giovedì, 25 febbraio 2021
Medinews
14 Ottobre 2008

TUMORI, NUOVE CURE “INTELLIGENTI”: IL COSTO VINCOLA SOLO L’8% DEGLI ONCOLOGI

Crescono però, anche se di poco gli specialisti preoccupati: occorre modificare il sistema dei rimborsi. Ok al nuovo registro AIFA dei farmaci a bersaglio molecolare

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Palermo, 12 ottobre 2007 – In Italia non si profilano all’orizzonte scenari alla ‘Sicko’ descritti dal regista Michael Moore. La conferma della sostanziale equità del nostro welfare sanitario giunge dall’oncologia: nonostante le cure più innovative dei tumori abbiano costi elevati, dovuti alla ricerca e al breve periodo da cui sono disponibili, solo l’8% degli oncologi italiani si sente ‘molto vincolato’ da esigenze di budget nella prescrizione della migliore cura ai propri pazienti. E il 45% è per nulla o poco influenzato dai costi. Resta comunque un 47% di specialisti che è abbastanza preoccupato per le restrizioni economiche che influenzano la scelta del miglior trattamento, una percentuale in leggero aumento rispetto al 2004 quando gli specialisti che si sentivano abbastanza vincolati dal budget erano il 42%. Sono alcuni dei principali risultati del sondaggio dell’Associazione Nazionale di Oncologia Medica su quasi 1.000 oncologi, quasi la metà della categoria, il 95% dei quali ospedalieri presentati al IX congresso nazionale dell’AIOM apertosi oggi a Palermo. “Dal sondaggio emerge l’approvazione per quanto sta facendo il Ministero – spiega il prof. Francesco Boccardo, neo Presidente AIOM – il 70% di noi è convinto che il registro dei nuovi farmaci oncologici dell’Agenzia del farmaco, l’AIFA, serva ad aumentare l’appropriatezza diminuendo i costi. Gli oncologi pensano anche però, quasi all’unanimità, che gli attuali sistemi di rimborso dei farmaci, i famosi DRG, vadano cambiati e 6 specialisti su 10, che nel 2004 erano 5 su 10, sono del parere che per migliorare l’accesso alle nuove terapie occorra scorporare i farmaci anti-tumore dai DRG”. “Negli ultimi anni, specie per i tumori in fase avanzata si sono registrati aumenti di sopravvivenza – afferma il prof. Emilio Bajetta, Presidente dell’AIOM – un risultato possibile grazie a nuove strategie terapeutiche e a farmaci che agiscono su bersagli molecolari e che vengono combinati alle terapie tradizionali. Certo, i farmaci ‘intelligenti’ costano cari, il problema però non è utilizzarli o meno, ma utilizzarli appropriatamente”.

Un concetto chiave, sottolineato da Marco Venturini, tesoriere AIOM: “L’aspetto dei costi e di una equa distribuzione dei massimi benefici a tutti i pazienti è una questione ineludibile – afferma Venturini – i nuovi farmaci pesano sul bilancio sanitario delle strutture ed è giusto controllarne l’utilizzo. Ma è necessario contemporaneamente intervenire spronando la ricerca indipendente sia di base che clinica, operando un’accurata selezione dei pazienti da trattare, sulla base delle probabilità che hanno di rispondere al trattamento: in questo modo riusciremo a fornire le cure migliori a tutti, anche rispettando i vincoli di bilancio”. Nel sondaggio AIOM, più della metà degli oncologi (il 52%) ha indicato che i maggiori progressi terapeutici con le nuove molecole sono stati ottenuti nel cancro del colonretto, seguito da quello alla mammella (per il 34% degli oncologi). Una risposta che giunge direttamente dai reparti, dal ‘front line’ delle cure dove i risultati delle ricerche internazionali si confrontano con la pratica clinica. Dato che la ricerca fornisce sempre più spesso nuovi risultati e nuove strategie terapeutiche, un capitolo importante è l’aggiornamento dell’oncologo, per poter trasferire le ultime acquisizioni direttamente e nel minor tempo possibile nella pratica clinica: su questo fronte risulta in netto aumento (+10% rispetto al 2004) la partecipazione degli oncologi ai congressi specialistici, che sembrano in questa branca medica la via migliore per rimanere costantemente aggiornati. In calo invece (–10% sempre rispetto al 2004) l’aggiornamento via internet.
Per risparmiare però vi sono anche altre ricette, ad esempio sul versante dell’organizzazione, della lotta agli sprechi, dei modelli di gestione ottimali: su questo fronte solo in poco più della metà, nel 55%, delle Unità di oncologia medica sono state sviluppate iniziative, quasi tutte derivanti comunque da provvedimenti presi a livello regionale. Infine la quasi totalità degli oncologi intervistati ritiene che l’AIOM, principale società che rappresenta gli oncologi medici in Italia, debba occuparsi di farmaci a tutto tondo: fornendo gli aggiornamenti e l’informazione ai medici sulle terapie più innovative (il 50% assegna tale compito alle società scientifiche, il 20% allo Stato, il 10% agli Ordini dei medici), affrontando le problematiche scientifiche relative agli studi di base e clinici, e occupandosi anche degli iter registrativi che portano cioè all’autorizzazione ministeriale. “Un grande segno di maturità e una notevole disponibilità alla collaborazione da parte di tutti i nostri soci cui va il mio ringraziamento per aver partecipato a questa inchiesta – sottolinea il prof. Stefano Cascinu, segretario uscente dell’AIOM – La nostra Associazione è del resto costantemente impegnata a monitorare l’accesso alle nuove cure per tutti i pazienti, abbiamo avviato un tavolo di confronto con le Istituzioni e collaboriamo attivamente con l’Agenzia del farmaco AIFA per controllare l’utilizzo dei nuovi farmaci oncologici. Un impegno che dobbiamo garantire sviluppando ogni iniziativa tesa a garantire l’accesso universale alle migliori cure oncologiche, oggi e in futuro”.
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