L’aggiunta di un anno di trattamento con durvalumab alla terapia di induzione e mantenimento con Bacillus Calmette-Guérin (BCG) ha prodotto un beneficio di sopravvivenza libera da malattia precoce e sostenuto rispetto al solo trattamento con BCG
Berlino, 17 ottobre 2025 – I risultati positivi dello studio di Fase III POTOMAC hanno mostrato che l’aggiunta di un anno di trattamento con durvalumab alla terapia di induzione e mantenimento con Bacillus Calmette-Guérin (BCG) ha prodotto un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da malattia (DFS) nei pazienti con carcinoma della vescica non muscolo-invasivo (NMIBC) ad alto rischio naïve a BCG, rispetto al solo trattamento con BCG.
I risultati dell’analisi finale sono stati presentati oggi nella sessione late-breaking Proffered Paper del Congresso 2025 della European Society for Medical Oncology (ESMO) a Berlino, Germania (abstract #LBA108) e contemporaneamente pubblicati su The Lancet.
Al follow-up mediano di oltre cinque anni (60,7 mesi), il regime con durvalumab ha mostrato una riduzione del 32% del rischio di recidiva (o di morte in assenza di recidiva) rispetto al braccio di confronto (hazard ratio [HR] per DFS 0,68; intervallo di confidenza [CI] 95% 0,50-0,93; p=0,0154). La DFS mediana stimata non è stata raggiunta in entrambi i bracci. Si stima che l’87% dei pazienti trattati con il regime durvalumab sia vivo e libero da malattia a due anni rispetto all’82% nel braccio comparatore.
Lo studio non è stato disegnato statisticamente per rilevare formalmente la sopravvivenza globale (OS); tuttavia, al follow-up mediano di oltre cinque anni (65,6 mesi, maturità 14%), un’analisi descrittiva ha mostrato un HR per OS di 0,80 (CI 95% 0,53-1,20), senza differenza statisticamente significativa tra i due bracci.
“Il trattamento standard per i pazienti con tumore della vescica non muscolo invasivo ad alto rischio – afferma Lorenzo Antonuzzo, Direttore dell’Oncologia Medica Careggi, Università di Firenze – prevede l’utilizzo della terapia con BCG, dopo la resezione transuretrale della neoplasia. L’obiettivo è ridurre il rischio di recidive locali, ma si verifica ancora un’alta percentuale di ricadute, che possono portare a interventi chirurgici ripetuti e trattamenti più invasivi, compresa la rimozione della vescica, con un profondo impatto sulla qualità di vita dei pazienti. Da qui l’esigenza di nuove opzioni di cura. I risultati dello studio POTOMAC dimostrano che l’aggiunta di durvalumab, per 12 mesi, alla terapia di induzione con BCG è in grado di ridurre il rischio di recidiva del 32%, consentendo a un maggior numero di pazienti di rimanere vivi e liberi da malattia dopo due anni. È una vera innovazione, in un setting di pazienti trattati a intento curativo, in cui non si registravano progressi da almeno un decennio. Diventa così più concreta la possibilità di guarigione anche in pazienti ad alto rischio di recidiva. Anche da un punto di vista psicologico, il termine di un anno della cura è davvero importante per le persone colpite dal tumore. Gli importanti risultati dello studio POTOMAC si aggiungono ai risultati positivi dello studio NIAGARA, che ha dimostrato efficacia nei suoi endpoint, tra cui la sopravvivenza globale positiva nel setting del tumore della vescica muscolo-invasivo, confermando l’efficacia di durvalumab in questa patologia. In Italia è inoltre attivo un Expanded Access Program, cioè un programma di accesso precoce, per il trattamento dei pazienti con malattia muscolo-invasiva”.
“Il tumore della vescica è una patologia estremamente diffusa e rappresenta la quinta neoplasia per incidenza nella popolazione in Italia, con circa 31.000 nuovi casi stimati nel 2024 – spiega Massimo Di Maio, Presidente eletto AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Oltre il 70% dei casi, alla diagnosi, è di tipo non muscolo-invasivo. È, cioè, confinato agli strati più superficiali della parete vescicale e non raggiunge la tonaca muscolare della vescica. Nella gestione della malattia e per garantire il miglior percorso terapeutico, è fondamentale il team multidisciplinare, che deve comprendere, tra gli altri, il radiologo, il chirurgo, l’oncologo, l’urologo e l’anatomo patologo. Le prospettive aperte dalla combinazione dell’immunoterapia con la terapia standard BCG implicano ricadute rilevanti anche sotto il profilo organizzativo. Oggi i pazienti con malattia non muscolo-invasiva ad alto rischio, nella maggior parte dei centri, sono gestiti solo dagli urologi, perché i trattamenti endovescicali, in particolare la terapia con BCG, sono eseguiti negli ambulatori di urologia. In futuro, l’integrazione fra l’oncologia e l’urologia diventerà fondamentale, per garantire ai pazienti l’accesso all’innovazione costituita dalla combinazione dell’immunoterapia con la terapia standard”.
Note per i redattori
Il carcinoma della vescica
Il carcinoma della vescica è il nono tumore più comune a livello mondiale, con più di 614.000 diagnosi all’anno1. Il tipo più comune di carcinoma della vescica è il carcinoma uroteliale, che ha origine nelle cellule uroteliali del tratto urinario.2
Più del 70% dei pazienti presenta diagnosi di carcinoma della vescica non muscolo-invasivo (NMIBC), un tumore in fase iniziale che colpisce il tessuto che riveste la superficie interna della vescica senza invadere la parete muscolare.2-3 Circa la metà dei pazienti con NMIBC viene classificata ad alto rischio di progressione di malattia o di recidiva a causa di determinate caratteristiche del tumore, tra cui il grado e lo stadio.4
Nel 2024, circa 125.000 pazienti sono stati trattati per NMIBC ad alto rischio, per i quali l’attuale standard di cura è costituito da resezione transuretrale del tumore alla vescica (TURBT) seguita dall’instillazione di BCG direttamente nella vescica.5-6 Circa l’80% dei pazienti presenta recidiva di malattia a cinque anni e i tassi di progressione nei pazienti ad alto rischio possono arrivare al 30%.4,7 Numerosi pazienti con malattia recidivata vengono sottoposti a cicli aggiuntivi di chemioterapia e a ripetute procedure invasive come la TURBT, oppure si verifica la potenziale necessità di cistectomia (chirurgia per la rimozione della vescica), sottolineando la grande esigenza di nuove opzioni terapeutiche in questo setting a intento curativo.6
POTOMAC
POTOMAC è uno studio globale di fase III randomizzato, in aperto, multicentrico, per la valutazione di durvalumab in combinazione con terapia con BCG come trattamento di 1.018 pazienti con NMIBC ad alto rischio, naïve a BCG, sottoposti a TURBT prima della randomizzazione. I pazienti sono stati randomizzati 1:1:1 a ricevere durvalumab più terapia di induzione e mantenimento con BCG, o durvalumab più la sola terapia di induzione con BCG, rispetto alla terapia standard di induzione e mantenimento con BCG. Nello studio POTOMAC i pazienti hanno ricevuto la terapia di induzione di BCG per sei settimane con o senza terapia di mantenimento con BCG di due anni. Al follow-up mediano di oltre cinque anni per DFS lo studio POTOMAC presenta un periodo di osservazione particolarmente lungo rispetto agli altri studi clinici condotti sul NMBIC.
Lo studio è stato condotto in più di 120 centri in 12 Paesi, tra cui Canada e altri in Europa e Asia. L’endpoint primario era la DFS, definita come il tempo dalla randomizzazione alla data della prima recidiva di malattia ad alto rischio o di morte per qualsiasi causa, per durvalumab più terapia di induzione e mantenimento con BCG rispetto alla sola terapia di induzione e mantenimento con BCG. Gli endpoint secondari comprendevano la DFS per durvalumab più la sola terapia di induzione con BCG rispetto al braccio di confronto, nonché la OS a cinque anni e la sicurezza in entrambi i bracci sperimentali dello studio.
Bibliografia
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- Porreca A, et al. Time to progression is the main predictor of survival in patients with high-risk nonmuscle invasive bladder cancer: Results from a machine learning-based analysis of a large multi-institutional database. Urol Oncol. 2024;42(3):69.e17-69.e25.