Medinews
6 Febbraio 2005

TUMORE DELL’OVAIO, DONNE ‘SALVE’ CON LA CHIRURGIA. INTERVENTI MINI INVASIVI, PAZIENTI A CASA DOPO 4 GIORNI

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Al CNR il 17° Congresso della Società Italiana di Oncologia Ginecologica

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Roma, 26 gennaio 2005 – E’ la qualità dell’intervento chirurgico a determinare il destino delle donne colpite da carcinoma dell’ovaio: una neoplasia che tende a crescere velocemente e rende assai improbabile evidenziare eventuali forme pretumorali, tanto è vero che nel 70% dei casi viene diagnosticato in fase avanzata e in circa un terzo delle pazienti presenta lesioni inasportabili. A confermarlo è il prof. Pierluigi Benedetti Panici, presidente in carica della Società Italiana di Oncologia Ginecologica (SIOG), che oggi ha aperto i lavori del 17° Congresso nazionale, in programma al CNR fino a venerdì. “Una metanalisi pubblicata sul Journal of Clinical Oncology nel 2002 – spiega Benedetti Panici – ha confermato che è il residuo tumore, vale a dire il livello di radicalità chirurgica ottenuta con l’intervento, il massimo fattore prognostico in termini di sopravvivenza. Nello specifico, analizzando oltre 6800 pazienti affette da carcinoma ovarico, si è calcolato che ogni aumento del 10% di asportazione ottimale di malattia si associava ad un incremento del 5,5% della sopravvivenza di queste donne”. Risultati confermati da un altro studio randomizzato internazionale condotto su 423 donne, coordinato proprio da Benedetti Panici e in fase di pubblicazione sul Journal of the National Cancer Institute, che “ha eletto la chirurgia quale centro nevralgico del trattamento di questo tumore”.

Il carcinoma ovarico è la terza più comune forma di tumore ginecologico e la quarta causa di morte per cancro nelle donne negli USA. In Italia nel 2003 sono stati registrati circa 4.500 nuovi casi, e quasi 3.000 morti dovute a questo tumore. Colpisce in prevalenza persone in peri e post-menopausa con un picco massimo d’incidenza fra i 55 e i 65 anni. L’80% di questi tumori origina dall’epitelio, cioè dal tessuto che riveste l’ovaio, mentre nelle giovani sono più frequenti i tumori germinali.
“Anche nel trattamento dei tumori del collo dell’utero e della vulva – prosegue il presidente della SIOG – la radicalità chirurgica si è rivelata parte fondamentale nella prognosi delle pazienti. In proposito sono stati pubblicati studi che evidenziano l’imprescindibile importanza di una modulazione della radicalità dell’intervento chirurgico in base ai fattori di rischio, in modo da minimizzare il tasso di complicanze senza in alcun modo compromettere il risultato terapeutico. Ciò è stato reso possibile anche grazie all’ausilio di valutazioni sia preoperatorie, come la PET-scan e la PET-TC, sia in corso di intervento, quali esami istologici estemporanei su tessuto congelato. L’altra fondamentale innovazione – aggiunge ancora il prof. Benedetti Panici – sta nell’eseguire sia gli interventi mini-invasivi che quelli classici radicali secondo tecniche sempre meglio definite e standardizzate, con un impatto sulla donna molto minore in termini di morbilità e di qualità di vita. Oggi l’esecuzione di un intervento radicale non preclude una degenza postoperatoria breve, anche di soli 4 giorni, rispetto ai due mesi del passato”. Problema giustamente molto sentito, inoltre, riguarda i trattamenti conservativi, con un’attenzione particolare alla preservazione della fertilità. “Una novità importante in campo chirurgico è la laparoscopia – afferma il prof. Massimo Franchi, segretario nazionale della SIOG – La tecnica, tradizionalmente utilizzata per eliminare le cisti ovariche per le gravidanze extrauterine, oggi si affaccia prepotentemente nel panorama della ginecologia oncologica con ottimi risultati nel trattamento dei più importanti tumori ginecologici, soprattutto ovaio, endometrio, alcuni casi di carcinoma del collo dell’utero. Il chirurgo si avvale di uno strumento ottico che viene inserito grazie ad alcune piccole incisioni. L’intervento risulta quindi poco invasivo e più preciso (l’immagine proveniente dall’apparecchio risulta infatti ingrandita). Vengono limitati fortemente i possibili effetti collaterali, il dolore postoperatorio e i giorni di degenza, a parità di efficacia. La laparoscopia presenta un ulteriore vantaggio: nel tumore dell’ovaio per esempio, l’equipe medica può intervenire ripetutamente per monitorare la situazione e lasciare intatto un ovaio”.
Queste novità risultano tanto più importanti se consideriamo l’impossibilità di ricorrere, per i tumori ginecologici (eccettuato quello del collo dell’utero), a forme di screening efficace. Detto della sua velocità di crescita, per il tumore dell’ovaio è consigliabile una visita annuale, associata preferibilmente ad un’ecografia transvaginale. Per quanto riguarda il tumore dell’endometrio, le tecniche di screening proposte non hanno ottenuto una validazione ufficiale. L’unica possibilità di diagnosi precoce è la comparsa, soprattutto dopo la menopausa, di sanguinamenti sospetti.
Al fine di incentivare la ricerca, unico strumento in grado di contrastare le malattie neoplastiche, al congresso della SIOG verrà inoltre ufficializzata la costituzione del “GOG” italiano, (“Gynecological Oncology Group”). “Il GOG – spiega il prof. Francesco Raspagliesi, prossimo presidente SIOG – è un organismo già operativo da anni negli USA con il compito di coinvolgere negli studi clinici i centri di ricerca americani. Nasce sotto l’egida della SIOG e in collaborazione con l’Istituto Superiore si Sanità ed avrà gli stessi obiettivi dell’omologo statunitense: promuovere la ricerca clinica nell’ambito oncologico ginecologico, fornire supporti economici, statistici e di know-how. L’ISS contribuirà a selezionare gli studi clinici più importanti e a pubblicizzarli all’interno del territorio nazionale e internazionale. In questo modo si eviterà che più gruppi di ricerca eseguano studi con finalità analoghe. L’ISS offrirà anche un aiuto economico, cercando di ampliare la possibilità degli studiosi italiani di accedere alla ricerca di base Nel corso del prossimo congresso verranno presentati i primi progetti per la valutazione e la possibile adesione”.
Giuliano D’Ambrosio
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