mercoledì, 24 febbraio 2021
Medinews
15 Dicembre 2014

TUMORE DEL SENO, NUOVE ARMI CONTRO LE FORME PIÙ AGGRESSIVE. IL PROF. COGNETTI: “COSÌ POSSIAMO MIGLIORARE LA SOPRAVVIVENZA”

Roma, 15 dicembre 2014 – Valutata l’efficacia di nab-paclitaxel nella malattia iniziale ad alto rischio: + 9% di risposta patologica completa. Il presidente della Fondazione “Insieme contro il Cancro”: “Questo parametro è in grado di determinare l’esito favorevole a lungo termine”. In Italia 48mila diagnosi nel 2014

I nanofarmaci sono efficaci nel trattamento del tumore del seno in stadio iniziale ad alto rischio. In particolare nab-paclitaxel, somministrato prima dell’intervento chirurgico, ha dimostrato nelle pazienti colpite da questo tipo di cancro di migliorare del 9% la risposta patologica completa. “Si tratta di un parametro molto importante – afferma il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ -, perché consiste nell’assenza di tumore invasivo sia nel seno che nei linfonodi ed è strettamente legato all’esito favorevole a lungo termine, cioè alla sopravvivenza”. I risultati vengono dallo studio “GeparSepto” di fase III, presentato al più importante congresso al mondo sul tumore del seno, il San Antonio Breast Cancer Symposium, che si è svolto la scorsa settimana a San Antonio (USA). Il trial indipendente, condotto dal German Breast Group (GBG) in associazione con il gruppo di studio German AGO-B, ha coinvolto più di 1.200 donne: il 38% delle pazienti trattate con nab-paclitaxel prima della chirurgia (neoadiuvante) ha raggiunto la risposta patologica completa rispetto al 29% di coloro che hanno ricevuto (prima dell’intervento chirurgico) il trattamento costituito da paclitaxel nella formulazione tradizionale seguito da epirubicina e ciclofosfamide. Il German Breast Group è il più grande network universitario indipendente, riunisce più di 500 centri in Germania e può vantare la maggiore esperienza al mondo negli studi sul trattamento del tumore al seno in fase neoadiuvante. “Nab-paclitaxel – continua il prof. Cognetti -, cioè paclitaxel legato all’albumina in nanoparticelle, è un farmaco innovativo che coniuga un principio attivo di efficacia antitumorale comprovata, paclitaxel, con la tecnologia d’avanguardia basata sulle nanoparticelle. È già impiegato con successo nel trattamento del carcinoma mammario metastatico nei casi in cui la terapia di prima linea non risulti più efficace”. Nel nostro Paese vivono più di 522mila donne con tumore del seno e nel 2014 sono stimati 48mila nuovi casi. Le percentuali di guarigione sono in costante crescita, oggi infatti l’87% è vivo a cinque anni dalla diagnosi. Ma alcune forme di questa neoplasia sono particolarmente aggressive. “GeparSepto” è lo studio randomizzato di fase III più grande realizzato con nab-paclitaxel e il primo completato sul tumore del seno precoce ad alto rischio. “In particolare – conclude il prof. Cognetti – è stata dimostrata la superiore efficacia di nab-paclitaxel in una delle forme più aggressive, quella ‘triplo negativa’, in cui la risposta patologica completa è quasi duplicata con il nanofarmaco. È un risultato molto importante, perché questo parametro è in grado di indicare gli esiti dei trattamenti in uno specifico sottotipo ad alto rischio, che comprende il 15% di tutti i casi di cancro al seno”.
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