mercoledì, 14 aprile 2021
Medinews
11 Novembre 2003

VAIOLO, ITALIANO IL PRIMO TEST RAPIDO PER L’IMMUNITÀ

La metodica messa a punto e brevettata all’Istituto Spallanzani di Roma

Roma, 12 novembre 2003 – Un nuovo test rapido per la diagnosi del vaiolo è stato sviluppato e brevettato da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, guidato da Fabrizio Poccia e Maria Capobianchi. Per la prima volta è dunque possibile individuare entro pochi giorni le persone esposte all’infezione, addirittura prima che se ne manifestino i sintomi. La stessa metodica potrà in breve essere disponibile per la diagnosi precoce della Sars e altre malattie infettive.
Il lavoro sarà pubblicato questo mese sulla prestigiosa rivista “Emerging Infectious Diseases” dei CDC di Atlanta. La notizia è stata commentata con grande soddisfazione dal Commissario Straordinario dello Spallanzani, il prof. Raffaele Perrone Donnorso. “Con questa scoperta – afferma il Commissario – l’Istituto risponde ancora una volta alla necessità della comunità scientifica e del Paese di sviluppare tecnologie essenziali a fronteggiare le emergenze e di predisporre strumenti in grado di fornire informazioni per valutare la qualità dei processi assistenziali realizzati (preventivi, diagnostici, terapeutici, riabilitativi) e dei risultati di salute sui pazienti”.

“Nonostante gli ultimi casi comunitari di vaiolo siano stati registrati nel 1977 in Somalia e l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1980 abbia dichiarato eradicata la malattia – commenta Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani – non bisogna abbassare la guardia: il virus del vaiolo è infatti tra gli agenti infettivi che potrebbero essere utilizzati a fini bioterroristici; per questo rimane oggetto di preoccupazione delle autorità sanitarie mondiali”.
Avere a disposizione un test rapido in grado di diagnosticare l’infezione nel periodo di incubazione è fondamentale per scongiurare il dilagare di epidemie.
“L’avvenuto contatto con agenti patogeni – spiega Ippolito – può essere documentato, oltre che con la rilevazione dell’agente patogeno, con la determinazione degli anticorpi prodotti da particolari cellule del sangue, i linfociti B, presenti nel sangue. Questa risposta immunitaria è rilevabile solo dopo settimane ed in alcuni casi addirittura dopo mesi dal contagio. Il nostro test, invece, si basa sulla determinazione della risposta di un altro tipo di linfociti, i linfociti T, che vengono attivati precocemente; per questo la determinazione di essi è possibile solo dopo pochi giorni dal contagio”.
“Questo test – spiegano i dott. Poccia e Capobianchi – utilizza un metodo rapido per la misurazione selettiva dei linfociti T specifici per il vaiolo. Questi vengono identificati: a) tramite anticorpi monoclonali diretti verso la superficie cellulare dei linfociti T; b) anticorpi monoclonali che si legano alle citochine che si accumulano a livello intracellulare”.
Il test diagnostico viene eseguito utilizzando sangue intero, può essere eseguito in 8 ore ed è effettuabile anche su campioni di sangue criopreservati.
Il test ha anche un’altra importante applicazione, infatti permette di valutare i livelli di copertura vaccinale di intere popolazioni ed in futuro potrà essere applicato per la valutazione dell’efficacia di programmi di immunizzazione diversi dal vaiolo.
Per la lettura dei risultati non sono necessarie particolari attrezzature o ospedali all’avanguardia: si richiede l’impiego di apparecchiature (citofluorimetri) comunemente usati nei laboratori di patologia clinica, disponibili anche su unità mobili per indagini sul campo.
“I brillanti risultati ottenuti – conclude il prof. Perrone Donnorso – stimolano l’Istituto a perseguire con impegno i compiti istituzionali di promuovere lo sviluppo e la validazione di tecnologie innovative ed il trasferimento di esse alle strutture del SSN”.
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