martedì, 24 novembre 2020
Medinews
5 Maggio 2009

VIOLENZA DOMESTICA, I GINECOLOGI ALLEATI DELLE DONNE. “IL NEMICO È IN CASA: AIUTIAMO LE NOSTRE PAZIENTI A DENUCIARE”

Roma, 16 marzo 2009 – Il presidente della SIGO Giorgio Vittori: “Avvieremo una campagna per tutelare la persona singola ma soprattutto ridare valore alle tematiche al femminile”. In un caso su due è il partner che abusa

“La violenza sulle donne continua a rappresentare la principale minaccia alla loro salute, fisica e psichica: sono più di mezzo milione (520mila) quelle dai 14 ai 59 anni che nel corso della loro vita hanno subito una violenza tentata o consumata, il 3% del totale in quella classe d’età – questo il commento di Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), ai dati presentati da “Telefono Rosa”, che confermano un fenomeno purtroppo risaputo: sempre più spesso l’autore della violenza si nasconde in casa -. Ecco perché il ginecologo può giocare un ruolo cruciale, nel sostenere la donna e aiutarla a denunciare gli abusi. Spesso lo specialista affianca la paziente per molti anni, dall’adolescenza alla menopausa in tutte le più importanti tappe della vita e ne conosce da vicino anche la famiglia e il contesto sociale. Ed è proprio in questo contesto che maturano gran parte degli episodi di violenza: i più difficili da denunciare, quelli che vedono la donna due volte vittima. In genere l’abuso domestico è reiterato e avviene in situazioni all’apparenza “normali” da parte di impiegati, operai e professionisti (nel 53% dei casi l’autore è il partner). È quindi una forma continua e quasi “civilizzata” di violenza, espressione non tanto di forza bruta quanto di un contesto sociale che “tollera” la sottomissione e l’umiliazione di chi viene considerato più debole, in questo caso le donne. Noi ginecologi siamo convinti di poter rappresentare una sponda importante per le nostre pazienti, a cui leggiamo negli occhi e nel corpo i soprusi subiti. Il nostro ruolo non è tanto, o non solo, intervenire su organi che devono essere curati ma soprattutto proporci come “investigatori colti” alla ricerca della causa del disagio e della giusta terapia. Senza contare che spesso siamo chiamati a seguire la donna in una “non malattia”, come nel caso della gravidanza, della salute riproduttiva, della menopausa. La comunicazione rappresenta il nostro principale strumento diagnostico. Il ginecologo informa, educa, consiglia. Quindi può e deve intervenire anche nelle storie di violenza: non solo quando richiede cure mediche, ma anche se si esplicita come una malattia relazionale, di abuso nei confronti di un’altra persona ritenuta di minor valore. Come Società scientifica che raccoglie la gran parte dei ginecologi italiani – conclude il prof. Vittori – vogliamo quindi impegnarci attivamente con una campagna articolata per aumentare la sensibilità fra i nostri soci su questo tema, e la consapevolezza degli interventi da mettere in atto quando si riscontra un episodio a danno di una paziente. Ma anche e soprattutto per portare questa questione in evidenza e denunciarla con forza, così da promuovere un cambiamento culturale profondo. Un obiettivo che risponde alla nostra mission più autentica: ridare valore “al femminile” a 360 gradi”.
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