Medinews
9 Luglio 2004

TUMORE DEL SENO: UNA TERAPIA COMBINATA CURA LE PAZIENTI IN STADIO AVANZATO E SALVA IL CUORE

I risultati dello studio preliminare di fase II mostrano l’efficacia della combinazione di una antraciclina e di un anticorpo monoclonale nelle neoplasie metastatiche HER-2 positive

Roma, 9 luglio 2004 – La combinazione della Doxorubicina Liposomiale Pegilata (PLD) con l’anticorpo monoclonale trastuzumab in pazienti con carcinoma mammario metastatico (MBC) HER-2 positivo, non solo migliorerebbe la sopravvivenza e il tempo di progressione della malattia ma proteggerebbe meglio il cuore rispetto alla combinazione di trastuzumab con la doxorubicina convenzionale, la cui alta percentuale di tossicità cardiache (27%) ne aveva precluso l’utilizzo. Il dato emerge da uno studio clinico di fase II condotto su 30 pazienti tra i 31 e i 75 anni in quattro centri canadesi. Le donne con HER-2 positivo misurabile sono state trattate con PLD 50 mg/m2 ogni 4 settimane e con una dose iniziale di 4 mg/kg di trastuzumab, seguita da 2mg/kg settimanali. Fino ad ora è stata somministrata una media di sei cicli di PLD. Delle pazienti valutabili, il 52% ha risposto alla terapia combinata di PLD e trastuzumab, il 53% delle 17 donne non trattate in precedenza con terapia antraciclinica ha evidenziato una risposta. Il tempo alla progressione della malattia arriva a 9,9 mesi, mentre la sopravvivenza globale non è ancora stata determinata.
“La combinazione sembra essere attiva e con cardiotossicità limitata – afferma Stephen K. Chia, oncologo presso la British Columbia Center Agency – I risultati ottenuti fino ad ora ci consentiranno una valutazione completa di questa promettente combinazione in uno studio clinico più ampio su pazienti affette da MBC e potenzialmente su altre coorti di pazienti con un diverso stadio di neoplasia HER-2 positiva”.
In un altro ampio studio di fase III la monoterapia con Doxorubicina Liposomiale Pegilata ha evidenziato efficacia pari alla doxorubicina convenzionale nel trattamento del carcinoma mammario metastatico, ma con cardiotossicità significativamente inferiore. I risultati sono stati tali da ottenere dall’EMEA l’approvazione del chemioterapico in monoterapia come trattamento di pazienti con tumore del seno metastatico a rischio cardiaco.
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