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29 Giugno 2026

TUMORI: “PIÙ VITE SALVATE GRAZIE ALL’IMMUNOREVOLUTION. LA SFIDA È CAPIRE LE STRATEGIE DI EVASIONE DEL SISTEMA IMMUNITARIO”

Il Presidente della Fondazione Humanitas per la Ricerca e Professore Emerito all’Humanitas University: “Il sistema immunitario può essere paragonato a un’orchestra straordinaria ed estremamente complicata, costituita da almeno 4.000 miliardi di diverse componenti. Ne conosciamo solo una parte. Ma ogni passo avanti in questa comprensione si traduce in benefici per i pazienti”. Serve una nuova narrazione del cancro, che diventi parte del patrimonio culturale

Milano, 29 giugno 2026 – In Italia, in 12 anni (2007-2019), sono state evitate quasi 270mila morti per tumore. Nell’ultimo decennio, i decessi per cancro sono diminuiti del 9% nel nostro Paese. E la metà dei cittadini che oggi si ammalano è destinata a guarire, perché avrà la stessa attesa di vita di chi non ha sviluppato il cancro. Risultati importanti, a cui ha contribuito l’“immunorevolution” contro il cancro, cioè la rivoluzione dell’immunologia, che dall’inizio del nuovo Millennio ha trasformato la storia naturale della malattia. Un cambiamento epocale, caratterizzato da fallimenti, che però hanno contribuito a ottenere conquiste, paragonabili a pietre miliari dell’innovazione. Ora la sfida è capire meglio i meccanismi che determinano la resistenza all’immunoterapia e approfondire come funzioni la memoria immunologica, perché sempre più pazienti possano guarire. Una sfida accolta dai ricercatori italiani, i cui studi hanno contribuito a cambiare la pratica clinica in diverse neoplasie. L’alto livello della ricerca italiana va difeso, anche per far fronte ai nuovi equilibri geopolitici che possono avere un impatto sul futuro delle sperimentazioni contro il cancro.

I progressi e le prospettive nella cura delle neoplasie sono approfonditi da Alberto Mantovani, Presidente della Fondazione Humanitas per la Ricerca e Professore Emerito all’Humanitas University, oggi ad un evento stampa a Milano.

Nel 2025, in Italia, sono state stimate circa 390.000 nuove diagnosi di cancro. “Il sistema immunitario può essere paragonato a un’orchestra straordinaria ed estremamente complicata, costituita da almeno 4.000 miliardi di diverse componenti – spiega il Prof. Mantovani -. Non conosciamo tutti gli orchestrali, gli strumenti e gli spartiti dell’orchestra immunologica. Ma ogni passo avanti in questa comprensione si traduce in benefici per i pazienti. Per questo è fondamentale continuare a investire nella ricerca e nell’innovazione. All’inizio del nuovo Millennio, abbiamo assistito a un cambio di paradigma, che ha portato a una nuova visione del cancro, non più come malattia centrata solo sulla cellula tumorale, ma caratterizzata anche dal microambiente, cioè dalla nicchia ecologica in cui si sviluppa la neoplasia e di cui fanno parte alcune cellule del sistema immunitario, come i macrofagi e le cellule T regolatorie. La nuova visione è stata accompagnata dalla scoperta dei freni del sistema immunitario, i cosiddetti checkpoint, e dal conseguente sviluppo di farmaci in grado di sbloccare questi freni, per liberare la risposta immunitaria. Il cancro ha la capacità di ingannare e disorientare le cellule del sistema immunitario, sviluppando strategie di evasione ed innescando risposte infiammatorie inappropriate. Ecco perché la ricerca contro i tumori è una strada in salita. La migliore comprensione dei meccanismi di evasione e resistenza consentirà di salvare più vite”.

Oltre agli anticorpi monoclonali, il secondo pilastro della ‘immunorevolution’ è rappresentato dai vaccini. Ne sono disponibili due preventivi: quello contro il virus dell’epatite B, che è causa di una parte dei tumori del fegato, e quello contro il Papilloma virus umano, responsabile della quasi totalità dei casi di carcinoma della cervice uterina. L’impegno della ricerca è individuare anche vaccini terapeutici, basati, ad esempio, sulle tecnologie con acidi nucleici. Il terzo pilastro della rivoluzione immunologica è costituito dalle terapie cellulari CAR-T, veri e propri farmaci viventi, utilizzati nella cura di leucemie, linfomi e del mieloma multiplo. La speranza è poterne estendere l’uso anche nei tumori solidi.

“La narrazione del cancro sta cambiando e la definizione di male incurabile appartiene al passato – sottolinea Paola Morosini, Medical Affairs Head Oncology AstraZeneca –. Siamo di fronte a un cambiamento semantico, che rispecchia i progressi delle terapie, sempre più personalizzate e in grado di migliorare la sopravvivenza. Ma questa nuova prospettiva non è ancora pienamente parte del patrimonio culturale. Con il progetto ‘End of Silence’, AstraZeneca vuole rompere il silenzio sui tumori, grazie al linguaggio universale e penetrante della musica. È il nostro contributo a una nuova narrazione della malattia, più vicina alla realtà dei pazienti e fondata sui risultati della ricerca”.

“L’Italia continua a ricoprire un ruolo da protagonista nell’innovazione in oncologia – conclude Paola Morosini –. Sono 110 gli studi clinici promossi da AstraZeneca in oncologia, di cui 15 in Fase 1, e abbiamo investito 14,2 miliardi di dollari in Ricerca e Sviluppo a livello globale nel 2025. Vogliamo portare i benefici dell’immunoncologia al maggior numero di pazienti. Stanno diventando sempre più importanti gli approcci terapeutici perioperatori, che combinano i benefici dell’immunoterapia prima e dopo la chirurgia, in particolare nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule e della vescica muscolo-invasivo”.

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