sabato, 25 settembre 2021
Medinews
15 Dicembre 2007

TUMORE DEL SENO, TERAPIE SEMPRE PIÙ EFFICACI. OBIETTIVO: RIDURRE GLI EFFETTI COLLATERALI

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Il rischio cardiovascolare è una fra le più pericolose conseguenze dei trattamenti: da San Antonio nuove conferme, il docetaxel diminuisce la cardiotossicità

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San Antonio, 15 dicembre 2007 – Un mix di tradizione e innovazione allontana lo spettro del rischio cardiaco, uno dei problemi più rilevanti per le donne in terapia per il tumore del seno. “L’anticorpo monoclonale trastuzumab – spiega il prof. Luca Gianni, direttore dell’oncologia medica 1 dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano –, molecola innovativa a bersaglio molecolare con indicazione elettiva per le pazienti con carcinoma mammario positivo per recettore HER2, esprime la massima efficacia e la minima tossicità se associato a un chemioterapico “classico” quale il docetaxel”. Questi dati, già noti, trovano conferma in numerosi studi presentati al 30esimo Congresso Americano sul cancro del seno, in corso fino a domani a San Antonio, Texas. Il tumore della mammella è sempre più curabile, con percentuali di guarigione di oltre il 90% se si interviene nei primi stadi. Ma, se è vero che migliorano le terapie, attenzione agli effetti collaterali, in particolare la cardiotossicità, una delle conseguenze che più preoccupa gli specialisti e che mina la qualità di vita. “Gli studi presentati a questo Congresso con l’utilizzo di docetaxel, mostrano come si possa ottenere la stessa efficacia terapeutica “proteggendo” il cuore – aggiunge il prof. Gianni – . Oggi siamo consapevoli che per combattere al meglio i tumori non sempre la molecola più innovativa da solo risulta il più efficace. Infatti, buoni risultati si sono ottenuti anche utilizzando docetaxel in associazione con altri anticorpi monoclonali: con pertuzumab nelle fasi più precoci del carcinoma mammario e con sunitinib, come sta dimostrando uno studio pilota coordinato da noi. Dobbiamo quindi impegnarci per garantire ogni volta alle donne “la giusta terapia” intesa come trattamento ritagliato sulle caratteristiche della singola paziente. È stato calcolato infatti che ogni anno in Europa verrebbero salvate 5mila vite, 1000 solo in Italia, se venissero somministrati i trattamenti adeguati”.

Il tumore della mammella resta il nemico numero uno delle donne: solo in Italia colpisce infatti ogni anno quasi 40.000 (39.735, dati 2005) uccidendone oltre 9.000 (9.057, dati 2005). Costituisce la prima causa di morte nella fascia d’età tra i 35 e i 44 anni, e la seconda per le donne oltre i 55 anni. Colpisce di più il Nord rispetto al Sud della Penisola. “I motivi di questa distribuzione geografica – aggiunge il prof. Luca Gianni – non sono completamente noti anche se, verosimilmente, sono correlati sia alle abitudini riproduttive (al Nord le donne hanno meno figli) sia all’alimentazione e all’industrializzazione”. Tanti gli strumenti per combattere questo big killer: prevenzione, diagnosi precoce, chirurgia conservativa, chemioterapie combinate e terapie ormonali che permettono di assicurare alla maggioranza delle donne colpite la guarigione. I risultati presentati a San Antonio confermano come la strategia vincente sia quella di tarare la terapia sulle caratteristiche specifiche delle pazienti. “Se per le donne con tumore allo stadio iniziale – spiega il prof. Gianni – la chirurgia può essere risolutiva, quando la malattia coinvolge anche i linfonodi è necessario ricorrere a cicli particolari di chemioterapia adiuvante. La terapia cambia ulteriormente quando le donne colpite sono positive al recettore HER2, perché ciò le elegge a un trattamento rivoluzionario, con l’anticorpo monoclonale trastuzumab. Oggi sappiamo che questa innovativa molecola funziona meglio e con minori effetti collaterali quando la associamo a un farmaco “tradizionale” come il docetaxel”. Il docetaxel è uno dei farmaci antineoplastici “classici” di maggiore rilievo tra quelli apparsi sul mercato negli ultimi dieci anni. E’ attivo in un gran numero di patologie, alcune notoriamente resistenti come il carcinoma del polmone non a piccole cellule ed il carcinoma prostatico. I migliori risultati si sono però ottenuti per il carcinoma mammario.
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