mercoledì, 8 febbraio 2023
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16 Novembre 2010

VIOLENZA SESSUALE, CRESCONO LE VITTIME LAUREATE E DIVORZIATE. A MILANO IL RECORD NAZIONALE: 480 DONNE STUPRATE NEL 2009

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Milano, 16 novembre 2010 – Dall’AOGOI il primo manuale per formare gli operatori all’accoglienza e al supporto di chi subisce molestie. Cambia l’identikit: più colpite dirigenti e libere professioniste

La violenza sessuale colpisce nel 45% dei casi donne separate o divorziate, con una laurea (36.2%). In base a un’indagine ISTAT su 25.000 donne condotta con interviste telefoniche, le vittime sono dirigenti, libere professioniste e imprenditrici (35.1%) che abitano al Centro-Nord (64%), prevalentemente in aree metropolitane (42%). Milano detiene il primato nazionale degli stupri denunciati: 480 nel 2009, più di uno al giorno. Nel nostro Paese un terzo della popolazione femminile ha subito qualche forma di sopraffazione nel corso della vita: “Una vera e propria emergenza, che i ginecologi italiani ritengono una fra le massime priorità – afferma la dr.ssa Valeria Dubini, vice-presidente dall’Associazione Ginecologi e Ostetrici Ospedalieri Italiani (AOGOI). “Per questo abbiamo messo a punto il primo manuale che affronta dalla A alla Z quale debba essere il percorso della paziente abusata. Una guida indispensabile, giunta alla seconda edizione, che sarà data in dotazione a tutti gli ospedali e i consultori. In particolare, è fondamentale che gli operatori siano formati per reagire prontamente e nel modo corretto alla violenza: un primo livello di assistenza va garantito in ogni centro. Dal 2000 abbiamo attivato un progetto nazionale strutturato, con corsi ed attività di sensibilizzazione, per creare una vera e propria rete di accoglienza”. Il volume, (Violenza contro le donne, compiti ed obblighi del ginecologo, edizioni Editeam, coordinamento Valeria Dubini), con la prefazione del Ministro Carfagna, viene presentato oggi al Congresso nazionale dei ginecologi italiani in corso a Milano e sarà disponibile anche in libreria. Numerose sessioni del convegno sono dedicate a questo tema. Un capitolo importante è quello sulle conseguenze fisiche e psichiche della violenza: “Sono devastanti: l’81% delle protagoniste di atti di suicidio ha alle spalle episodi di abuso – spiega la prof.ssa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia del San Raffaele Resnati di Milano e co-presidente del Congresso -: diffusissima è anche la sindrome post traumatica da stress, in cui tutto il corpo esprime attraverso sintomi fisici l’intensità del trauma vissuto. Ma anche i disturbi dell’alimentazione e del sonno (riportati dal 41% delle donne), una consistente riduzione dell’autonomia e isolamento sociale, senza contare il rischio di aver contratto malattie sessualmente trasmissibili o di gravidanze indesiderate. Ancora oggi solo l’8.4% degli stupri viene denunciato. E chi lo fa ha in genere un livello socio-culturale più alto, dato che spiega come anche nelle interviste telefoniche siano queste le donne più disponibili a parlare della violenza subita”. Per invertire la tendenza è fondamentale che fin dal primo contatto gli operatori sappiano come accogliere ed aiutare la donna. Milano ospita il pronto soccorso ostetrico ginecologico SVS (Soccorso Violenza Sessuale e domestica) della Clinica Mangiagalli, uno fra i primi nati in Italia insieme a quello di Firenze. Qui personale altamente specializzato è disponibile 24 ore su 24. Ma i ginecologi vogliono occupare un ruolo sempre più attivo anche
per fronteggiare la violenza che avviene tra le mura di casa: su questo sta lavorando “Soccorso Rosa”, l’ambulatorio attivo presso l’Ospedale San Carlo di Milano dal 2007: “L’obiettivo è far emergere il sommerso – afferma il prof. Mauro Buscaglia, Direttore dell’ostetricia e ginecologia di questo ospedale e co-presidente del Congresso – per intervenire non solo sugli episodi di emergenza ma anche sui tantissimi, prolungati, abusi che avvengono in famiglia”. L’autore infatti è il partner nel 69.7% dei casi, l’ex nel 55.5% e solo il 6.2% delle violenze sessuali, sempre stando alle denunce, è opera di estranei.
Il libro AOGOI affronta il tema a 360°, da quella sessuale a quella domestica, dagli aspetti psicologici a quelli legali. “Ci siamo resi conto di quanto sia recente la tutela dei diritti delle donne in Italia – afferma la Dubini –: fino al 1996 stupri ed abusi sessuali erano considerati delitti contro la morale e non contro la persona. Solo nel 2009 si è legiferato in merito allo stalking, eppure si stima siano 2 milioni 77mila le donne che lo subiscono. Siamo molto indietro su questi temi, anche fra il personale sanitario: secondo i dati del progetto URBAN, che ha coinvolto 24 città italiane, la sensibilità alla lettura della violenza da parte degli operatori è bassa nel 47% dei casi, nulla nell’8.1% e solo nel 8.3% risulta elevata. Dove il nostro intervento è stato più pervasivo si registrano però più denunce e una miglior presa in carico. In luoghi più sensibili è possibile infatti che il problema emerga con maggiore evidenza: è il caso appunto di Milano, ma anche della Toscana, particolarmente impegnata, dove la Regione ha sostenuto le spese per la formazione di ogni ospedale”. L’impegno dell’AOGOI è rivolto ai ginecologi ma anche a tutto il personale di reparto, perché chiunque deve essere in grado di procedere al primo soccorso nella maniera corretta e rispettosa della donna. “Non solo, è importante anche che vi sia una sensibilità a cogliere i segnali di abusi – continua il prof. Giovanni Monni, presidente nazionale AOGOI – ad esempio, gravidanze ripetute e frequenti fallimenti contraccettivi possono essere un indicatore di rapporti di forza sbilanciati fra i partner. Dobbiamo poi saper consigliare le nostre pazienti su come uscire da relazioni pericolose. Sono importanti anche consigli semplici, come tenere a portata di mano chiavi, documenti e cellulare, o prepararsi punti di appoggio, da un’amica o presso un centro dedicato. Il primo passo però è rendersi conto che determinati comportamenti non sono normali – conclude –, per questo proponiamo di attivare corsi nelle scuole per educare al rispetto. Esistono veri e propri esercizi, che si possono introdurre fin dalle classi elementari, per aiutare i nostri ragazzi a crescere con la consapevolezza della parità fra i sessi”.

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