domenica, 28 febbraio 2021
Medinews
14 Maggio 2004

CUNEO, OLTRE 800 CASI DI TUMORE OGNI ANNO. IN FORTE CRESCITA IL POLO ONCOLOGICO OSPEDALIERO

Domani in città convegno di Aiom e Simg sulla qualità di vita del paziente oncologico

Cuneo – Da un piccolo day hospital di 7 posti letto a un vero e proprio centro con 16 letti e una struttura in grado di effettuare trapianti di midollo. Da 150 a 800 nuovi casi diagnosticati all’anno. Sono questi i dati principali che mettono in evidenza la grande crescita del centro oncologico di Cuneo negli ultimi 7 anni. “In questo periodo – spiega il direttore, il prof. Marco Merlano – il Polo Oncologico di Cuneo si è reso autosufficiente. Una volta gran parte della popolazione oncologica migrava verso altri centri della Regione. Oggi questa migrazione è praticamente nulla, ridotta al 4%. Abbiamo ottenuto una completa estensione dei servizi sul territorio grazie sia alla creazione, tre anni fa, di un hospice. Disponiamo di posti letto protetti sia per terapie ad alte dosi che per trapianti di midollo e altre procedure complesse. Infine abbiamo creato in fortissimo collegamento con il territorio grazie alla preziosa collaborazione con i medici di famiglia. L’obiettivo principale per il futuro? Dopo aver raggiunto l’obiettivo del 50% delle guarigioni in media, puntiamo al miglioramento delle qualità di vita del malato durante e dopo le cure. La qualità di vita del paziente con tumore rappresenta infatti oggi l’impegno principale dell’oncologia. Un obiettivo che non può prescindere dalla collaborazione tra oncologi e medici del territorio”.

Per approfondire questo tema viene organizzato un convegno di aggiornamento su una delle problematiche più importanti nei malati di tumore: la fatigue. L’incontro, accreditato ECM, è parte di un progetto nazionale organizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dalla Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) ed è in programma domani, sabato 15 maggio, alle ore 8,15 nella sala conferenze dell’Hotel Class Madonna dell’Olmo Cuneo. A condurre il lavori del corso con il prof. Merlano, il dr. Enrico Turbil e il dr Luciano Allione, medici di famiglia della SIMG.

“Il filo conduttore – precisa il prof. Merlano – sarà dunque la lotta alla ‘fatigue’, un mix di stanchezza, estrema debolezza, mancanza di energia, che affligge oltre il 90% dei malati con tumore sottoposti a chemio e radioterapia. Uno dei pregi di questa iniziativa è proprio questo: mentre del dolore si parla sempre più e si cominciano a vedere i primi risultati, su questa ‘malattia nella malattia’ che interferisce moltissimo nella vita del paziente, condizionandolo nelle cure e costringendolo a limitare i cicli di chemioterapia e quindi la loro efficacia, siamo ancora molto indietro: rimane sottostimata dai medici e sconosciuta dagli stessi pazienti, che la credono una conseguenza inevitabile del cancro. Solo il 38% di chi ne soffre ne parla con il proprio medico, meno di una persona su due, e solo il 9% viene sottoposto a trattamenti specifici. Per questo è fondamentale puntare molto sull’ascolto del paziente e dei suoi familiari. Ed avere un rapporto costante con il medico di famiglia. Molti dei disturbi, infatti, non vengono riferiti all’oncologo ma ai parenti e al medico di famiglia”.
“Ben venga questa iniziativa – afferma il dr. Allione Presidente della sezione provinciale Simg di Cuneo– che prevede un maggior coinvolgimento del medico di medicina generale nella gestione del paziente oncologico: non solo attenzione alla sopravvivenza libera da malattia, che rappresenta comunque sempre uno degli obiettivi fondamentali, ma anche alla qualità della vita. Questo corso vuole presentare ai Medici di Medicina Generale il problema ‘fatigue’ come un fenomeno multidimensionale che riduce i livelli di energia, le capacità mentali e lo stato psicologico dei pazienti oncologici, in una frase, un fenomeno incide pesantemente sulla qualità della vita, facendo acquisire le conoscenze necessarie per riconoscerlo e per far sì che non venga trascurato nell’ambito dei piani di trattamento. Questo aspetto del percorso assistenziale, più ancora che per altri settori della medicina, comporta infatti lo sviluppo di una sensibilità dei medici anche verso le manifestazioni non strettamente cliniche delle malattie, facendo crescere la voglia di dedicare del tempo ad approfondire tematiche impegnative, sia sul piano scientifico, sia su quello relazionale nel rapporto medico-paziente”.
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