giovedì, 3 dicembre 2020
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2 Giugno 2004

UN ESAME ‘SALVAVITA’ PER RENI E ARTERIE. L’ANALISI DELLA PLACCA PREDICE IL RISCHIO OCCLUSIONE

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Sperimentato per la prima volta al mondo a Mercogliano dal prof. Rubino

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Napoli, 1 giugno 2004 – Vuoi sapere se le tue carotidi e le arterie renali si chiuderanno per un’occlusione totale, se la placca parziale evolverà fino a impedire l’afflusso di sangue o rimarrà stabile per sempre? Per la prima volta al mondo, oggi è possibile saperlo con esattezza grazie ad una tecnica messa a punto in Italia, alla clinica Montevergine di Mercogliano (Avellino), ed eseguita dall’equipe del professor Paolo Rubino e da Giancarlo Biamino di Lipsia. L’esame è semplice: si inserisce una sonda nelle arterie e si valuta la placca. Se presenta tessuto lipidico necrotizzato, non si deve attendere oltre: è necessario intervenire chirurgicamente per evitare emiplegia, blocco renale, morte. Se invece la placca è fibromatosa, non c’è troppo da preoccuparsi: non diventerà infatti più grossa rischiando di ostruire il vaso e basterà tenerla sotto controllo con aspirina o statine.
“Una svolta davvero epocale – spiega il prof. Rubino, responsabile della Cardiologia Invasiva della clinica Montevergine – Con questa analisi possiamo evitare interventi importanti, responsabili del peggioramento della qualità di vita del paziente e molto costosi per il sistema sanitario. Ad oggi i pazienti sottoposti a questo esame sono stati 7 e solo per uno è stato necessario un ulteriore intervento”.
In Italia la patologia vascolare periferica interessa circa 150.000 persone ogni anno. Un numero destinato però ad aumentare parallelamente all’invecchiamento della popolazione e in conseguenza ad abitudini alimentari e di vita errate. Con il tempo la formazione di placche può causare la totale chiusura dei vasi, con conseguenze pesanti. “Ormai – aggiunge Rubino – è nota l’associazione tra presenza di placche lipidiche necrotizzate nelle arterie coronariche e l’infarto. E’ meno noto che anche la chiusura di altre arterie presenti effetti importanti, spesso letali. In particolare l’occlusione di quella carotidea porta a emiplegia, mentre quella del rene a blocco renale e dialisi”.
La valutazione morfologica delle placche presenti permette di stabilire se l’arteria è ‘vulnerabile’, se cioè è presente tessuto lipidico necrotizzato che tende ad espandersi chiudendo progressivamente il vaso. Se l’esame risulta positivo è possibile intervenire in modo preventivo eliminando la placca. “Ma questa tecnica – precisa ancora Rubino – ha un ulteriore aspetto positivo: evita interventi inutili e a costi accessibili (1800 euro). Se il tessuto è di tipo fibroso, i medicinali in nostro possesso, come l’aspirina o le statine, riescono infatti a mantenere la situazione stabile per molti anni, senza rischi di peggioramento”.
Questo esame veniva già eseguito negli Stati Uniti, dove sono stati messi a punto la sonda e il software. Ad oggi sono circa 50 i pazienti sottoposti a questo controllo in 4 centri. “Noi abbiamo fatto un passo in più – afferma Rubino –: abbiamo preso una strumentazione che riporta la dicitura ‘per solo uso coronario’ e l’abbiamo utilizzata anche su arterie diverse. Per quanto non sia ancora possibile rendere noti i reali vantaggi associati a questa tecnica, perché ancora in via sperimentale, i risultati finora raggiunti sono molto positivi. Il passo successivo – conclude Rubino – è cercare di comprendere meglio le implicazioni correlate all’intervento e ai suoi risultati. Bisogna verificare se l’ipotesi è corretta, dimostrando che il tessuto lipidico necrotizzato è effettivamente il segnale di una successiva occlusione e che solo in questi casi si procederà a chirurgia o angioplastica”.
Per verificare su ampia scala l’efficacia del trattamento è in partenza proprio questo mese un trial mondiale che coinvolgerà 5 centri (Arizona, Washington, Houston, Lipsia e Mercogliano), coordinato dal prof. Rubino. Nello studio verranno arruolati cento pazienti, venti per centro. I risultati sono attesi entro la fine di quest’anno.
Ma il dato ulteriormente confortante, che sottolinea l’assoluta eccellenza della Divisione di cardiologia invasiva della clinica Montevergine, lo si ricava dal Rapporto Attività Clinica 2003, appena pubblicato, che pone la struttura campana tra i centri a più alto volume di procedure in Europa. “Nel 2003 – spiega il prof. Gian Domenico Angelini, direttore del Bristol Heart Institute – sono state eseguite 3.785 coronarografie e 2.366 PTCA (angioplastica coronarica per cutanea transluminale, con un aumento considerevole rispetto all’anno precedente (rispettivamente + 68 e +229). Grazie alla collaborazione con il prof. Biamino di Lipsia il programma di angioplastiche periferiche ha fatto registrare l’espansione più significativa, passando da 94 a 292 pazienti trattati. Da sottolineare inoltre che l’incidenza di complicanze da PTCA rimane bassissima e. cosa fondamentale, non c’è stato alcun decesso. Da sottolineare, infine, che nel 2003, primi in Italia, abbiamo iniziato ad utilizzare il laser nella terapia dell’infarto miocardico acuto con lo scopo di vaporizzare il trombo”.
“Malgrado ciò – denuncia il dott. Carmine Malzoni, presidente del consiglio d’amministrazione della Clinica Montevergine – e malgrado nel 1995 siamo stati i primi in Italia a praticare un’angioplastica coronarica primaria, e tra i primi ad eseguire PTCA con laser, il servizio di emergenza regionale del 118 non fa tuttora riferimento al nostro centro, spesso nemmeno in presenza di una specifica richiesta del paziente. Speriamo che i risultati clinici riportati nel Rapporto, che in termini di quantità e qualità sono simili a quelli dei migliori centri nazionali ed europei, rafforzino ulteriormente la fiducia nei nostri confronti sia dei medici che ci affidano i loro pazienti, sia degli stessi malati”.
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