venerdì, 27 novembre 2020
Medinews
13 Ottobre 2008

TUMORI: OGGI UN PAZIENTE SU DUE VINCE LA MALATTIA. “INVESTIRE SU MOLECOLE A BERSAGLIO E PREVENZIONE”

sez,1101

Scarica la cartella stampa

L’aumento di sopravvivenza è merito di terapie mirate, screening ma anche attività fisica e dieta mediterranea: presentato il primo corso di cucina in DVD per il cancro del colon

Verona, 13 ottobre 2008 – La possibilità di vincere il tumore è cresciuta del 15% rispetto al 1985: in media oggi la sopravvivenza a cinque anni in Italia è del 55%. Un paziente su due ce la fa. Ma non solo: è aumentata anche la percentuale di sopravvivenza a dieci anni e sono oltre un milione e mezzo gli italiani che hanno sconfitto la malattia. Il merito è soprattutto della diffusione dei programmi di screening e dell’avvento delle terapie a bersaglio molecolare, che ha segnato un’importante accelerazione. “La lotta al cancro può progredire velocemente una volta individuata la giusta “chiave” – commenta il prof. Francesco Boccardo, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) che sta celebrando in questi giorni il suo X congresso nazionale a Verona – . Lo scenario del prossimo futuro ci indica che questa è la strada da seguire. La cellula neoplastica spesso resiste a terapie farmacologiche tradizionali come la chemioterapia o l’ormonoterapia: per sviluppare molecole in grado di superare questo limite occorre conoscere a fondo la molteplicità degli eventi biomolecolari che causano i tumori ma soprattutto i fenomeni che ne alimentano la crescita e lo sviluppo”. Uno degli esempi paradigmatici è Bevacizumab, molecola che blocca il tumore impedendogli di fabbricarsi i vasi sanguigni che sono necessari per fare arrivare alle cellule neoplastiche “l’energia” necessaria per crescere. Sono trascorsi solo 5 anni dal primo studio registrativo ed oggi in Italia questo farmaco è già utilizzato per 4 tipi di tumore (mammella, colon-retto, polmone e rene). “Si tratta del primo anticorpo monoclonale in grado di inibire la proteina VEGF (Vascular Endothelial Growth Factor), uno dei mediatori chiave dell’angiogenesi, il meccanismo che consente al tumore di crescere e diffondersi – aggiunge Marco Venturini, segretario Aiom -. Ma se i farmaci “a bersaglio” rivestono un grande merito nella diminuzione della mortalità, la prevenzione primaria – in particolare dieta e movimento – giocano un ruolo almeno altrettanto importante”. Esistono infatti prove evidenti che l’attività fisica sia protettiva nei confronti dei tumori, in particolare del colon, diminuendo il rischio fino al 50%. Secondo tipo di cancro per incidenza nel nostro Paese, con oltre 40.000 nuovi casi ogni anno, è una neoplasia particolarmente legata anche all’alimentazione. “Esistono alcuni cibi che esercitano un effetto chemopreventivo – aggiunge Carmelo Iacono, presidente eletto Aiom -, fra questi agrumi, pomodori, pesce azzurro, olio d’oliva: gli ingredienti tipici della cucina mediterranea. Per questo abbiamo realizzato un video-corso di cucina specifico, girato in Sicilia, con il “bollino” degli oncologi. Un progetto pensato per i pazienti e i loro familiari che gode del patrocinio dell’Aiom”. Il corso, che prevede un DVD e un opuscolo, sarà distribuito nelle Unità di Oncologia italiane e messo in rete nei siti www.intermedianews.tv e www.aiom.it.
La parola d’ordine è affamare il tumore: Bevacizumab agisce prevenendo il collegamento delle cellule neoplastiche con i vasi sanguigni , lasciandole senza “rifornimento”. La scoperta del fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF) è merito di un ricercatore italiano, il catanese Napoleone Ferrara. È stato lui infatti il primo, nel 1989, a clonare e purificare in laboratorio questa proteina, che ha dimostrato un ruolo determinante nel favorire la crescita del tumore. I suoi studi hanno proseguito le intuizioni e i risultati ottenuti dal grande scienziato Judah Folkman, scomparso nel gennaio di quest’anno, vero “padre” dell’angiogenesi. Il colon-retto è stata la prima patologia in cui questa molecola ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza, se usato come trattamento di prima linea in combinazione con la chemioterapia convenzionale. In seguito si è rivelata efficace anche per il trattamento dei tumori del rene, del polmone e della mammella.. “Nel caso del carcinoma renale – spiega Boccardo – l’aggiunta di Bevacizumab all’interferone offre ai pazienti in stadio avanzato la possibilità di migliorare la sopravvivenza libera da progressione di malattia. L’uso di dosi più basse di interferone sembra inoltre consentire di mantenere i benefici del trattamento, migliorando la tollerabilità della terapia. Quello del rene è un ottimo esempio che dimostra come si sia potuto, nell’arco di pochi anni, passare da una pressoché totale assenza di terapie efficaci alla disponibilità di più farmaci registrati, o in via di registrazione, per il trattamento di questa neoplasia (sono 5 oggi in Italia) grazie ai progressi della medicina molecolare ed alle bio-tecnologie”.
Nel cancro del polmone Bevacizumab, associato ad una chemioterapia a base di platino, ha consentito di ottenere un aumento significativo della sopravvivenza superando la barriera di un anno, traguardo mai raggiunto in precedenza. “Nel cancro della mammella – aggiunge Venturini – è stato dimostrato che nelle donne con tumore della mammella metastatico trattate con Bevacizumab la progressione di malattia rallenta in modo significativo. Questa neoplasia è forse quella che ha ottenuto i più evidenti vantaggi in termini di riduzione della mortalità: oggi, se si scopre il cancro ai primi stadi, con trattamenti multidisciplinari adeguati si ha una sopravvivenza a 10 anni sino al 95%. Il tumore mammario è inoltre, con il colon-retto, il carcinoma per cui esistono maggiori evidenze sull’effetto preventivo e protettivo di dieta ed attività fisica, anche se questo effetto è stato segnalato per altre neoplasie (es. stomaco, prostata)”.

Scarica

TORNA INDIETRO