sabato, 28 novembre 2020
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4 Aprile 2006

TUMORI TESTA COLLO, PIU’ SOPRAVVIVENZA CON TERAPIA TARGET. “COSI’ POSSIAMO RIDURRE ANCHE GLI INTERVENTI DEVASTANTI”

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Presentato a Roma lo Studio Bonner pubblicato sul New England Journal of Medicine

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Roma, 4 aprile 2006 – Sono rari, colpiscono soprattutto chi fuma ed eccede con l’alcol. Possono avere conseguenze pesantissime per il paziente che perde spesso la funzionalità di parti del corpo essenziali alla socialità. I tumori testa e collo, che comprendono tutti i carcinomi della bocca, della laringe, della faringe e delle ghiandole salivari, costituiscono circa il 3% di tutti i tumori, oltre 12 mila solo in Italia ogni anno. Vengono curati tradizionalmente con la chirurgia. “Si tratta però – precisa il prof Francesco Cognetti, direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena di Roma nel corso del convegno su questo tipo di tumore svoltosi oggi nella capitale – di interventi spesso invasivi perché la malattia nel 90% dei casi viene diagnosticata quando è già molto avanzata”. Per scongiurare il pericolo di interventi demolitivi due sono le strategie oggi a disposizione: la diagnosi precoce e, in caso di malattia più avanzata, la chemioterapia di nuova generazione con un anticorpo monoclonale, il cetuximab, già utilizzato nel cancro del colon ma che grazie ai risultati di uno trial clinico, pubblicato sul prestigioso New England Journal of Medicine, ha ottenuto l’indicazione anche per queste neoplasie, in associazione alla radioterapia. “Lo studio Bonner – illustra il prof. Fortunato Ciardiello, Associato di Oncologia Medica II Università di Napoli – ha valutato su 424 pazienti i risultati di un trattamento standard con sola radioterapia, con quelli di una radioterapia combinata con cetuximab. La combinazione ha determinato un allungamento della sopravvivenza mediana nell’ intera popolazione di pazienti di circa 20 mesi (49 mesi contro 29,3) e una riduzione del rischio di morte di circa il 26%. Questi risultati – prosegue Ciardiello – sono particolarmente significativi e costituiscono una pietra miliare nel trattamento medico-radioterapico: la base di partenza per l’integrazione di un farmaco a bersaglio molecolare specifico, quale l’anticorpo monoclonale anti-EGFR cetuximab, nel programma terapeutico spesso complesso dei pazienti affetti da tale patologia”.

Per tumori maligni della testa e collo si intende un gruppo di neoplasie che prendono origine da varie sedi: il cavo orale, la faringe (suddivisa in rinofaringe, orofaringe, ipofaringe), la laringe, le fosse nasali e seni paranasali (mascellare, frontale, etmoide) e le ghiandole salivari. “Si ammalano gli uomini molto più delle donne, in un rapporto di circa 6 a 1 – spiega la prof. Patrizia Olmi, Direttore della Radioterapia 1 dell’ Istituto Nazionale Tumori –. Un rapporto destinato a ridursi poiché l’insorgenza di questi tumori è legata all’uso di tabacco e al consumo di alcool, abitudini in forte aumento nel sesso femminile, soprattutto il fumo”.
Tutti i tumori del ‘distretto’ testa e collo hanno alcune caratteristiche in comune, ma sono diversi per storia naturale e comportamento clinico. “L’approccio terapeutico – prosegue Olmi – varia di conseguenza. La cura può essere infatti diversa da una sede all’altra e per la stessa sede viene scelta in base alla estensione di malattia”. I trattamenti a disposizione sono, storicamente, la chirurgia o la radioterapia nelle forme iniziali e intermedie (stadi I e II). “In alcune situazioni – sottolinea il dott. Marco Benasso, Associato di Oncologia Medica A dell’Istituto Nazionale Ricerca sul Cancro di Genova – le due metodiche vengono associate.
Nelle forme localmente avanzate (stadi III e IV) l’impiego della radioterapia combinata alla chemioterapia è da alcuni anni considerato il trattamento di scelta, in particolare quando l’intervento chirurgico non è possibile o non offre sufficienti garanzie di successo. “Dopo oltre 20 anni di ricerca clinica – sottolinea infatti Benasso – possiamo affermare con certezza che la somministrazione concomitante di chemioterapia e radioterapia aumenta la probabilità di guarigione di quei pazienti con malattia localmente avanzata”. “Non solo – aggiunge – permette di evitare interventi mutilanti e fortemente invalidanti quale l’asportazione della laringe, con inevitabile perdita della funzione fonatoria in quasi 3 pazienti su 4 affetti da tumore della laringe o dell’ipofaringe”.
E da questo fronte giunge la novità portata dallo studio Bonner. Un passo in avanti che offre speranze alla maggior parte dei pazienti che, come si è già accennato, si presentano per la prima volta al medico quando la malattia è già localmente avanzata.
Alla base del funzionamento del cetuximab è la sua azione inibitoria su un recettore l’EGFR, essenziale alla crescita e sopravvivenza del cancro. “Il recettore EGFR – aggiunge Ciardiello – fa parte di una ampia famiglia di recettori presenti sulla superficie cellulare. Questi recettori, qualora stimolati da fattori di crescita, appaiono coinvolti nella crescita, replicazione e differenziazione cellulare”. Nei tumori del distretto cervico facciale il recettore appare iperespresso nel 95-100% dei casi.
Se l’introduzione dell’anti-Egfr nel novero di trattamenti contro i tumori testa e collo è promettente, è altrettanto importante non dimenticare la necessità di spingere l’acceleratore su prevenzione e diagnosi precoce. “Rivolgendosi in particolare ai fumatori e a chi beve con frequenza – precisa Olmi – innanzitutto perché abbandonino questo vizio potenzialmente letale e in secondo luogo perché si rivolgano senza esitazione e ritardi inutili al medico in caso di sintomi sospetti”. Tra questi tosse e mal di gola non collegabili a influenza e che perdurano nel tempo, lesioni sospette (rosse o bianche) in bocca, sulla lingua, in gola, soprattutto se non guariscono nell’arco di due settimane, ulcere.
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