domenica, 5 febbraio 2023
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25 Settembre 2009

CANCRO, L’APPELLO DEI MEDICI DI FAMIGLIA DELLA LIGURIA. “NON ESCLUDETECI DALLE CAMPAGNE DI SCREENING”

Genova, 25 settembre 2009 – Il dott. Brasesco: “Possiamo migliorare l’adesione della popolazione alle iniziative di sensibilizzazione, purtroppo quasi assenti nella regione”. 8000 nuovi casi ogni anno

Prima e dopo il cancro. Il ruolo del medico di famiglia nella gestione del malato oncologico diventa sempre più rilevante, non solo nella fase successiva alla dimissione ospedaliera, ma anche e soprattutto nel favorire la diagnosi precoce con la partecipazione dei pazienti alle campagne di screening. Domani a Genova medici di medicina generale, oncologi e palliativisti si confronteranno nel corso del Convegno “Il paziente oncologico: dalla diagnosi alle cure palliative verso una rete integrata a beneficio del paziente”: è il 2° Congresso Regionale SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) Liguria, particolarmente importante perché per la prima volta coinvolge due aree cliniche nazionali SIMG, l’area oncologica e quella delle cure palliative. Ogni anno in Liguria si registrano circa 8000 nuovi casi di cancro. “Nel prossimo futuro – spiega il dott. Pierclaudio Brasesco, Presidente regionale SIMG Liguria – saremo chiamati sempre più a collaborare con gli oncologi su molte terapie che sono ormai domiciliari. E il tema della prevenzione oncologica attraverso gli screening cogestiti dai medici di famiglia va totalmente riaffermato, sopratutto in Liguria, dove non solo si assiste al mancato coinvolgimento dei medici di medicina generale ma vi è una quasi totale assenza degli screening stessi”. “Altre esperienze regionali – afferma il dott. Claudio Cricelli, presidente nazionale SIMG –, ad esempio quella veneta, hanno invece evidenziato il nostro apporto fondamentale nel migliorare l’adesione della popolazione alle campagne di sensibilizzazione. Grazie al rapporto costante con i nostri assistiti possiamo informarli nel corso della normale attività clinica, con il materiale divulgativo disponibile nelle sale d’attesa e con il richiamo rivolto a coloro che non si presentano al primo invito per effettuare gli screening”. Il congresso si pone l’obiettivo di un ulteriore confronto: quello con le istituzioni regionali e locali (ASL) con l’obiettivo di trovare un “consensus” verso una “rete integrata a beneficio del paziente”. Sono stati invitati Claudio Burlando, presidente della regione Liguria, e Marta Vincenzi, sindaco di Genova.

Il ruolo del medico di medicina generale non si esaurisce nella prevenzione e nella diagnosi precoce. Il paziente curato per un cancro, dopo la dimissione ospedaliera ha, generalmente, una duplice possibile reazione psicologica nei confronti dell’esperienza vissuta. Alcuni persone tendono a rimuovere la patologia da cui sono affetti, per cui in qualche modo rifiutano l’idea di sottoporsi a periodici controlli. Altri, viceversa, sviluppano una tipica ansia che potremmo definire “da ricaduta”, legata al timore di sviluppare recidive neoplastiche, che li spinge a richiedere continuamente indagini di controllo. Proprio in questa fase il medico di famiglia torna dunque a riappropriarsi, in collaborazione con lo specialista, di un ruolo importante: è suo compito stimolare e motivare, con le giuste parole, il paziente “indisciplinato” e resistente agli accertamenti periodici, tranquillizzando e sostenendo psicologicamente, nel contempo, chi è emotivamente più fragile e più preoccupato di rivivere l’esperienza passata. Altro tema che verrà affrontato nel corso del Congresso ligure è quello delle cure palliative domiciliari, un ambito di particolare interesse per i medici di famiglia vista la tendenza a ricoveri sempre più brevi in ospedale. “Vogliamo confrontarci – conclude il dott. Brasesco – con chi sul territorio si assume l’onere di gestire le reti di cure palliative. L’assistenza al paziente neoplastico terminale rappresenta per il medico di famiglia un momento di grande impegno e coinvolgimento professionale ed emotivo. In questa fase della malattia egli assume un ruolo centrale e diviene un punto di riferimento prezioso ed indispensabile, guida per il malato e per il nucleo familiare lungo le varie fasi di un’esperienza difficile e dolorosa, spesso drammatica. Nella malattia terminale gli interventi finalizzati al controllo della patologia devono essere limitati a ciò che può consentire un reale vantaggio per la qualità di vita del paziente”.
Nella prima parte del convegno si parlerà delle reti oncologiche in Italia, a seguire la tavola rotonda su “Governo clinico e sanità regionalizzata: una sfida per la medicina generale”. Ampio spazio anche all’aggiornamento sulle principali tematiche cliniche, nella sessione dedicata alle “nuove terapie nel trattamento dei big killers”. A chiudere i corsi professionalizzanti concepiti insieme dai medici di famiglia e dagli specialisti per offrire un vero aggiornamento“pratico”.
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