martedì, 24 novembre 2020
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8 Luglio 2013

TUMORE DEL SENO, LA MAMMOGRAFIA RIDUCE DEL 45% LA MORTALITÀ. 520.000 ITALIANE VIVONO GRAZIE A DIAGNOSI PRECOCE E NUOVI FARMACI

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Roma, 13 ottobre 2011 – Il prof. Cognetti: “Dobbiamo combattere il cancro ai primi stadi, lo screening è fondamentale: al Sud, dove manca, il rischio di decesso è del 50% più alto che al Centro-Nord”. Sopravvivenza in aumento con le terapie target

Vincere il cancro del seno è una questione di tempo: al Sud Italia, dove viene diagnosticato mediamente più tardi, il rischio di morire per questa neoplasia è del 50% più alto rispetto al Centro-Nord. La differenza fondamentale è l’accesso o meno alla mammografia che, da sola, può ridurre del 45% la mortalità. Nel settentrione, nelle zone in cui esiste un programma di screening, circa il 50% dei tumori viene scoperto in fase precoce rispetto al 30% del meridione. “Non possiamo più permettere che la malattia ci colga di sorpresa – afferma il prof. Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica del Regina Elena di Roma e presidente del Convegno International Meeting on new drugs in breast cancer in corso oggi e domani nella Capitale –. Grazie alla diagnosi precoce e alle terapie target in Italia vivono oltre 520.000 persone che hanno avuto un tumore del seno. Un enorme successo che deve indurci ad incentivare ancor più la prevenzione primaria e secondaria, su cui esistono ampi margini di miglioramento. È necessario, ad esempio, rinnovare i criteri finora utilizzati per lo screening che dovrà essere ‘su misura’: familiarità o condizioni genetico-ereditarie, mammella densa, terapia ormonale sostitutiva, precedenti condizioni patologiche del seno predisponenti al cancro e presenza di impianti protesici sono elementi da considerare per dividere le donne in tre categorie di rischio (normale, medio e alto). Le stesse condizioni potranno orientare per una diversa modulazione sia dello strumento diagnostico da utilizzare (mammografia, ecografia, risonanza magnetica) che per un diverso timing degli esami. Quindi non più la mammografia ogni 2 anni a tutte le donne ma una personalizzazione dei controlli sulla base del rischio individuale di ciascuna”. Secondo i risultati del progetto IMPATTO, promosso dall’Osservatorio Nazionale Screening, a partire dal 2007 tutte le regioni hanno attivato un programma di screening mammografico ma, attualmente, l’estensione effettiva è solo del 69,2%, con grandi differenze tra le aree geografiche. Inoltre, il tasso di partecipazione alla mammografia è in media del 55% (solo una donna su 2 accetta l’invito a sottoporsi all’esame), con un divario tra Centro-Nord e Sud dove i livelli di adesione sono al 40%. “È necessario agire su due fronti: aumentare l’offerta attiva e soprattutto migliorare l’informazione – afferma Cognetti -. Dobbiamo intervenire prima e in maniera più mirata: non esiste un solo tumore del seno ma molte diverse neoplasie differenti tra di loro per assetto molecolare e genetico, tipologia istologica, comportamento clinico e prognosi nonché per la risposta ai singoli trattamenti. Conoscerne le caratteristiche è quindi fondamentale per poter utilizzare i farmaci più appropriati”. Questi i temi al centro del Congresso che vede riuniti oltre 200 fra i maggiori esperti al mondo.




Il tumore della mammella è la neoplasia di gran lunga più frequente nella donna, rappresenta circa il 29% di tutte le diagnosi oncologiche. Nel 2010 in Italia si stimano 38.286 nuovi casi, una donna ogni 11 è a rischio di ammalarsi nel corso della vita. “Ma, come emerge dal progetto IMPATTO, oggi l’85% delle pazienti ha ottime possibilità di guarire perché è libero da malattia a 5 anni dall’intervento chirurgico – aggiunge il prof. Cognetti – e questi risultati sono confermati anche nella malattia avanzata perché circa un terzo delle donne con metastasi in atto vive in buone condizioni per più di 5 anni. Sicuramente questi successi sono frutto del miglioramento dei trattamenti medici”. La ricerca negli ultimi anni si è concentrata sulla messa a punto di molecole biologiche in grado di agire selettivamente sulle cellule malate. Farmaci “intelligenti” che si legano a determinati recettori: “Una volta individuati, tramite appositi test, è possibile stabilire a priori quali pazienti beneficeranno dei trattamenti, con un notevole guadagno in termini di qualità di vita ed utilizzo appropriato delle risorse – continua il prof. Cognetti -. Proprio a queste molecole innovative è dedicato il Meeting di Roma, che vede il Regina Elena protagonista. Un importante riconoscimento alla nostra oncologia che si è distinta nel panorama scientifico internazionale per il livello delle pubblicazioni e la qualità delle sperimentazioni cliniche”. In questi due giorni di lavoro si confronteranno i maggiori esperti internazionali fra cui il prof. Massimo Cristofanilli, del Fox Chase Cancer Centre di Philadelphia, la prof.ssa Edith Perez, della Mayo Clinic di Jacksonville e il prof. Hernan Cortés Funes, dell’Ospedale Universitario “XII ottobre”di Madrid, past president della Società Europea di Oncologia (ESMO). Durante il Meeting – un appuntamento biennale giunto alla seconda edizione – verranno presentate e discusse le più recenti evidenze scientifiche delle nuove molecole. Di queste, alcune hanno già mostrato la loro efficacia su altre neoplasie, altre sono invece state messe a punto nello specifico per la mammella. Il convegno rappresenta infine l’occasione per stringere importanti collaborazioni fra il Regina Elena e i migliori Centri oncologici internazionali.

Autore Davide Antonioli

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