martedì, 1 dicembre 2020
Medinews
27 Giugno 2003

TUMORI: 30MILA ITALIANI OGNI ANNO PERDONO LA VIRILITA’ A CAUSA DELLA TERAPIA

Disfunzioni sessuali e fatigue deteriorano la condizione del paziente oncologico.
Cognetti: servono cure globali. Parte il più grande studio europeo sulla qualità di vita

Roma, 26 giugno 2003 – Infertilità e perdita delle funzioni sessuali, fatigue, depressione. Ma anche senso di precarietà sociale e discriminazione. Sono queste, dopo la lotta per sopravvivere, le battaglie più importanti che deve affrontare chi viene colpito da un tumore. Anche se ne è guarito. Negli uomini il problema sessuale è particolarmente pesante: dei 50 mila italiani che ogni anno vengono operati per un tumore a prostata, vescica o testicolo, ben 30mila (il 60%) a causa dell’intervento o della chemioterapia perdono la capacità erettile e la fertilità. La qualità di vita anche dopo la malattia in tutti i suoi aspetti è un bene prezioso che ora gli stessi oncologi medici considerano molto più che in passato, quando il loro unico obiettivo era ‘uccidere’ il cancro. Di questi argomenti tratta il congresso internazionale ‘Qualità di vita ed équipe multidisciplinare: la nuova frontiera dell’oncologia’, organizzato dall’Istituto Regina Elena di Roma che si conclude domani. “La qualità di vita del malato di tumore – spiega il prof. Cognetti, direttore scientifico del Regina Elena – è influenzata da una pluralità di fattori organici, psicologici, legati alla malattia e ai trattamenti. Per migliorare la qualità di vita è quindi necessaria una strategia diagnostica e terapeutica che si avvalga di un’équipe multidisciplinare, più specialisti che lavorano fianco a fianco. Rispetto al passato fra gli oncologi medici si è rinforzata la consapevolezza che solo un approccio globale, olistico al paziente può consentire di vincere la malattia”. Al congresso riflettori puntati su due aspetti forse troppo a lungo sottaciuti o non sufficientemente stimati: le disfunzioni sessuali e la fatigue, malattia causata dall’anemia e dalle terapie antitumorali, che colpisce più dell’80% dei pazienti oncologici con esiti negativi sulla guarigione.
Proprio per affrontare queste due problematiche, dal congresso l’annuncio che il Regina Elena coordinerà un progetto promosso da Alleanza contro il cancro con i principali Istituti nazionali di ricerca sul cancro, il più vasto studio sulla qualità di vita mai realizzato in Europa.

Negli ultimi 10 anni la sopravvivenza ai tumori è aumentata in media del 7%, raggiungendo quota 50%. “Oggi 1 italiano su 2 colpito da cancro guarisce e in molti casi la speranza diventa quasi certezza – spiega il prof. Cognetti – il tumore del seno se individuato in tempo si sconfigge nell’80% dei casi e all’incirca la stessa percentuale si registra per i tumori del labbro, della tiroide, melanomi cutanei, linfomi di Hodgkin in entrambi i sessi e per i tumori del testicolo negli uomini e dell’utero nelle donne”. L’aumentata aspettativa di vita pone nuove necessità di supporto a chi ha sostenuto una delle lotte più dure. Soprattutto quando il malato è giovane, il cancro ha ‘scardinato’ la sua sfera psicofisica e si trova a dover ricominciare da capo. E qualcosa è cambiato. La perdita delle funzioni sessuali, per esempio, che riguarda anche le donne operate di alcuni tumori ginecologici, rappresenta uno degli attacchi più pesanti alla qualità di vita. “Gli uomini più colpiti dalla perdita della funzione sessuale sono quelli tra i 50 e i 70 – spiega Michele Gallucci, direttore dell’Unità di Urologia del Regina Elena -. Anche i giovani tra 20 e 35 anni colpiti da tumore al testicolo (poco meno di mille ogni anno nel nostro Paese) possono perdere l’eiaculazione a causa dell’operazione di asportazione dei linfonodi addominali e la fertilità a causa della chemioterapia. Le tecniche chirurgiche attuali, sia per prostata che vescica e testicolo, sono in grado di salvare i nervi sessuali ‘solo’ nel 40% dei casi.” Oggi al Regina Elena sono però disponibili tecniche chirurgiche altamente sofisticate come il ‘nerve-sparing’, che preserva eiaculazione e fertilità, e il trapianto del ganglio pelvico alla radice del pene in modo da far rigenerare i nervi che conducono gli stimoli”, conclude il prof. Gallucci. Al centro dell’attenzione delle centinaia di delegati iscritti al congresso, la qualità di vita ‘globale’ del paziente oncologico, un’entità ormai ‘misurabile’ e quindi più facile da affrontare. “La qualità di vita rappresenta ormai una delle priorità essenziali della moderna sanità – sostiene il prof. Cognetti – Le scale di valutazione della FACT-An (Functional Assessment of cancer Therapy-Anaemia) indirizzano il medico agli approfondimenti clinici e di laboratorio necessari, in modo da poter quantificare con la massima precisione possibile un dato solo apparentemente di difficile computazione. La Qualità di vita (QoL) rappresenta un indice che non solo gli oncologi ma anche tutti i medici e gli amministratori della sanità e della salute pubbliche dovranno sempre più tenere in considerazione.” Ma dopo la malattia restano da affrontare anche i suoi risvolti sociali. “Chi ha subito un tumore in età giovanile – 11mila nuovi casi tra i 18 e i 40 anni ogni anno, 100mila gli italiani sopravissuti a questa durissima esperienza – è un ‘precario’ della società – denuncia il dr. Roberto Ratti, presidente dell’Alteg – nessuna compagnia di assicurazione gli stipula una polizza, nemmeno anni dopo una guarigione completa; il giudice può non concedere l’adozione di un bambino a una persona che a causa di un tumore uro-genitale o ginecologico ha perso le funzioni sessuali e la fertilità, perché la malattia potrebbe ripresentarsi e distruggere l’equilibrio della futura famiglia. Conseguenze imprevedibili anche sul lavoro dove è più difficile affermarsi con una storia di tumore alle spalle. Ma bisogna ricordare che chi ha combattuto il tumore è una persona che ha accumulato una quantità di energie e risorse psicofisiche idonee ad affrontare e superare qualunque altra difficoltà della vita, più che una persona che non ha fatto tale severa esperienza”.
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