giovedì, 11 agosto 2022
Medinews
2 Settembre 2007

UN FARMACO PER L’IPERTENSIONE SALVA LA VITA AI DIABETICI

sez,523

Il prof. Ferrari: “Un’ associazione terapeutica già nota e disponibile abbatte le complicanze cardiovascolari della malattia”. In Italia colpiti 3 milioni di persone

Scarica la cartella stampa



Vienna, 2 settembre 2007 – Un farmaco contro l’ipertensione già noto e disponibile anche in Italia riduce drasticamente le complicanze nei diabetici. E diventa un vero e proprio salva vita destinato a mutare radicalmente la lotta a questa patologia che colpisce nel mondo circa 246 milioni di persone, 3 milioni nel nostro Paese. Si tratta della principale novità del Congresso Europeo di Cardiologia in corso da ieri fino al 5 settembre a Vienna. La notizia è stata presentata questa mattina in sessione plenaria e immediatamente pubblicata sull’ edizione on line di Lancet, la più autorevole rivista medica europea. Lo studio che ha portato a questi clamorosi risultati si chiama ADVANCE ed è il più ampio mai condotto su pazienti con diabete di tipo 2, detto anche non insulino-dipendente (che rappresenta circa il 90% dei casi). Il trial ha dimostrato che un’associazione fissa di perindopril e indapamide, già utilizzata anche in Italia per la terapia dell’ipertensione arteriosa, ha significativamente ridotto del –14% la mortalità globale e del –18% la mortalità cardiovascolare . “Dati straordinari, che ci indicano come questa terapia possa essere considerata una vera e propria salvezza per milioni di malati – commenta il prof. Roberto Ferrari, Direttore della Clinica di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria S. Anna di Ferrara e primo italiano Presidente Eletto della Società Europea di Cardiologia –. Le malattie cardiovascolari rappresentano infatti le maggiori complicanze del diabete di tipo 2 e sono la più frequente causa di morte per questi pazienti (50-80%). Trattando i diabetici del nostro Paese con questa associazione fissa, si potrebbero salvare nei prossimi cinque anni ben 40.000 persone”.

Lo studio ADVANCE ha coinvolto 11.140 malati di diabete di 20 Paesi, fra cui l’Italia, con 215 centri partecipanti di Asia, Australia, Europa e Nord America. E’ uno studio molto ambizioso perché è partito da dove altri importanti studi su questa popolazione di pazienti si erano interrotti. Già da oggi l’abstract è disponibile nel sito www. thelancet.com, e sarà pubblicato nell’edizione cartacea di sabato 8 settembre. “Ci attendiamo che i risultati di questo studio abbiano importanti ripercussioni sulle linee guida, la pratica clinica e le politiche sanitarie- dichiara il prof. Stephen MacMahon del George Institute for International Health dell’Università di Sydney, co-coordinatore dello studio-. Questo trattamento riduce infatti di quasi un quinto il rischio di morire per complicazioni legate al diabete, praticamente senza effetti collaterali”.
Risultati estremamente favorevoli, ancora più importanti perché possono essere immediatamente applicati nella pratica clinica come spiega il prof. Ferrari: “Lo studio è stato condotto in condizioni del tutto simili a quelle reali: i pazienti arruolati erano già trattati secondo il meglio delle terapie disponibili, come da indicazioni delle più recenti linee guida, ed i medici sperimentatori erano liberi di scegliere l’approccio terapeutico più appropriato, al quale aggiungere in cieco il farmaco in studio oppure il placebo. Il farmaco utilizzato è un’associazione fissa, già in uso e rimborsato nel nostro Paese, che può essere prescritto anche dal medico di famiglia.” In Italia sono circa 1.700.000 i pazienti noti ma, se si considera anche il diabete non diagnosticato, si possono stimare oltre 3 milioni di malati. “Il diabete di tipo 2 rappresenta uno dei più seri problemi di sanità pubblica nel mondo – commenta il prof. John Chalmers della George Institute for International Health dell’Università di Sydney, co-coordinatore dello studio – una vera epidemia globale che colpisce ogni anno 7 milioni di malati in più. Se i benefici riscontrati nel nostro studio si applicassero anche solo alla metà dei diabetici di tutto il mondo, si potrebbero evitare nei prossimi 5 anni più di 1 milione di morti. Per questo riteniamo che questo trattamento vada considerato di routine per malati di diabete di tipo 2”
La maggior parte delle complicanze sono di tipo cardiovascolare. “Il diabete di tipo 2 aumenta da 2 a 4 volte il rischio di infarto – conclude il prof. Ferrari – e accorcia la speranza di vita di 5-10 anni. Determina inoltre altre serie complicanze a carico di arterie, reni, occhi e sistema nervoso periferico. Lo studio Advance ha dimostrato che il farmaco utilizzato riduce anche questi problemi, senza effetti collaterali di rilievo. Le complicanze renali ad esempio sono diminuite significativamente del -21 %” . Il farmaco utilizzato nello studio è un’associazione fissa che unisce il Perindopril, un ACE inibitore, e l’ Indapamide, un diuretico caratterizzato da neutralità sia sul profilo glucidico che lipidico, un aspetto molto importante nel diabetico. Questa associazione fissa è ben nota ai clinici fin dal 2001, ed è stata scelta come farmaco di riferimento del trial clinico per le sue riconosciute doti di efficacia sia nel ridurre la pressione arteriosa che nel combattere le alterazioni macrovascolari (irrigidimento delle grandi arterie) e microvascolari (rarefazione del microcircolo periferico), alterazioni particolarmente importanti nei pazienti diabetici, oltre che per la buona tollerabilità metabolica anche nel lungo termine.
TORNA INDIETRO