lunedì, 10 agosto 2026
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11 Giugno 2025

TUMORI: SCREENING MAMMOGRAFICO, IN ITALIA PREVENZIONE NEGATA A OLTRE 2 MILIONI DI DONNE. AL VIA LA NUOVA CAMPAGNA NAZIONALE “LA FORTUNA COSTA (LA SFORTUNA DI PIÙ)”

L’obiettivo è chiedere un ampliamento uniforme dell’età di accesso ai programmi, organizzati dalle varie Regioni, così come già previsto dalle linee guida europee. La Presidente Rosanna D’Antona: “Non possiamo più accettare queste disparità che creano profonde disuguaglianze tra le cittadine”.

11 Giugno 2025 – In Italia esistono ancora profonde disuguaglianze nella prevenzione secondaria del tumore del seno. Attualmente in alcune Regioni il programma di screening inizia a 45 anni, in altre solo dai 50; in alcune arriva fino ai 69 anni, in altre si estende fino ai 74. Differenze che creano un’ingiustizia strutturale nel sistema sanitario, influenzando direttamente le possibilità di individuare precocemente il carcinoma più frequente in Italia. La prevenzione della malattia è, infatti, negata a oltre due milioni di donne nel nostro Paese. Parte quindi la nuova campagna di Europa Donna Italia per sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni sulla disomogeneità dell’età di accesso allo screening mammografico. Si chiama La Fortuna Costa (La Sfortuna Di Più) e chiede che il diritto alla prevenzione sia uguale per tutte, indipendentemente da dove si vive.

In Italia oggi ci sono cittadine “fortunate” perché risiedono nelle poche Regioni – appena 6, su 20 – che hanno adottato la piena estensione della fascia di età dello screening dai 45 ai 74 anni, e cittadine “sfortunate” perché abitano in Regioni in cui tale estensione è solo parzialmente attiva, o non lo è del tutto. “La possibilità di prevenire un carcinoma mammario però non può dipendere dalla fortuna – commenta Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia -. Sono disparità che non possiamo accettare perché disattendono le Linee guida europee, che fin dal 2017 chiedono di ampliare la fascia di età dello screening mammografico dai 45 ai 74 anni. Inoltre creano differenze reali tra le cittadine circa le possibilità di salute e anche di salvezza dal tumore al seno. Ci uniamo così alla voce del Presidente Mattarella, nel ricordare che la copertura universale e l’accesso uniforme alle prestazioni sull’intero territorio della Repubblica sono obiettivi irrinunciabili del nostro Servizio Sanitario e i divari regionali nella sanità devono essere superati al più presto.”

“Con oltre 53.600 nuove diagnosi registrate nel 2024, in Italia il tumore al seno si conferma il più frequentemente diagnosticato tra le donne e, purtroppo, anche il più frequente per mortalità. Se viene intercettato agli esordi però – evidenzia Paola Mantellini, Direttrice dell’Osservatorio Nazionale Screening – tutto cambia: si può curare con terapie meno invasive e più efficaci, interventi chirurgici più conservativi e una sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi che nel nostro Paese supera ormai il 90%. Per questo lo screening può essere un salvavita, e l’estensione della sua fascia di età, come anche documentato dalle Linee guida Europee e Italiane, è cruciale per garantire maggiore quantità e qualità di vita. Per questo motivo è importante, inoltre, dare una formalizzazione a questa proposta introducendo l’ampliamento nei Livelli Essenziali di Assistenza, facilitando quindi l’allargamento anche nelle Regioni in cui vigono i piani di rientro.”

“Il programma di screening mammografico organizzato – dichiara Silvia Deandrea, Presidente della Federazione delle Associazioni degli Screening Oncologici e del Gruppo Italiano Screening Mammografico – chiama periodicamente le donne a effettuare una mammografia, garantendo che l’esame venga eseguito in modo totalmente gratuito, secondo parametri certificati di qualità ed efficacia. Le immagini radiologiche sono interpretate “in doppio cieco” da due radiologi indipendenti per massimizzare l’accuratezza diagnostica e i centri in cui viene svolto lo screening sono direttamente collegati alle Breast Unit, strutture multidisciplinari specializzate che assicurano una presa in carico tempestiva e completa in caso di diagnosi.”

“Ampliare la fascia di età in cui lo screening viene garantito rappresenta certamente un costo per il Servizio Sanitario Nazionale – conclude D’Antona – ma non farlo sarebbe un clamoroso autogol. A pagarne le conseguenze sarebbero in primo luogo le donne, private della possibilità di intercettare per tempo una malattia che, se diagnosticata precocemente, può essere curata. Ma a perdere è anche l’intera collettività: investire nella prevenzione significa infatti evitare i costi, ben più alti, che si sosterrebbero a curare tumori scoperti in fase avanzata a causa di diagnosi tardive. Ci teniamo a sottolineare che quando parliamo di costi, non ci riferiamo solo a quelli economici, ma anche a quelli sociali, lavorativi, psicologici e, non ultimi, affettivi: quando una donna si ammala, tutto il sistema di relazioni e affetti intorno a lei ne è colpito.”

 

La campagna “La fortuna costa, la sfortuna di più invita le donne a scoprire se sono “fortunate” o “sfortunate” in base alla propria regione di residenza e chiedere alle istituzioni che l’età di accesso allo screening venga ampliata in modo uniforme in tutte le Regioni, abbattendo le attuali diseguaglianze. Resterà attiva fino a settembre sul sito di Europa Donna Italia, per aderire basta un click: https://www.europadonna.it/la-fortuna-costa-la-sfortuna-di-piu/

In ottobre, mese della prevenzione del tumore al seno, i risultati saranno presentati alle istituzioni nazionali e regionali; specifiche azioni di advocacy saranno in particolare rivolte alle regioni che devono ancora attuare o completare l’ampliamento dello screening.

La campagna è stata realizzata con il patrocinio di Osservatorio Nazionale Screening e Gruppo Italiano Screening mammografico, e il supporto non condizionante di Lilly.

Europa Donna Italia, il movimento che tutela i diritti delle donne alla prevenzione e alla cura del tumore al seno, è un’associazione di promozione sociale nata nel 1994 a Milano da un’idea di Umberto Veronesi e per iniziativa della European School of Oncology. Fin dalla fondazione, il suo obiettivo è rispondere efficacemente alle esigenze delle donne con tumore al seno, proponendosi come il principale movimento di opinione sul tema. Attualmente, coordina una rete di circa 190 associazioni su tutto il territorio nazionale.

 

 

 

 

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