, più debole o anziano. D’altra parte – conclude – tutti noi dobbiamo maturare una consapevolezza nuova, cosciente dei limiti che l’auspicata longevità comporta, pronta a ri-orientare il nostro stile di vita in forme più sobrie e più sagge, a mantenere attive le energie individuali, a non smettere di coltivare le relazioni affettive e sociali. Nella coscienza che solo dentro una comunità più accogliente e paziente, la vita potrà essere più vivibile, per tutte e per tutti”.
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