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6 Maggio 2010

TUMORI NEUROENDOCRINI, MILANO CAPITALE DELLA RICERCA. “IL 50% DEI NOSTRI PAZIENTI VIENE DA ALTRE REGIONI”

Milano, 6 maggio 2010 – Il prof. Bajetta: “È una malattia ancora difficile da trattare, ma sono disponibili terapie che permettono di controllarla”. In Italia 1200 nuovi casi ogni anno

Sono rari ma particolarmente aggressivi e in continuo aumento, visto che negli ultimi 10 anni la loro incidenza è cresciuta del 2%. I tumori neuroendocrini colpiscono ogni anno in Italia oltre 1200 persone e presentano spesso caratteristiche tali da renderne difficile la diagnosi: i sintomi più comuni sono un arrossamento diffuso e crampi addominali, spesso accompagnati da diarrea. E alcuni di questi tumori sono del tutto asintomatici. Il centro di riferimento, in Italia, per la cura e il trattamento di questa patologia, si chiama Ce.Ri.Ca. (Centro di Riferimento per lo Studio e la Cura dei Carcinoidi e dei Tumori Neuroendocrini) e ha sede presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. A dimostrazione dell’eccellenza raggiunta, ogni anno si recano nel centro milanese oltre 450 pazienti di cui 100 alla prima diagnosi, il 50% dei quali viene da altre Regioni. L’Istituto di Via Venezian ospita, fino a domani, il convegno internazionale “Tumori endocrini toracici e digestivi”, con la partecipazione di più di 400 esperti da tutto il mondo. “Il centro è attivo dal 2006 – spiega il prof. Emilio Bajetta, Direttore dell’Oncologia Medica 2 dell’INT e Presidente del convegno -, ma la nostra esperienza nel trattamento di questo tipo di patologie è ventennale. Per una corretta diagnosi è indispensabile un approccio multidisciplinare ‘a tutto campo’. È ancora molto difficile riconoscere un malato con tumore neuroendocrino e la non individuazione è spesso determinata, all’esordio, dall’assenza di adeguate strutture di anatomia patologica. Il convegno rappresenta l’occasione per lanciare un appello per aumentare la sensibilità degli ‘addetti ai lavori’, in primis gli anatomo-patologi e i clinici. Solo così sarà possibile segnare un decisivo passo in avanti a favore di questi pazienti che fino ad oggi sono trattati in maniera eterogenea e spesso inadeguata perché colpiti da una patologia rara”.

I tumori neuroendocrini (NET nell’acronimo inglese), la cui causa è ancora sconosciuta, colpiscono con maggior frequenza gli uomini. Si registrano casi in ogni fascia d’età, soprattutto tra i 50 e i 60 anni. Possono presentarsi in ogni sede dell’organismo, ma sono più frequenti nel tratto gastroenteropancreatico (circa il 70% dei casi segnalati). “La grande sfida per questi pazienti – continua il prof. Bajetta – è rappresentata dai nuovi trattamenti, perché trattandosi di una patologia rara non è possibile condurre studi che coinvolgano molti casi. Oggi sono disponibili strategie terapeutiche che permettono, se gestite in maniera adeguata e con un approccio integrato, di assicurare al malato una lunga sopravvivenza con un buona qualità della vita. In particolare, octreotide LAR (formulazione a rilascio ritardato), un analogo della somatostatina, ha dimostrato di essere efficace nei carcinomi neuroendocrini ben differenziati. Questa molecola ha la capacità di controllare la crescita tumorale e di moderare i sintomi della sindrome da carcinoide: rossore ed edema del viso, diarrea e dolori addominali, ipo o ipertensione, difficoltà respiratorie”. Lo studio clinico PROMID, che ha coinvolto 85 pazienti con NET ben differenziato, localmente avanzato o metastatico, e a cui verrà dato ampio spazio durante il Convegno, ha evidenziato i benefici della molecola: i pazienti trattati con octreotide LAR hanno mostrato una riduzione del 66% del rischio di progressione della malattia rispetto ai pazienti trattati con placebo. Il tempo mediano libero da progressione di malattia nei pazienti trattati con octreotide LAR è stato di 14,3 mesi rispetto a 6 mesi nel gruppo di pazienti trattati con placebo. “I tumori neuroendocrini – conclude il prof. Bajetta – possono rimanere silenti per anni, crescono lentamente e spesso divengono metastatici prima di diventare sintomatici. I sintomi stessi possono facilmente venire mal interpretati. Una corretta identificazione richiede un approccio integrato polispecialistico e polifunzionale che unisca le competenze dell’anatomo-patologo, del radiologo, del medico nucleare, dell’endoscopista, dell’oncologo, del chirurgo, dell’endocrinologo e del gastroenterologo”. All’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano si è creato un team che garantisce la presenza di tutte queste figure professionali, ai massimi livelli internazionali. Un’équipe che, per numero di pazienti trattati e produzione scientifica, non ha eguali nel nostro Paese.
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