mercoledì, 4 agosto 2021
Medinews
29 Giugno 2004

TUMORI CEREBRALI, NUOVE SPERANZE. PER IL “KILLER DEI GIOVANI”

Per la prima volta uno studio dimostra che un farmaco orale può triplicare la sopravvivenza di un cancro che colpisce nella fascia d’età fra i 18 e i 35 anni

Roma, 29 giugno 2004 – Si aprono nuove speranze per la cura dei tumori cerebrali, neoplasie che colpiscono ogni anno in Italia 4000 persone, in gran parte giovani tra i 18 e i 35 anni. Questi tumori sono stati considerati per molto tempo incurabili e tra i più difficili da diagnosticare. Oggi, però, gli ultimissimi studi sui gliomi, il tipo più aggressivo e numeroso di tumore cerebrale (il 60% del totale), mostrano che l’associazione di radioterapia e chemioterapia con un farmaco di somministrazione orale può triplicare il periodo di sopravvivenza dei malati.

Per la prima volta uno studio internazionale di fase 3 condotto dall’Organizzazione Europea per la Ricerca e la Cura del Cancro (EORTC) e dal National Cancer Institute del Canada ha infatti dimostrato che aggiungere la temozolomide alla radioterapia aumenta la sopravvivenza dei pazienti affetti da un tumore cerebrale a rapida crescita quale il glioblastoma.
La malattia può essere curata e un terzo dei pazienti è vivo a 3 anni dalla diagnosi con il nuovo trattamento.
Il protocollo di questa terapia, uno studio mondiale che ha coinvolto 80 istituzioni di 14 nazioni in Europa, Canada e Australia sul glioblastoma, è stato presentato e convalidato al congresso dell’American Society of Clinical Oncology conclusosi recentemente a New Orleans.
Unica firmataria italiana della sperimentazione che ha visto coinvolto l’Istituto Oncologico Veneto è la Dr.ssa Alba Brandes, neuroncologa dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova e vicepresidente del Gruppo Tumori Cerebrali dell’EORTC.
“Il segreto di questo primo importante successo – spiega la dr.ssa Brandes – risiede tutto nel saper affrontare un modo multidisciplinare questa malattia. Grazie a questa sinergia tra neurochirurghi, radioterapisti, neuroradiologi, neuropatologi, oncologi medici e chirurghi plastici, è possibile trovare gli stessi standard terapeutici e le medesime possibilità di entrare nelle sperimentazioni più innovative disponibili nei migliori centri tumori del mondo”.
Oggi infatti un paziente affetto da tumore cerebrale può essere curato in Italia, nel Veneto, come lo sarebbe a New York o a Houston. Ed è forse proprio per questa sfida impegnativa che il network veneto dell’oncologia ha saputo coalizzarsi riuscendo a raggiungere l’eccellenza dei più grandi istituti tumori mondiali.
“La struttura a rete dello IOV – commenta Adriano Cestrone, Commissario Straordinario dell’Istituto Oncologico Veneto – permette una sinergia, uno scambio di informazioni scientifiche e collaborazioni tra le sedi che mette ogni centro in condizioni di condividere competenze scientifiche ed assistenziali in un gruppo che ne potenzia i risultati. Il Veneto ha una consolidata tradizione multidisciplinare in ambito neuroncologico, ed è questo che ha portato la ricerca e l’assistenza ai risultati a cui assistiamo oggi.”
“I protocolli di ricerca – conferma la dr.ssa Brandes – sono gli stessi, li condividiamo con i più grandi istituti tumori mondiali con cui l’eccellenza veneta può competere per quantità e rilevanza di pubblicazioni scientifiche sulle riviste più prestigiose, per elevatissimo numero di pazienti (la casistica veneta è la seconda in Europa) provenienti da tutta Italia e progetti di ricerca riconosciuti a livello mondiale.”
Il gruppo di neuroncologia, riunito per elaborare le prime linee guida IOV per diagnosi e cura dei gliomi ad alto grado, non considera questo un traguardo raggiunto ma un punto di partenza. “La ricerca – conclude la dr.ssa Brandes – deve continuare per poter dare ai pazienti risultati sempre migliori che pensa ai nuovi sviluppi della genetica. Ogni tipo di tumore in ciascun paziente ha un preciso profilo genetico. La tipizzazione genetica ci permette di ‘disegnare’ le terapie proprio adattandole ai pazienti che si configurano come più responsivi alla chemioterapia e di limitare al massimo la tossicità”.

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