giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
3 Ottobre 2003

A MELDOLA LA POSA DELLA PRIMA PIETRA DELL’ISTITUTO ROMAGNOLO DEI TUMORI

La cerimonia il 6 ottobre. Sarà operativo nel 2006: 25 milioni l’investimento

Meldola (FO) – La ricerca sarà il suo punto di forza, con un centro all’avanguardia, dotato di un reparto con circa 50 posti letto, un ampio laboratorio, un settore dedicato alla radioterapia avanzata e uno alla medicina nucleare. Spazio anche all’epidemiologia e alla biostatistica. Inoltre i centri di Forlì, Cesena, Rimini, Ravenna, Faenza, Lugo saranno collegati in rete per facilitare la condivisione dei dati e dei risultati delle ricerche.
Nasce l’Istituto Scientifico Romagnolo per lo studio e la cura dei tumori che avrà sede nell’ex ospedale di Meldola, nei pressi di Forlì. La cerimonia di posa della prima pietra avrà luogo il 6 ottobre, e in tal occasione il professor Dino Amadori, direttore scientifico del futuro Istituto e attuale direttore del dipartimento di Oncologia dell’ASL di Forlì, presenterà i contenuti scientifici dell’iniziativa. “Il progetto – afferma il prof. Amadori – nasce da un’idea che coltivavo da alcuni anni. Grazie all’impegno e al contributo di molti, e in particolare delle Aziende Sanitarie Locali della Romagna e dell’Istituto Oncologico Romagnolo, l’Istituto diventerà una realtà che si pone l’obiettivo principale di promuovere le ricerche più innovative nella terapia dei tumori”.

Le Aziende sanitarie locali di Forlì, Cesena, Rimini, Ravenna, le Fondazioni delle Casse di Risparmio della Romagna, l’Istituto oncologico romagnolo, oltre al comune di Meldola, hanno raccolto fondi necessari – 20-25 milioni di euro – per costituire nel 2000 una società a responsabilità limitata nell’ambito di un progetto gestionale nazionale, in base al decreto legislativo sulle sperimentazioni gestionali, promosso dall’allora ministro della sanità Bindi.
Il risultato finale, operativo nella primavera 2006, sarà la realizzazione di un Istituto, in cui la cosiddetta ricerca traslazionale occuperà il primo posto. Si tratta di un’area tematica strategica, perché inizia nel laboratorio, per poi continuare in reparto con la sperimentazione clinica controllata. E questo aspetto d’avanguardia rende il progetto particolarmente originale e lo differenzia da altri istituti oncologici a vocazione prevalentemente chirurgica e medica.
La Romagna appare una sede ideale per l’Istituto: il quadro epidemiologico evidenzia infatti un aumento dei tumori, con tassi di incidenza mediamente più alti rispetto al resto d’Italia a Forlì e Ravenna e per particolari neoplasie come quelle del colon-retto, del polmone, della mammella. Il progetto si inserisce nella strategia nazionale di controllo del cancro in Italia, dove si registrano 270.000 nuovi casi annui, con 160 mila decessi.
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