martedì, 25 gennaio 2022
Medinews
23 Dicembre 2021

VIRUS RESPIRATORIO SINCIZIALE: ANCHE IN PIEMONTE E VAL D’AOSTA REPARTI SOTTO PRESSIONE ESISTE UNA PROFILASSI PER PROTEGGERE I PIÙ FRAGILI

La dott.ssa Coscia: “Quest’anno gli accessi di bambini con bronchiolite al pronto soccorso dell’Ospedale Pediatrico Regina Margherita sono molto più rilevanti rispetto al solito”
La dott.ssa Russo “Oggi sembra ci sia una minima deflessione del numero di contagiati, probabilmente a causa del rinforzo delle norme igienico-sanitarie attuate per proteggerci dal Covid”

Torino, 23 dicembre 2021 – Il virus respiratorio sinciziale è arrivato anche in Piemonte e Val d’Aosta, quest’anno con un importante aumento dei casi. Colpisce soprattutto i bambini sotto i due anni, che inizialmente presentano i classici sintomi influenzali, che possono però evolvere in bronchioliti e richiedere un supporto respiratorio. “Quest’autunno si è presentato prima del previsto, lo confermano anche i colleghi delle altre strutture ospedaliere piemontesi – spiega la dott.ssa Alessandra Coscia, Responsabile della Terapia Intensiva Neonatale dell’Università di Torino presso l’Ospedale Sant’Anna e Consigliere del Direttivo Nazionale SIN (Società Italiana di Neonatologia) per il Nord Italia –. Già ad ottobre il pronto soccorso dell’Ospedale Pediatrico Regina Margherita ha registrato numeri molto più rilevanti del solito di accessi di bambini con bronchiolite. Questo aumento ha avuto un notevole impatto sia sulle famiglie, sia sull’organizzazione degli ospedali. Non solo le Terapie Intensive Pediatriche e Neonatali ma anche i pronto soccorso ne hanno sofferto. È stato necessario ampliare il numero di posti letto per garantire a tutti visite e terapie.”

“L’epidemia, quest’anno, è molto più complessa da gestire rispetto al passato – sottolinea la dott.ssa Maria Chiara Russo, Responsabile del Nido Fisiologici dell’Ospedale Maria Vittoria di Torino e Presidente Regionale della SIN Sezione Regione Piemonte e Val d’Aosta –. La ripresa delle normali attività sociali e la rinnovata frequenza in presenza delle attività scolastiche, soprattutto nella fascia d’età 0-3 anni, hanno causato un aumento dell’esposizione al virus. Le precauzioni messe in campo a causa del Covid avevano portato a una ridotta circolazione del virus respiratorio sinciziale, per due stagioni. Questo autunno né i genitori né i piccoli erano quindi immunizzati: ecco spiegato il più elevato numero dei casi. Oggi sembra ci sia una minima deflessione di contagi, probabilmente a causa del rinforzo delle norme igienico-sanitarie attuate per proteggerci dal Covid.”

“I pronto soccorso faticano in questa situazione: molti pazienti, infatti, restano in osservazione breve senza poi essere ricoverati – commenta Coscia –. Il carico di lavoro, quindi, è notevole in tutti i reparti ospedalieri. È stato necessario riorganizzare i percorsi assistenziali e creare stanze di isolamento per ridurre le trasmissioni del virus. Nonostante sia più pericoloso sui nati prematuri, la maggior parte dei contagi riguarda nati a termine, perché sono in numero maggiore. Questo dimostra l’importanza di fare attenzione a tutti i bambini.”

“Le misure di prevenzione che si possono attuare sono le stesse che abbiamo imparato con il Covid e valgono per tutte le malattie a trasmissione aerea: mascherina, lavaggio mani, distanziamento – conclude Coscia –. Ai bambini nati con età gestazionale uguale o inferiore alle 35 settimane e a quelli di età inferiore ai 2 anni che sono stati trattati per displasia broncopolmonare o con malattia cardiaca congenita emodinamicamente significativa somministriamo la profilassi con anticorpi monoclonali, secondo le indicazioni delle Società Scientifiche. Per tutti gli altri la prevenzione primaria è essenziale.”
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