venerdì, 26 febbraio 2021
Medinews
14 Settembre 2004

TUMORI: IL MODELLO MITTELEUROPEO PER SCONFIGGERE IL DOLORE INUTILE

sez,353

1° Convegno Internazionale di Cure Palliative al CRO di Aviano: confronto tra esperienza italiana, austriaca e slovena

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Aviano (PN), 10 settembre 2004 – L’Italia continua ad essere all’ultimo posto in Europa, assieme alla Grecia, nella lotta alla sofferenza dei malati terminali. Nonostante la legge del 2001 che ha semplificato la prescrizione della morfina e dei suoi derivati, “l’oppiofobia”, misto di convinzioni errate, ritardi culturali e paure irrazionali, ancora diffusa tra i medici, continua a causare inutile dolore. Per recuperare al più presto terreno giunge dalla Mitteleuropa, macroregione comprendente Friuli Venezia Giulia, Austria e Slovenia un modello da seguire. Lo dimostrano i risultati di due recenti studi dell’Agenzia Regionale della Sanità, resi noti al 1° Convegno Mitteleuropeo di Cure Palliative organizzato dal Centro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano (PN). Il Friuli Venezia Giulia ha dimezzato il dolore dagli ospedali (il 48% dei ricoverati non lo riferisce più), mentre in uno studio condotto in ospedali sparsi nel resto della penisola la media era di appena 1 su 10 (9%). Le differenze più sorprendenti si notano dunque nel confronto tra gli ospedali italiani e quelli del Friuli Venezia Giulia: tra tutti i pazienti ricoverati in Friuli, quelli che lamentano dolore intenso o molto forte sono l’’8,8% dei casi, percentuale che al CRO scende al 2-3%. Uno studio simile condotto negli ospedali della regione Emilia Romagna, riportava una media pari al 24%. “Questi dati lusinghieri – spiega il prof. Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di Oncologia del CRO – sono il frutto dell’applicazione di un modello di cura e di una visione ‘laica’ della terapia del dolore. Gli ottimi risultati del nostro centro, del Friuli Venezia Giulia e della regione mitteleuropea in genere dimostrano che la somministrazione dei trattamenti anti-dolore avviene correttamente, libera da pregiudizi e falsi scientifici. In Italia, invece – afferma Tirelli – il dolore è spesso accettato quale sintomo inevitabile e permangono errati convincimenti nei confronti della morfina e dei suoi derivati”.
Per diminuire la sofferenza negli ospedali italiani è in arrivo una nuova terapia antidolorifica utilizzabile per bocca, simile ad un “lecca-lecca” che sarà disponibile tra qualche settimana al CRO di Aviano (unico centro del Nord-Est) e in alcuni altri istituti italiani quale terapia compassionevole. “Questo farmaco – spiega Tirelli – è in grado in pochi minuti di togliere il dolore acuto che non è controllabile con la terapia antidolorifica cronica. Auspico che venga rapidamente registrato dal Ministero della Salute e quindi reso disponibile al più presto per tutti i pazienti italiani”.

“Per sconfiggere l’”oppiofobia” che regna ancora nel nostro Paese – afferma Roberto Bortolussi, responsabile dell’Unità di terapia del Dolore e Cure Palliative del CRO – servono iniziative formative e campagne di sensibilizzazione”. L’Istituto di Aviano è fortemente impegnato e i risultati oggi si vedono: l’indagine di monitoraggio del dolore, iniziata insieme agli altri ospedali del Friuli nel 2003, è ancora in corso ma i risultati preliminari indicano che al CRO ben il 53% dei pazienti ha un VAS (Visual Analogue Score, scala di registrazione del dolore da 0 a 10) uguale a zero e i ricoverati che ricevono un trattamento antalgico sono il 54,5%, con il 27,3% che riceve una terapia a base di morfina o simili. Il Friuli Venezia Giulia ha istituito un programma di formazione che nel corso del prossimo quinquennio vedrà impegnate tutte le figure professionali negli ospedali della regione. “Iniziative simili sono state avviate dalle Aziende Sanitarie per i medici di base e gli operatori dei Distretti Sanitari – spiega Bortolussi – L’obiettivo è evitare che si verifichi ancora il mancato o insufficiente utilizzo degli analgesici maggiori ogniqualvolta ci sia una precisa indicazione”.
“Questi obiettivi – afferma il dr. Simon Spazzapan direttore medico dell’hospice “Via di Natale” di Aviano, unico in Italia finanziato esclusivamente dai cittadini – sono perseguibili anche grazie alla collaborazione tra la Società Italiana di Cure Palliative e le Istituzioni regionali. Intese che rilanciamo nell’ambito del programma europeo ‘Interreg IIIA’ con il progetto di ricerca comune sulle cure palliative che legherà Italia, Austria e Slovenia; con due obiettivi principali: mettere a disposizione di tutti i malati le strutture più adeguate e promuovere i trials clinici per i pazienti oncologici anziani sui quali abbiamo pochi dati per mettere a punto terapie mirate”. E infatti il trattamento del dolore cronico negli anziani è uno dei problemi emergenti: il 60% delle nuove diagnosi di tumore e il 70-75% dei decessi per tutte le cause avvengono in chi ha più di 65 anni d’età. Per questo al CRO è stato creato un gruppo di studio, il GICAP (Gruppo Italiano Cooperativo Anziani e Cure Palliative), che riunisce studiosi di tutta Italia per raccogliere dati sulla terapia del dolore nell’anziano e mettere a punto strategie terapeutiche. “Il 14% circa degli italiani soffre di dolore cronico persistente – spiega Sebastiano Mercadante, responsabile dell’Unità di terapia del Dolore e Cure Palliative del Dipartimento oncologico ‘La Maddalena’ di Palermo – ma la percentuale si alza notevolmente nell’anziano. I farmaci anti-dolore più usati sono oggi gli antinfiammatori, con costi dieci volte superiori a quelli degli oppioidi e un notevole rischio di tossicità, in particolare nell’anziano. Eppure, morfina e derivati si prestano bene al trattamento del dolore cronico, sono efficaci e relativamente maneggevoli. La morfina è assimilabile agli altri farmaci salvavita. Non deve mancare tra i farmaci che il medico porta con se nella sua borsa”.
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