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12 Aprile 2012

CANCRO, GLI IMMIGRATI SI AMMALANO DI PIÙ. “MANCA UNA VERA RETE DI SOSTEGNO”

Verona, 23 settembre 2010 – Le barriere linguistiche e culturali li tengono lontani dalle campagne di screening.La prof.ssa Molino dell’Università scaligera: “Da non sottovalutare anche la migrazione interna. Ancora troppe differenze nell’accessibilità ai trattamenti nelle diverse Regioni”

Gli immigrati sono più indifesi rispetto ai cittadini italiani di fronte al rischio di ammalarsi di tumore. Le cause? Alimentazione scorretta, scarsa possibilità di accedere alle campagne di screening, maggiore diffusione del fumo. In Veneto ogni anno si ammalano di cancro circa 32.000 persone e il 20% dei residenti è rappresentato da popolazione straniera. Per superare le barriere, non solo linguistiche, che rendono difficile la cura di queste persone, è indispensabile creare una rete di sostegno che coinvolga le Istituzioni. Si apre oggi a Verona (Sala Convegni del Banco Popolare di Verona) il convegno interregionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), una “due giorni” dedicata alle “Diversità in oncologia” a cui partecipano più di 80 esperti. “Vogliamo approfondire alcuni temi che creano diversità in oncologia – spiega la prof.ssa Annamaria Molino, direttore dell’Oncologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e coordinatore dell’AIOM Veneto -. Un fenomeno in costante crescita è rappresentato dalla migrazione interna da una Regione all’altra del nostro Paese, che lascia i pazienti disorientati ed è dovuto a diversa accessibilità ai farmaci nelle diverse Regioni”. Durante il convegno si parla anche dell’impatto causato dalle differenze linguistiche, culturali e religiose. “Ogni giorno – continua la prof.ssa Molino – ci confrontiamo con le problematiche connesse alla multietnicità dei nostri pazienti. Dobbiamo affrontare patologie diverse che un tempo neppure conoscevamo. Non solo. In alcuni casi gli stranieri hanno paura a recarsi in ospedale perché clandestini. Con la conseguenza che il tumore viene diagnosticato quando è in fase avanzata”. Inoltre manca talvolta il supporto a casa perché sono soli di fronte alla malattia. Il ruolo del mediatore culturale diventa quindi essenziale. “L’oncologia interraziale – conclude la prof.ssa Molino – avrà un peso sempre maggiore vista la consistenza delle ondate migratorie che interessano il nostro Paese”.

Fabrizio Fiorelli
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