lunedì, 30 novembre 2020
Medinews
21 Dicembre 2005

UNA TERAPIA ADEGUATA PUO’ SALVARE OGNI ANNO 1000 DONNE, MA SOLO SEI ITALIANE SU DIECI ESEGUONO LA MAMMOGRAFIA

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A Parigi, oltre dieci mila esperti all’ECCO, il congresso europeo di oncologia. L’appello: “Contro il tumore al seno, prevenzione e screening rimangono le vere armi vincenti”. Presentate le nuove evidenze cliniche legate al ruolo del docetaxel

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Parigi, 31 ottobre 2005– Cinquemila vita salvate ogni anno in Europa, 1000 solo in Italia: se a tutte le donne colpite dal tumore al seno nel Vecchio continente (oltre 200.000) venissero somministrati i trattamenti più adeguati, la lotta a questo tipo di tumore conoscerebbe un significativo passo in avanti. Sia in termini di quantità che di qualità della vita. E i trattamenti più indicati prevedono l’utilizzo di un regime con docetaxel. Lo conferma uno studio pubblicato sul prestigioso New England Journal of Medicine e presentato a Parigi dove è in corso il Congresso europeo di Oncologia, il massimo appuntamento sui tumori del vecchio continente, che riunisce oltre 10.000 esperti.
“Nei Paesi industrializzati – spiega il prof. Roberto Labianca, past president dell’AIOM – il carcinoma mammario è, per incidenza e mortalità, al primo posto tra i tumori maligni della popolazione femminile. Secondo l’ultimo rapporto dell’International Agency for Research on Cancer, i nuovi casi di tumore al seno registrati nel mondo nel 2002 sono stati 1.151.298 con 410.712 decessi. In Italia si registrano ogni anno 36.634 nuove diagnosi e 11.345 morti. Nel nostro Paese 7 donne su 100 manifestano clinicamente un carcinoma mammario durante il corso di una vita normale ovvero entro gli ottanta anni di età. Questa malattia è la prima causa di morte nella fascia d’età tra i 35 e i 44 anni, e la seconda per le donne oltre i 55 anni, seguita dalle malattie cardiovascolari”. Nel Meridione e nelle Isole l’incidenza della malattia è tuttora relativamente bassa rispetto alla media dei Paesi industrializzati, mentre aumenta progressivamente salendo al nord. “I motivi di questa distribuzione geografica – aggiunge il prof. Pierfranco Conte, direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Modena – non sono completamente noti anche se, verosimilmente, sono correlati sia alle abitudini riproduttive (al nord le donne hanno meno figli) sia all’alimentazione e all’industrializzazione”.

“Il docetaxel è un anti-neoplastico utilizzato nel trattamento del tumore del seno, del polmone non a piccole cellule e della prostata – spiega il prof. Angelo Raffaele Bianco, direttore del Dipartimento di Oncologia della Federico II di Napoli -. La molecola è particolarmente indicata nel trattamento del tumore del seno. In particolare è previsto l’uso per la terapia adiuvante del tumore della mammella operabile linfonodo positivo (con doxorubicina e ciclofosfamide) e nel tumore della mammella localmente avanzato o metastatico. Il docetaxel viene in questi casi somministrato in monoterapia o in combinazione con capecitabina o trastuzumab. I risultati in quest’ultima combinazione indicano una mediana di sopravvivenza di 36 mesi”.
Numerosi sono gli studi su questa molecola, uno in particolare il BCIRG006, in cui docetaxel è associato a trastuzumab nelle pazienti con recettore HER positivo, sta catalizzando l’attenzione degli oncologi: a dicembre al congresso americano di San Antonio saranno presentati i risultati finali. “Ma anche l’oncologia italiana sta studiando questa molecola: l’Istituto Regina Elena di Roma e la Federico II – sottolinea il prof. Francesco Cognetti, direttore scientifico del Regina Elena – hanno avviato il Taxit-216 che è, insieme al BCIRG e allo studio EORTC è uno dei tre maggiori studi di terapia adiuvante del carcinoma mammario operabile impieganti il docetaxel. Vede coinvolte circa 1.000 donne: a Parigi vengono presentati i primissimi e ottimi dati sulla tossicità ”.
Ma se la ricerca compie passi in avanti significativi con terapie sempre più efficaci, la prevenzione rimane la vera arma vincente contro questo tipo di tumore.
“La mammografia rappresenta un esame fondamentale per scoprire il tumore ai primissimi stadi – sottolinea Conte –. Purtroppo anche nel nostro Paese non più del 60% di donne si sottopone a questo esame, con alcune Regioni in cui queste percentuali sono ancora più basse, intorno al 40%. “Dobbiamo fare di più – spiega Cognetti – noi medici dobbiamo impegnarci maggiormente per convincere le donne dell’utilità di questo esame, mentre le Istituzioni devono promuovere programmi educazionali. Alleanza contro il Cancro, il network che riunisce gli Istituti nazionali contro il tumore in Italia ha già deciso di promuovere una serie di iniziative a favore degli screening”.
Mammografia ma anche stili di vita adeguati: “Ormai – conclude Labianca – è provato che consumare un’alimentazione ricca di frutta e verdura e praticare regolarmente adeguata attività fisica possono prevenire l’insorgere di questo tumore”.
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