Medinews
20 Luglio 2004

TUMORE DEL SENO, UNA TERAPIA ORMONALE DIMEZZA LE RECIDIVE E LA MORTALITA’

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Lo studio MA-17 ha dimostrato la capacità di letrozolo come adiuvante prolungato di proteggere le donne in post menopausa e salvare quelle con i linfonodi già attaccati

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Milano, 20 luglio 2004 – Il tumore del seno resta uno dei “big killer” al femminile: solo nel nostro Paese, ogni anno, vengono colpite 31 mila donne e 11 mila decessi sono imputabili a questa neoplasia. Un tumore in costante ascesa, che può essere vinto in primo luogo con la prevenzione e adottando stili di vita adeguati, ma anche grazie a nuove terapie sempre più efficaci, in particolare per le neoplasie del seno “ormono-sensibili”. E proprio contro questo tipo di cancro, che rappresenta i due terzi delle neoplasie totali, si registrano novità rivoluzionarie, destinate a modificarne radicalmente l’approccio. La conferma viene da uno studio canadese, denominato MA-17, coordinato dal dottor Paul Goss, direttore del Breast Cancer Prevention and Research, presso il Princess Margaret Hospital di Toronto. I dati aggiornati, presentati al recente congresso degli oncologi americani (ASCO), hanno dimostrato come una molecola, letrozolo, somministrata dopo la terapia standard con tamoxifene, è in grado di ridurre addirittura del 40% il rischio di recidiva in donne in post menopausa con tumore in fase iniziale e del 39% la mortalità nelle pazienti con linfonodi già intaccati al momento della diagnosi. Risultati entusiasmanti, pubblicati sul New England Journal of Medicine, che hanno portato all’interruzione prematura dello studio per motivi etici, per consentire cioè anche alle pazienti che ricevevano placebo di assumere questa terapia.

“Si tratta di una novità davvero importante – spiega il dott. Marco Venturini, oncologo all’Istituto Tumori di Genova – Questo “anti-ormone” infatti non solo protegge la donna dallo sviluppo di recidive ma – unico tra gli inibitori dell’aromatasi – migliora anche la sopravvivenza. Un ulteriore dato confortante: il letrozolo proteggerebbe contro un altro rischio, quello che la paziente sviluppi un nuovo tumore nell’altro seno”.
Lo studio è stato condotto su più di 5000 (5185) pazienti in post menopausa con tumore al seno in fase iniziale. Dopo 30 mesi di follow-up appare ora evidente che le donne in cui il tumore è già diffuso ai linfonodi al momento della diagnosi (linfonodo-positivo) hanno una maggiore probabilità di sopravvivenza. In questo gruppo di partecipanti allo studio, che comprendeva circa il 50% di tutte le pazienti arruolate nel MA-17, la mortalità è stata infatti ridotta significativamente del 39% rispetto alle pazienti trattate con placebo. “Sono risultati notevoli – commenta il dott. Roberto Labianca, Responsabile del reparto di oncologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo e presidente AIOM – Le pazienti con tumore al seno linfonodo-positivo hanno maggiore probabilità di sviluppare metastasi a distanza e, di conseguenza, possono essere maggiormente a rischio di morte per la malattia”.
I risultati dello studio MA-17 indicano che letrozolo è la prima terapia ormonale che dimostra un vantaggio in termini di sopravvivenza sulle pazienti con il protocollo adiuvante prolungato. “Lo studio MA-17 è stato accolto molto favorevolmente anche dalle associazioni pazienti come l’ANDOS (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) – aggiunge la dott. Flori Degrassi, coordinatore nazionale dell’Associazione – La maggior parte delle donne oggi sa che se al momento della diagnosi i linfonodi sono già stati intaccati, le possibilità di guarire sono ridotte in partenza. La capacità protettiva del letrozolo, dopo i primi cinque anni di trattamento con tamoxifene, anche nelle donne con linfonodi positivi ci fornisce una leva in più per aiutare le pazienti operate al seno a superare il trauma della malattia”.
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