martedì, 24 novembre 2020
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28 Novembre 2003

TUMORE DELL’UTERO, NUOVA TECNICA PERMETTE INTERVENTI MINIINVASIVI

Importante novità dal congresso nazionale della SIOG a Genova

Genova, 28 Novembre 2003 – In un futuro non molto lontano sarà possibile evitare l’asportazione di utero e ovaie grazie ad una nuova tecnica chirurgica che permetterà di ridurre al minimo interventi invasivi nelle donne colpite da tumori ginecologici. La novità è stata presentata al congresso nazionale della Società Italiana di Oncologia Ginecologica (SIOG) che si conclude oggi al Consorzio Biotecnologie Avanzate dell’ospedale S. Martino di Genova. “È un risultato di grande importanza – afferma il prof. Nicola Ragni, primario della clinica di ginecologia e ostetricia di Genova e presidente del congresso SIOG – in un campo particolarmente delicato. Questo tipo di tumori coinvolge infatti pesantemente non solo la salute fisica ma anche quella emotiva delle donne”. La tecnica è già utilizzata in via sperimentale in diversi centri italiani (Milano, Roma, Torino, Genova e altri) e, come spiega il prof. Pierluigi Benedetti Panici, presidente della Siog e ordinario di ginecologia oncologica all’Università Campus Bio-medico di Roma, “Si basa sull’analisi del ‘linfonodo sentinella’ a livello addominale, un esame del tutto simile a quello che già si esegue sulle donne colpite da tumore della mammella. Questo linfonodo è il primo ad essere intaccato dalla neoplasia ed un suo esame tempestivo consente di determinare lo stato delle altre ghiandole linfatiche, evitando l’asportazione di tutti i linfonodi, anche di quelli sani. Una volta dimostrata la sua efficacia, questa tecnica potrebbe garantire risultati altrettanto promettenti quanto quelli raggiunti oggi nel tumore della mammella”. Obiettivo, fermare il cancro e conservare il più possibile l’organo colpito, limitando anche le conseguenze psicologiche di operazioni mutilanti.

I tumori ginecologici in Italia sono frequenti: circa 17mila sono le donne colpite ogni anno da quelli ad utero, ovaio e vulva con più di 7.200 decessi. Rappresentano nelle donne la terza causa di morte per cancro nel nostro paese: ben 4 pazienti su 10, insomma, non sopravvivono. I più frequenti sono i tumori all’utero (cervice, corpo e altre localizzazioni), di cui si ammalano 10.000 donne ogni anno, e quelli all’ovaio (5.000 casi all’anno). “Nella nostra clinica trattiamo circa 220 nuovi casi di tumori ginecologici all’anno, molti dei quali della mammella, dell’endometrio e della cervice uterina – spiega il prof. Ragni – e per queste forme neoplastiche la clinica genovese è il centro di riferimento per tutta la Liguria. La nostra esperienza conferma l’importanza di un’analisi chiara del livello di sviluppo della neoplasia e da qui deriva la scelta del tipo di intervento da adottare”.
Incrementare gli approcci più avanzati nel trattamento di questi tumori è uno degli obiettivi più importanti per la SIOG. “La nostra società riunisce la quasi totalità degli oncologi-ginecologici in Italia. Appuntamenti come questo congresso nazionale rappresentano un’occasione importante per condividere i risultati raggiunti nella clinica e nella ricerca sui tumori – conclude il prof. Ragni – Non solo. Quest’anno è stato ribadito l’impegno a occuparsi della qualità di vita delle nostre pazienti non soltanto quando si recano in ambulatorio ma anche in reparto, durante tutto l’iter della malattia”.
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